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“To free art from the ballast of objectivity” is the paradigm by Kazimir Malevich which finds a new context in music, made concrete by dub sound suggestions where rhythm and sound are more important than melodies and repetition reveals itself as a form of change, only because the focus gravitates to the small yet important. That is embodied in “Plusminus” (Bureau B), the second album by Automat, band formed by Jochen Arbeit (Einstürzende Neubauten, Die Haut), Achim Färber (Project Pitchfork, Prag, Philipp Boa) and Georg Zeitblom (Sovetskoe Foto) which will be released on 29th May 2015. Following the first album which featured the aristocracy of underground music, artists as Lydia Lunch, Blixa Bargeld and Genesis P-Orridge as guest vocalists, the new work by the Berlin trio, resulting from a visionary experimentation, recalls the mysterious monolith in “2001: A space odissey”, the cult-movie by Stanley Kubrick and transports the listener into a kind of trance.

“PLUSMINUS”: LA VISIONARIA SPERIMENTAZIONE DI AUTOMAT

Automat, photo by Martin Walz

Automat, photo by Martin Walz

“Liberare l’ arte dalla zavorra dell’ oggettività è il paradigma di Kazimir Malevich che trova un nuovo contesto nella musica, felicemente concretizzato da sonorità dub in cui il ritmo e il suono sono più importanti delle melodie. E la ripetizione si rivela una forma di cambiamento, unicamente perché il fulcro gravita intorno a ciò che è piccolo eppure importante. Ciò è racchiuso in “Plusminus” (Bureau B), il secondo album di Automat, band formata da Jochen Arbeit (Einstürzende Neubauten, Die Haut), Achim Färber (Project Pitchfork, Prag, Philipp Boa) e Georg Zeitblom (Sovetskoe Foto) che sarà pubblicato il 29 maggio 2015. A seguire del primo album che ha avuto quale protagonista l’ aristocrazia della musica underground, artisti come Lydia Lunch, Blixa Bargeld e Genesis P-Orridge nelle vesti di guest vocalists, il nuovo lavoro del trio berlinese, risultato di una visionaria sperimentazione, richiama alla mente il misterioso monolito in “2001: Odissea nello spazio”, il cult-movie di Stanley Kubrick e trasporta l’ ascoltatore in una sorta di trance.