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Ellen Christine

 Ellen Christine, celebrated and nice New York hat designer who creates the brand Ellen Christine Millinery – of whose Spring 2010 collection has as leitmotiv of sculpted straws, sewn hemps, textured sisals, and flower petals used as applique – joyfully spoke with FBF about her fabulous world of hats.

When did you start designing hats?
In the Eighties,I was working at The Hasty Pudding Club for a series of plays, and the director decided (with the producer. The rats!) they wanted a piece for a Jules Pfeiffer play we were costuming. I had to make a gladiator’s helmet practically overnight! It worked, and thank God it was a comedy!
While in Boston, I was at the School of Fashion Design on Newbury Street. My day gig was running a vintage clothing warehouse, doing the restoration, and the costuming. Bobby Garnet, the owner, bought (at my instigation) an estate of hundreds upon hundreds of hats. they all needed to be restored, and that was my education in millinery.

There is any milliner, designer or whatever who inspired you ?

Lily Dache, Stephen Jones, G. Howard Hodge, Dior, Chanel, old films were my source of constant inspiration. What Hollywood had done seemed to me to encapsulate the looks that fashion housed promoted.

Stephen Jones asserted that “American milliners are more sophisticated than eccentric”, do you agree with that?
For the most part, yes, I agree with that in a conservative way. We don’t have the centuries old tradition of edgy British humor, just the New World’s cut-to-the-chase mindset. I don’t consider myself any less eccentric than the next guy, but the next guy is usually a European. American millinery, as American sportswear, is market minded, for a specific customer .The norm is safer, and the eccentricity enters into the fray in odd ways.

ELLEN CHRISTINE: IL FAVOLOSO MONDO DEI CAPPELLI

Ellen Christine Millinery Spring 2010 collection

Ellen Christine, celebre e simpatica designer newyorkese di cappelli che ha creato il brand Ellen Christine Millinery – la cui collezione primavera 2010 ha quale leitmotiv, paglia scolpita, canapa cucita, intessuta di sisal e applicazioni di petali di rose -, ha parlato gioiosamente con FBF del suo favoloso mondo dei cappelli.

Quando hai cominciato a disegnare cappelli?

Negli anni Ottanta, stavo lavorando presso l’ Hasty Pudding Club per una serie di rappresentazioni teatrali ed il direttore aveva deciso (con il produttore. Carogne!) che volevano un capo per una pièce di Jules Pfeiffer per cui noi stavamo facendo i costumi. Ho dovuto realizzare un elmetto da gladiatore praticamente per tutta la notte. Ha funzionato e grazie a Dio era una commedia!
Mentre ero a Boston, frequentavo la Scuola di Fashion Design sulla Newbury Street. La mia attività era dirigere un magazzino di abiti vintage, facendone il restauro e disegnando costumi. Bobby Garnet, il proprietario, aveva comprato(su mia istigazione) una proprietà di centinaia su centinaia di cappelli. Tutti avevano bisogno di essere restaurati e questo è stato il mio studio del cappello.

C’è un designer di cappelli, stilista o altro da cui hai tratto ispirazione?

Lily Dache, Stephen Jones, G. Howard Hodge, Dior, Chanel, vecchi film sono stati la mia fonte costante di ispirazione. Mi sembrava che ciò che Hollywood ha fatto sintetizzasse i look che la moda casa di moda promuoveva.  

Stephen Jones ha affermato che “i designer di cappelli americani sono più sofisticati che eccentrici”, sei d’accordo?

In gran parte, si, sono d’accordo in modo ottimistico. Non abbiamo I’antica,secolare tradizione di sferzante umorismo inglese, ma – per andare dritta al punto- la forma mentis del Nuovo Mondo. Non mi considero un individuo meno eccentrico del tipo che è a me più vicino, ma il tipo che mi è più vicino è solitamente un europeo. La cappelleria americana, come lo sportswear americano, è pensata per il mercato, per uno specifico cliente. La norma è più sicura e l’eccentricità entra saltuariamente nella mischia.

Ellen Christine Millinery Spring 2010 collection

www.ellenchristine.com  

5PW

Diego Manfreda, Italian designer of the brand 5PW along with Lucio Finale and Dina Khalil, launches a collection of male shoes joining a simple, refined line and high-quality leathers, featuring black and also a wonderful blue klein, born to be a passe-partout. A must for the ones who has a casual-chic mood and looking for a comfortable elegance.

L’ELEGANTE COMFORT MASCHILE DI 5PW

5PW

Diego Manfreda, designer italiano del brand 5PW unitamente a Lucio Finale e Dina Khalil, lancia una collezione di calzature da uomo che uniscono una linea semplice, ricercata e pellami di alta qualità in cui protagonista è il nero ed anche un meraviglioso blu klein, nate per essere un passe-partout. Un must per coloro che hanno un mood casual-chic e sono alla ricerca di una confortevole eleganza.

www.5preview.com

 

Bill Viola, Fire Woman, Courtesy of Bill Viola Studio

The Bologna Arte Fiera Art First fair, supported by Fondazione Furla, will host today – Friday January 29th 2010 , 8:30 pm – at the deconsecrate Santa Lucia church, become today Main Hall of Bologna University, in world preview the event “Diario dell’anima Arvo Pärt & Bill Viola. L’incontro di due grandi artisti del nostro tempo”, joining the art of Bill Viola and music of Arvo Pärt, presenting in world preview two works by Bill Viola, projected on a big screen along with the music composed by Arvo Pärt. A not to be missed happening!

BOLOGNA ARTE E FIERA FIRST : IL DIARIO DELL’ANIMA, ARVO PÄRT E BILL VIOLA

 Bill Viola, Fire Woman, courtesy of Bill Viola Studio

La fiera Bologna Arte Fiera Art First, supportata dalla Fondazione Furla, ospiterà oggi – Venerdì 29 gennaio 2010, alle ore 20:30 – presso la chiesa sconsacrata di Santa Lucia, divenuta oggi Aula Magna dell’Università di Bologna, in anteprima mondiale l’evento“Diario dell’anima Arvo Pärt & Bill Viola. L’incontro di due grandi artisti del nostro tempo” che unisce l’arte di Bill Viola e la musica di Arvo Pärt e presentando in anteprima mondiale due lavori di Bill Viola, proiettati su un grande schermo unitamente alla musica composta da Arvo Pärt. Un appuntamento imperdibile!

Bill Viola, Tristan's Ascension, Courtesy of Bill Viola Studio

www.artefiera.bolognafiera.it

www.fondazionefurla.org

the clochelmet by Jasmin Zurlu

The clochelmet by Jasmin Zorlu

Jasmin Zorlu, American hat designer, born in Germany and based in San Francisco, makes since 1992 sculptural millinery – and teaches also since 2001 the art of freeform draping in New York and in the Bay area -, a smashing work of craftiness, sold yesterday at Barney’s in New York and  all over the world today. Recently she designed the collection Californian millinery brand, Goorin Brothers. Her clochelmets, hybrid hats, cloches and helmets, depending on how you wear, are genuine masterpieces.

I CLOCHELMETTI DI JASMIN ZURLU

The clochelmet by Jasmin Zorlu

Jasmin Zorlu, designer americana di cappelli che è nata in Germania e vive a San Francisco, realizza dal 1992 una linea di cappelli scultorea – e insegna dal 2001 l’arte del drappeggio a mano libera a New York ed in California – una formidabile opera di artigianato, venduta ieri a New York da Barney’s e oggi  in tutto il mondo. Recentemente ha creato la collezione di cappelli per il marchio Californiano, Goorin Brothers. I suoi clochelmetti, cappelli ibridi, cloches ed elmetti, dipende dal modo in cui si indossano, sono autentici capolavori.  

www.jasminzorlu.com

Bad reputation by Penny Arcade, MIT Press

Susana Ventura aka Penny Arcade, cultural icon of the New York underground – a brand of high camp and punk-rock cabaret showmanship -, emerged in the Eighties as a primal force on the New York art scene and an originator of what came to be called performance art, presents “Bad Reputation”(MIT Press), her first book by and on herself. The book includes the complete scripts from shows as “La Miseria” – an intense portrait of the Italian-American working-class from a woman’s point of view, depicting the clash between working-class morals and compassion during the Eighties’ AIDS epidemic -, the celebrated “Bitch! Dyke! Faghag! Whore!” and “Bad Reputation”, accompanied by a new interview with Penny Arcade by Chris Kraus, a range of archival photographs of the East Village scene and artist’s performances, an introduction by playwright Ken Bernard and contributions by Sarah Schulman, Steve Zehentner and Stephen Bottoms. A suggestive portrait – by and on a vibrant artist, smashing woman I had the pleasure to see and enjoy inside out the backstage – being a must have to the ones who are devoted to joyful and irreverent ethics of politically incorrect!

LA BAD REPUTATION DI PENNY ARCADE

Penny Arcade

Susana Ventura aka Penny Arcade, icona culturale dell’underground newyorkese- un marchio di spettacoli di cabaret altamente camp e punk-rock -, emersa negli Anni Ottanta come forza trainante della scena artistica newyorkese ed artifice di ciò che è poi stato chiamato performance, presenta “Bad Reputation”(MIT Press), il suo primo libro di e su lei stessa. Il libro include le sceneggiature complete di spettacoli quali “La Miseria” – un’intenso ritratto della classe lavoratrice italo-americana dal punto di vista di una donna che ritrae lo scontro tra i moralismi e la compassione della classe lavoratrice negli anni Ottanta, al tempo dell’epidemia di AIDS -, il celebre “Bitch! Dyke! Faghag! Whore!” e “Bad Reputation”, accompagnato da una recente intervista a Penny Arcade di Chris Kraus, un ampio archivio fotografico della scena dell’East Village e degli spettacoli dell’artista, un’introduzione del commediografo Ken Bernard e contributi di Sarah Schulman, Steve Zehentner e Stephen Bottoms. Un suggestivo ritratto – di e su una vibrante artista e  formidabile donna che ho avuto il piacere di incontrare ed apprezzare dentro e fuori dal palcoscenico – che è un must per coloro che sono devoti alla gioiosa ed irriverente etica del politically incorrect!

 www.pennyarcade.tv

A strange postcard from New York by Rea Martino

Furla Foundation, created by the Italian designer Giovanna Furlanetto of the accessories brand Furla in order to promote and support the talent of young creatives, hosts on its website the video-art work made by Rea Martino, a young talented Italian artist based in New York, “A strange postcard from New York”, featuring the artist who wears a bag of Giovanna Furlanetto for Furla. A suggestive view on  the city that never sleep under the sign of art and fashion.

FONDAZIONE FURLA: UNA STRANA CARTOLINA DA NEW YORK DI REA MARTINO

A strange postcards from New York by Rea Martino

La Fondazione Furla, creata dalla designer italiana Giovanna Furlanetto del brand di accessori Furla al fine di promuovere e supportare il talento di giovani creativi, ospita sul suo website l’opera di video-arte realizzata da Rea Martino, una giovane artista di talento che vive a New York, “A strange postcard from New York”, in cui appare l’artista che indossa una borsa di Giovanna Furlanetto for Furla. Uno sguardo suggestivo sulla città che non dorme mai all’insegna dell’arte e moda.

www.fondazionefurla.org

auphneSpring/Summer cllection 2010

Dauphine, designed by the Anglo-Indian Jayant Kumar, of whose name evokes Daphne, ancient Greek goddess who represents the nature which is the concept of brand – who successfully debuted during the last year, presenting his first  ready to wear collection at  the London Alternative Fashion Week -, shining in the Spring/Summer 2010 collection. Dresses made with light and fluid shapes, rigorously natural fabrics as cotton, wool and silk, voile and chiffon, embellished with a touch of workmanship as hand painting, light and strong colors, inspired to the nature, daintily emphasize the female silhouette.

LA DIVINA FEMMINILITÀ DI DAUPHINE

Dauphine Spring/Summer 2010 collection

Dauphine, disegnato dall’anglo-indiano Jayant Kumar, il cui nome evoca Dafne,antica divinità greca che rappresenta la natura, concept del brand – che ha felicemente debuttato l’anno scorso, presentando la sua prima collezione di prêt à porter presso la London Alternative Fashion Week -, che splende nella collezione primavera/ estate 2010. Abiti dai volumi leggeri e fluidi, tessuti rigorosamente naturali quali cotone, lana e seta, voile e chiffon, impreziositi da un tocco di artigianalità quale quali la pittura a mano, colori, tenui e decisi che si ispirano alla natura, enfatizzano con grazia la silhouette femminile.

Dauphine Spring/Summer collection 2010

www.maisondedauphine.com

Justin Bond, Photo by Liz Liguori

The IFC CENTER launches a series of events promoting queer culture – made in collaboration with Butt Magazine, its co-editor Adam Baran and filmmaker Ira Sachs –, organizing on the last Monday of every month QUEER/ART/FILM, lively conversations between artist and audience, where some of New York‘s most innovative queers present and discuss the films that mean to most of them. It will start on January 25th 2010 with the bright performer, singer, actor and artist Justin Bond, self-proclaimend “tranny witch” who will present the blasphemous cult-movie The Devils by British director Ken Russell, featuring Vanessa Redgrave – censored during the Seventies – which will be screened in full version, courtesy to the British Film Institute.

QUEER/ART/FILM ALLO IFC CENTER

Venessa Redgrave featuring in "The Devils" by Kenn Russell

L’ IFC CENTER, lancia una serie di eventi che promuovono la cultura queer – realizzati in collaborazione con Butt Magazine, il suo co-editore Adam Baran ed il produttore cinematografico Ira Sachs -, organizzando l’ultimo lunedì di ogni mese QUEER/ART/FILM, conversazioni dal vivo tra l’artista ed il pubblico, in cui alcuni tra i queer più innovativi di New York presentano e discutono il film che è più significativo per loro. Si inizierà il 25 Gennaio 2010 con il brillante performer, cantante, attore ed artista Justin Bond, sedicente “strega trans” che presenterà il blasfemo cult-movie I Diavoli del regista inglese Ken Russell, con Vanessa Redgrave – censurato negli Anni ’70 – che sarà proiettato in versione integrale grazie al British Film Institute.

www.ifccenter.com

Plastic Ono Band

The Plastic Ono Band, launched by John Lennon and Yoko Ono in 1969 with the single Give Peace A Chance, is known for its avant-garde music, film, art, and activism. Revived in 2009, the band includes Yoko Ono, Cornelius, Yuka Honda, Haruomi Hosono and Sean Lennon. The group will perform a very special concert, which will be held on February 16th 2010 in New York at the Brooklyn Academy of Music, featuring songs from their new album, Between my Head and the Sky, along with many special guests as the bright and eclectic Justin Bond, Eric Clapton, Kim Gordan, Jim Keltner, Sean Lennon, Bette Midler, Thurston Moore, Mark Ronson, Scissor Sisters, Harper Simon, Paul Simon, Klaus Voormann and Martha Wainwright. A not to be missed concert!

WE ARE PLASTIC ONO BAND!

La Plastic Ono Band, lanciata da John Lennon e Yoko Ono nel 1969 con il singolo Give Peace A Chance, è conosciuta per l’ avanguardistica musica, cinema, arte e l’ attivismo. Tornata in vita nel 2009, la band include Yoko Ono, Cornelius, Yuka Honda, Haruomi Hosono e Sean Lennon. Il gruppo eseguirà un concerto molto speciale che si terrà il 16 Febbraio 2010 a New York presso la Brooklyn Academy of Music, includendo brani provenienti dal loro nuovo album, Between my Head and the Sky, unitamente a molteplici special guest quali il brillante ed eclettico Justin Bond, Eric Clapton, Kim Gordan, Jim Keltner, Sean Lennon, Bette Midler, Thurston Moore, Mark Ronson, Scissor Sisters, Harper Simon, Paul Simon, Klaus Voormann e Martha Wainwright. Un concerto imperdibile!

www.imaginepeace.com

 

Rodeo Magazine

Rodeo, born in 2003 as a free magazine, founded by publisher Simona Varchi, become a sought Italian bi-monthly magazine on contemporary fashion and culture, is recently died, presumably due to the contemporary economical crisis, involving different industries. A prestigious guide of fashion, design, art, cinema, literature, music and photography, made of a worldwide and underground view which discovered new talents and celebrated the masters of the past of whose FBF is pleased to remind nostalgically, celebrating its glorious live.

RODEO MAGAZINE: MISSING YOU

Rodeo Magazine latest issue

Rodeo, nato nel 2003 come magazine gratuito, fondato dall’editore Simona Varchi, divenuto un ricercato magazine italiano bimestrale sulla moda e cultura contemporanea, è recentemente morto, presumibilmente a causa della crisi economica contemporanea che riguarda diversi settori dell’industria. Una prestigiosa guida di moda, design, arte, cinema, letteratura, musica e fotografia dallo sguardo globale ed underground che ha scoperto nuovi talenti e celebrato i maestri del passato di cui FBF è lieta di ricordare con nostalgia, celebrando la sua gloriosa vita.

www.rodeomagazine.it