Teatro Argentina, photo by N

Teatro Argentina, photo by N

“To bring the film outside the cinema”, categorical imperative of Peter Greenaway, genius British filmmaker who recently featured in Rome in an afternoon event which was held at the Argentina Theatre and ended with the screening of the new film he made “Golzius & The Pelican Company”. The happening started with the screening of cult movie “Belly of an Architect”, set in Rome. Later the filmmaker featured in the talk “The Rome of Greenaway”, moderated by the art critic Alberto Crespi and the film critic Alberto Strinati where he told about this film and his experience during the making. Irony, sharpness and deepness, provocative assertions are the core of Greenaway’s thought and work.

He reminded the name of Costantino Dardi, the man who opened to him all of the gates of Rome ancient buildings and monuments that he couldn’t visit without him. He never met another Costantino in his life. That was a nice episode concerning this movie which “begins with a fuck” – as he said kidding with the shy translator, who had to translate exactly the word “fuck”, adding also that “all of the translators are liars”, another feature of Greenaway’s way of being and thinking, where there are no half measures. Therefore you can love or you can hate him, naturally who is writing that is one of the people who love his pioneer work also connected to technology- “and ends with a death”. The binomial love and death, Eros and Thanatos, was a cornerstone of Greenaway’s work along with a pictorial way of making film, telling stories. That is embodied in the colors of film, “the colors of Rome that are the colors of human body: black, white, ochre and green where green is the metaphor of naughtiness, decadence and death”.

Peter Greenaway during the talk along with Alberto Crespi, Claudio Strinati and the translator, photo by N

Peter Greenaway during the talk along with Alberto Crespi, Claudio Strinati and the translator, photo by N

Continuing to talk about the Ancient Rome he said “it’s rough as parvenu and wonderful”, though “there is no history and historians, there are the stories and who tells about them”. Filmmakers became historians, “we moved from Walter Scott” (who wrote “Ivanhoe”) “to Ridley Scott” ( who made movies as “The Gladiator”. Those are the other ideas impressed in the work( as well as in the books he made) by charismatic filmmaker who made the tableaux vivant, installations that animated masterpieces as the “Last Supper” and “The Wedding at Cana”. The sense of drama, the carnality are other signs embodied in his work on film. That it shines in his new film “Goltzius & the Pelican Company”, set in the papal Rome during the fifteenth century. The images tells about the baroque which is a feature of the city, “a city made of blood and money”. It’s the story on an engraver of erotic prints, who really existed, Henrik Goltzius, “prophet of future incredulity” who looks for financing his project, a book of illustrations depicting the most controversial stories from the Old Testament.

To do that he stages behind the Alsace Margrave a series of theatrical shows based on the Bible, “a catalogue of aberrations”. Here the stories told by Golzius, focused on a display of sins, dramatically blur with his reality, giving rise to extreme consequences. The film is a genuine masterpiece, a painting in motion, enriched by the music made by Archi Torti. I borrow Peter’s words subverting the first words from John’s Vangel “at the beginning it was word”, which is wrong for him and has to be replaced with “at the beginning it was image”, being that very eloquent to understand his idea of making film and telling stories, this story which eradicates the notion of taboo and translates the meaning of visual literature, A work involving Greenaway who also told about his forthcoming film project on the legendary artist Hieronymus Bosch, another announced success.

UNA GIORNATA GREENAWAYANA A ROMA: “GOLTZIUS & THE PELICAN COMPANY” AL TEATRO ARGENTINA

Peter Greenaway, photo by N

Peter Greenaway, photo by N

“Portare il cinema fuori dal cinema”, imperativo categorico di Peter Greenaway, geniale regista inglese che recentemente è stato protagonista a Roma di un evento pomeridiano che si è tenuto al Teatro Argentina e si è concluso con la proiezione della sua nuova pellicola “Golzius & The Pelican Company”. L’ happening è cominciato con la proiezione del cult movie “Il ventre dell’ architetto”, ambientato a Roma. Successivamente il regista è intervenuto nel talk “La Roma di Greenaway”, moderato dal critico d’ arte Alberto Crespi e dal critico cinematografico Claudio Strinati in cui ha parlato di questa pellicola e della sua esperienza durante la realizzazione. Ironia, acume e profondità, affermazioni provocatorie sono il cuore del pensiero e dell’ opera di Greenaway.

Ha ricordato il nome di Costantino Dardi, l’ uomo che gli ha aperto tutti i cancelli degli edifici e i monumenti di Roma che altrimenti non avrebbe potuto visitare. Non ha poi mai più incontrato un altro Costantino. Questo era un simpatico racconto che riguardava la realizzazione del film che “inizia con una scopata” – come diceva, scherzando con la timida traduttrice, la quale ha dovuto tradurre esattamente la parola “scopata”, aggiungendo anche che “tutti i traduttori sono bugiardi”, un altro tratto del modo di essere e pensare di Greenaway, in cui non ci sono mezze misure. Perciò lo si può amare o odiare, naturalmente chi scrive è una di coloro che amano il suo pionieristico lavoro legato anche alla tecnologia – “e finisce con una morte”. Il binomio amore e morte, Eros and Thanatos, è un caposaldo del lavoro di Greenaway unitamente a una modalità pittorica di fare i film, raccontare storie. Ciò è racchiuso nei colori della pellicola, “i colori di Roma che sono i colori del corpo umano: bianco, nero, ocra e verde, in cui il verde è la metafora della malignità, della decadenza e della morte”.

Continuando a parlare dell’ antica Roma diceva che “è volgare da parvenu e meravigliosa”, anche se “non esiste la storia e gli storici, ci sono le storie e chi le racconta”. I registi sono diventati storici,“siamo passati da Walter Scott” (che ha scritto “Ivanhoe”) “a Ridley Scott (che ha realizzato film quali “Il Gladiatore)”. Queste sono le altre idee impresse nell’ opera( come anche nei libri) del carismatico regista che ha realizzato tableaux vivant, installazioni che hanno animato capolavori quali “L’ ultima cena” e “Le nozze di Cana”. Il senso del dramma, la carnalità sono altri tratti racchiusi nel suo lavoro su pellicola. Ciò splende nel suo nuovo film, “Goltzius & the Pelican Company”, ambientato nella Roma papalina del quindicesimo secolo. Le immagini raccontano il barocco, un tratto della città, “una città fatta di sangue e denaro”. È la storia di un incisore di stampe erotiche, realmente esistito, Henrik Goltzius, “profeta dell’ incredulità futura” che cerca di finanziare il suo progetto, un libro di illustrazioni che ritraggono le storie più controverse del Vecchio Testamento.

Per fare ciò mette in scena dinanzi al Margravio d’ Alsazia una serie di spettacoli teatrali che si basano sulla Bibbia, “un catalogo di aberrazioni”. Ivi le storie narrate da Golzius, incentrate su una rassegna di peccati, si confondono drammaticamente con la sua realtà, dando vita a estreme conseguenze. Il film è un autentico capolavoro, un dipinto in movimento, arricchito da splendide musiche realizzate dagli “Archi torti”. Prendo in prestito le parole di Peter che sovverte le parole iniziali del Vangelo di Giovanni, “in principio era il verbo”, affermazione per lui erronea che va sostituita con “in principio era l’ immagine”, essendo ciò oltremodo eloquente per comprendere il suo modo di fare film e raccontare storie, questa storia che sradica la nozione di tabù e traduce il significato della letteratura visiva. Un lavoro che coinvolge Greenaway il quale ha anche parlato del suo prossimo progetto cinematografico sul leggendario artista Hieronymus Bosch, un altro successo annunciato.

Peter Greenaway, the translator, the actor Flavio Parenti and the director of Argentina Theatre after talking with the audience after the screening of "Goltzius and the Pelican Company, photo by N

Peter Greenaway, the translator, the actor Flavio Parenti and the director of Argentina Theatre talking with the audience after the screening of “Goltzius and the Pelican Company, photo by N

Me, myself & I at Argentina Theatre, photo by N

Me, myself & I at Argentina Theatre, photo by N