Angelo Naj Oleari and Guido Piacenza at Floracult, photo by N

Angelo Naj Oleari and Guido Piacenza at Floracult, photo by N

Poetry, lightness, culture of nature, sweetness, an ontology of life and existence which depicts a genuine and conscious lifestyle under the sign of modesty, humility, solidarity, dynamism and kind anarchism. That is the thought of Angelo Naj Oleari, bright and eclectic individual – Fluxus artist, celebrated fashion designer of brand Naj Oleari which during the Eighties softened the dress-code of men and women, author and poet – featured along with Guido Piacenza in the opening talk of the sixth edition of nursery-gardening event Floracult ideated by Ilaria Venturini Fendi and curated by Antonella Fornai which has recently held at the Casali del Pino in La Storta, in the suggestive frame of Rome countryside.

Floracult, photo by N

Floracult, photo by N

Bright and vibrant ideas on the move are embodied in  “Armonia selvatica, semi coraggiosi” (standing as “Wild harmony, brave seeds”, Ponte alle Grazie editions, 12,00 Euros), the book he made, launched during this circumstance, which directs to farmers, experts of this field and neophytes, asserting and evidencing with autobiographical tales where he talks about his life and experience, flowers, trees and insects with a deep love and respect arising from the loving care he gave in this realm, developed with the opening of the Milan Botanical Centre in 1975, impressed in the famous prints of cloths by Naj Oleari and recently crowned by the creation of International Association Brave Seeds which has the purpose of promoting the method of wild agriculture, an anarchic concept opposing to the monoculture (word reminding me the “One-dimensional man”, book by Herbert Marcuse, documenting the parallel rise of new forms of social repression in the capitalistic and communist society from whose arises the lack of freedom of people and promoting the great refusal, the negative thinking in order to oppose oneself to the methods of control) and considers the dynamism, genius loci, heritage of flora and fauna existing in a certain place, being favorable to the natural development of a certain plot. The one, like me, who is deeply ignorant in this realm, enriched oneself by new consciousnesses, by hearing his talk and reading the book he made. This theme could sound very far from who doesn’t use to take care – like me – of grasses, though he/she loves them, but it’s not like that.

photo by N

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Nature is the metaphor of life and living, a lifestyle made of “a supportive movement”, a collaborative participation which turns itself into participative collaboration. That reminds the idea which is the core of Wikipedia, though it doesn’t come from the ether, but it arises from the land. It’s a cultural evolution starting from the farming and becoming culture, a monition to increase “the communication from the sky to the earth” – as Angelo asserts – “towards the being”. It shines the kind anarchism opposing to the will of power which gave rise to mono-cultural systems of control and supremacy in the political, state, military, religious, educational, working, industrial and unfortunately also agricultural. The idea of Angelo is to remove agriculture from the system in order to get the harmony in every other realm under the sign of a creative spirit, which makes everything change and re-form a spirit of great understanding. It continues talking about agriculture, but it’s not like that, or rather it’ s not only about that. Culture, knowledge, sociality, syncretism, removal from the ethic of “divide et impera” (“divide and conquer”) or the sterile categorical imperative of “produce, consume, die” featuring in the track “Morire” (“To die”) by CCCP giving  rise to a blind consideration of needs in a consumerist way, which impoverishes the man where unnatural and unnecessary needs – as the ones defined by Epicurus – become essential. This and much more I will talk about widely soon is what is embodied in this book, precious instrument to think about and see the world surrounding us through another point of view, being much more simple, clear and healthy than the twisted ways where the individual often gets lost.

L’ ARMONIA SELVATICA DI ANGELO NAJ OLEARI A FLORACULT

Angelo Naj Oleari and Guido Piacenza at Floracult, photo by N

Angelo Naj Oleari and Guido Piacenza at Floracult, photo by N

Poesia, leggerezza, cultura della natura, dolcezza, un’ ontologia della vita, dell’ esistere che parte dalle piante, un’ idea, l’ armonia selvatica che dipinge uno stile di vita genuino, autentico e consapevole, all’ insegna di modestia, umiltà, solidarietà, dinamismo e anarchismo gentile. Questo il pensiero di Angelo Naj Oleari, brillante ed eclettica individualità – artista Fluxus, celebre fashion designer del brand Naj Oleari che negli anni Ottanta con levità e ironia ha ingentilito il codice vestimentario di uomini e donne, scrittore e poeta -, protagonista insieme a Guido Piacenza del talk di apertura della sesta edizione dell’ evento florovivaistico Floracult ideato da Ilaria Venturini Fendi e curato da Antonella Fornai che si è recentemente tenuto presso i Casali del Pino a La Storta, nella suggestiva cornice della campagna romana.

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Idee in movimento, luminose e vibranti, quelle racchiuse in “Armonia selvatica, semi coraggiosi”(Edizioni Ponte alle Grazie, 12,00 Euro), il suo libro che ha presentato in questa occasione, il quale si rivolge agli agricoltori, esperti del settore e neofiti, affermando e comprovando mediante racconti autobiografici in cui parla della sua vita ed esperienza, di fiori, alberi e insetti con un profondo amore e rispetto che nasce dalla amorevole cura da lui riversata in questo ambito, consolidata con l’ apertura del Centro Botanico di Milano nel 1975, impressa nelle famose stampe dei tessuti Naj Oleari e culminata recentemente con la creazione dell’ Associazione Internazionale Brave Seeds che si propone di promuovere il metodo dell’ agricoltura selvatica, un concetto anarchico che si oppone alla monocoltura (lemma che mi ricorda “L’ uomo a una dimensione”, libro di Herbert Marcuse che documenta la parallela nascita di nuove forme di repressione sociale nella società capitalistica e comunista da cui deriva la privazione della libertà della gente e promuove il grande rifiuto, il pensiero negativo al fine di opporsi ai metodi di controllo) e considera il dinamismo, il genius loci, il patrimonio di flora e fauna esistente in un determinato luogo, favorevole al naturale sviluppo di un determinato terreno. Chi come me è profondamente ignorante in questo ambito, si è arricchito di nuove consapevolezze, ascoltando il suo intervento e leggendo il suo libro. Questo argomento che potrebbe sembrare lontano dalla quotidianità dell’ individuo e specialmente di chi come me, non è neppure avvezzo a curare le piante, pur amandole, ma così non è.

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La natura è la metafora della vita e del vivere, di uno stile di vita, fatto di “un movimento solidale”, una partecipazione collaborativa che si trasforma in collaborazione partecipativa. Ciò ricorda il concetto su cui si basa Wikipedia, eppure non proviene dall’ etere, ma dalla terra. E’ un’ evoluzione culturale che parte dalle colture e diventa cultura, un monito a valorizzare “la comunicazione dal cielo alla terra” – come afferma Angelo – “verso l’ essere”. Splende l’ anarchismo gentile di chi si oppone alla volontà di potere che ha dato vita a sistemi di controllo e dominio di matrice monoculturale in ambito politico, statale, militare, religioso, scolastico, lavorativo, industriale e purtroppo anche agricolo. Il pensiero di Angelo vuole sottrarre l’ agricoltura al sistema al fine di raggiungere l’ armonia in tutti quegli altri ambiti all’ insegna di uno spirito creativo mediante il quale tutto cambia e si riforma in uno spirito di grande comprensione. Si continua a parlare di agricoltura, ma così non è o meglio non lo è soltanto. Cultura, conoscenza, socialità, sincretismo, sottrazione all’ etica del “divide et impera” (dividi e comanda) o dello sterile imperativo categorico del “produci, consuma, crepa” protagonista del brano “Morire” dei CCCP che anima una cieca considerazione dei bisogni in chiave consumistica, la quale depaupera l’ uomo in cui i bisogni non naturali e non necessari – come quelli definiti ieri da Epicuro – diventano invece essenziali. Questo e molto altro di cui presto tornerò a parlare ampiamente è ciò che è racchiuso in questo libro, uno strumento prezioso per pensare e osservare il mondo che ci circonda attraverso un altro punto di vista, molto più semplice, limpido e salubre delle contorte vie in cui sovente si perde l’ individuo.

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http://centrobotanico.it