Justin  Vivian Bond

Justin Vivian Bond

I think the acceptance of transgender individual  in the mainstream, genderized culture is near and I celebrate that. Facts evidence a movement promoted by many associations as well artists who are activists as the iconic and eclectic Justin Vivian Bond, transgender artist who started to use the word “MX”, to follow V’s ( another transgender word which does not stand to the male or female pronoums “his” or “her” and marks the fact of being a transgender) name. This practice has recently recognized by the Oxford English Dictionary which included this word honoring the trans people as well as the people who are gender fluid or rather the ones who does not wish to define themselves by any particular gender. Another evidence comes from the fashion scene. The transgender Olympic champion Bruce Jenner,who uses as name “Caitlyn”, will feature in the Vanity Fair July 2015 cover issue. It follows other good news: Andreja Pejic,the celebrated transgender top-model who started working, appearing in the catwalks presenting the womenswear and meanswear collections, will feature in the advertising campaign of the make-up brand Make Up For Ever. They are signs documenting an age, these times, where something it’ s changing. The aesthetics becomes bringer of an ethic, designing a new standard of beauty and embodying the idea of freedom, a value I support, make concrete and defend. Naturally I would be much more happy if there would be more freedom in the world I live and people, their behaviors would not be classified and limited by standards arising from the gender, what it is between your legs. Repression is a word strictly connected to the society – this idea reminding me the philosopher Herbert Marcuse and the cult-movie “The Raspberry Reich” by the bright Canadian filmmaker and photographer Bruce LaBruce who uses the queercore aesthetics in a subversive way, emphasizing his libertine and libertarian ideas  that are also impressed in the book he made “The revolution is my boyfriend” – which classifies and closes the spaces where people express themselves. I am for the openness, “the freedom of many people to live”- as Justin asserts – “in an authentic self-determined space” and thus I wish it is done to get much more in this realm.

LA DIGNIFICAZIONE DEI TRANS NELLA CULTURA DI MAINSTREAM É VICINA: EVVIVA!

Caitlyn Jenner, photo by Annie Leibovitz

Caitlyn Jenner, photo by Annie Leibovitz

Ritengo che l’ accettazione e dignificazione del trans nella cultura genderizzata di mainstream sia vicina ed io celebro ciò. I fatti testimoniano la crescita di un movimento promosso da varie associazioni come anche da artisti che sono attivisti quale l’ iconico ed eclettico Justin Vivian Bond, artista  transessuale che ha iniziato a usare la parola “MX”, accompagnandola al suo nome (in cui “suo” corrisponde a “V”, un’ altra parola di cui si è avvalso che non corrisponde ai pronomi maschili e femminili “his” e “her” e rimarca  l’ essere un trans) . Questa prassi è stata recentemente riconosciuta dall’ Oxford English Dictionary che ha inserito questo lemma che onora i trans come anche le persone che sono fluide al gender o meglio coloro che non intendono essere definiti in termini di gender. Un’ altra dimostrazione proviene dagli ambienti della moda. Il campione delle Olimpiadi Bruce Jenner che si fa chiamare “Caitlynsarà protagonista della copertina dell’ edizione di luglio 2015 di Vanity Fair. Seguono altre buone notizie:  Andreja Pejic, la celebre top-model trans che ha iniziato a lavorare, apparendo sulle passerelle che presentavano le collezioni donna e uomo, sarà la protagonista della campagna pubblicitaria del marchio di cosmetici Make Up For Ever. Sono segni che documentano un epoca, questo periodo, in cui qualcosa sta cambiando. L’ estetica diviene portatrice di un’ etica che disegna un nuovo standard di bellezza e racchiude in sé l’ idea di libertà, un valore che supporto, concretizzo e difendo. Naturalmente sarei molto più felice se ci fosse più libertà nel mondo in cui vivo e gli individui, i loro comportamenti non fossero classificati e limitati da standard derivanti dal gender, da ciò che c’è tra le proprie gambe. Repressione è una parola strettamente connessa alla società ed alla sua dialettica – questo concetto mi richiama alla mente il  filosofo Herbert Marcuse e il cult-movie “The Raspberry Reich” del brillante regista e fotografo canadese Bruce LaBruce – il quale si avvale dell’ estetica queercore in modo sovversivo, enfatizzando la sue idee libertine e libertarie che sono anche impresse nel suo libro “The revolution is my boyfriend” -, che classifica e restringe gli spazi in cui gli individui esprimono il proprio sé. Sostengo l’ apertura, “la libertà di molte persone di vivere” – come  afferma Justin – “in un autentica dimensione determinata unicamente da loro stessi” e perciò spero che si faccia ancora molto di più in questo senso.

Andreja Pejic, photo courtesy of Dazed Digital

Andreja Pejic, photo courtesy of Dazed Digital

Advertisements