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Nature, its culture, that is the main feature of nineth edition of Floracult, event created by the pioneering fashion designer and social activist Ilaria Venturini Fendi which will be held from 20th to 22nd April 2018 at the I Casali del Pino, in La Storta, in the Rome countryside. Many will be the suggestions and initiatives connected to that as workshops, book-launches and permanent installations to discover the place surrounding us and new ways to start a deep dialogue, harmony with the natural world and its hosts. Stories of life as the one which will be told ( on 20th april 2018 at 10:30 am) by Elisabetta, Silvia, Liana Margheriti along with Isabella Casati di Monticelli who will talk about their experiences lived with Mario, the father, who introduced in the floristic marked many different plants that became of common usage. Walking in the wood will be the core of talk by the architect and  environmentalist Filippo Lapadula ( which will be held on 20th April 2018 at 3:30 pm). “And now it changes”, that is the title of book by Andrea Degl’ Innocenti, journalist and co-founder of project Italia che cambia (which will be presented on 20th April 2018 at 17:30), which embodies a series of visions and actions to make this country more sustainable, fair and successful. A wonderful experience joining architecture, interior design and botany gave rise to Pnat, the projecting team coordinated by Stefano Mancuso and featuring the architects Antonio Girardi and Cristiana Favretto who will tell about their experience ( on 21st April 2018 at 3:30 pm), evidencing how the plants can be used as sensors, model for innovation and means to purity the air. During this event it will presented “Breath”, an installation evidencing to which extent the plants can be filters to remove the pollution there is in the atmosphere. Another precious consciousness is the one by the professor of arborea culture Giuseppe Barbera who invites, through the book the wrote, “To embrace the trees” ( its launch will be held on 21st April 2018 at 5:00 pm featuring the journalist, music expert and enthusiast gardener Carlo Massarini). The ending day of Floracult will feature a talk with an iconic persona of fashion and design scene, Li Edelkoort, who created Bloom, a magazine launched in 1998, to increase the contemporary lifestyles inspired by the love for the plants, flowers and garden. Many will be the permanent events as the art installation “Matter in the air” – curated by the artist Marijcke van der Maden along with Oriana Impei, professor of sculpture at the Rome Arts Academy, who will present the works by emerging Italian and foreigner emerging artist, made by drawing inspiration from the Casali del Pino -, the one by ArteViva which will show the art of loom as well as the many exhibitors of natural products, flowers, plants, Epicurean delights, garments and accessories. A not to be missed happening in a special place to discover and enjoy, where to go and come back.

 

 

NATURA É CULTURA: LE MERAVIGLIE DI FLORACULT

 

I Casali del Pino, photo by N

La natura, la sua cultura, questa la protagonista della nona edizione di Floracult, evento creato dalla pionieristica fashion designer e fervente attivista nel sociale Ilaria Venturini Fendi che si terrà dal 20 al 22 aprile 2018 presso I Casali del Pino, a La Storta, nella campagna romana. Molteplici le suggestioni e iniziative a essa legate quali workshops, presentazioni di libri ed eventi permanenti per scoprire il luogo che ci circonda e nuovi modi per avviare un profondo dialogo, un’ armonia con il mondo naturale ed i suoi ospiti. Storie di vita come quell ache sarà raccontata ( il 20 aprile 2018 alle ore 10:30) da Elisabetta, Silvia, Liana Margheriti insieme ad Isabella Casati di Monticelli che parleranno delle loro esperienze vissute con Mario, il padre, che ha introdotto nel mercato florovivaistico svariate piante divenute di uso comune.. Passeggiare per il bosco sarà  il tema del talk dell’ architetto ed ambientalista Filippo Lapadula (che avrà luogo il 20 aprile alle ore 15:30). “E adesso si cambia”, codesto, il titolo del libro di Andrea Degl’ Innocenti, giornalista e co-fondatore del progetto Italia che cambia (che sarà presentato il 20 aprile alle ore 17:30), il quale racchiude una serie di visioni ed azioni per rendere questo paese più sostenibile, equo e felice. Una meravigliosa esperienza che unisce architettura, design e botanica ha dato vita a Pnat, il team di progettazione coordinato da Stefano Mancuso di cui sono protagonisti gli architetti Antonio Girardi e Cristiana Favretto, i quali narreranno la loro esperienza ( il 21 aprile 2018 alle ore 15:30), dimostrando il modo in cui le piante possano essere usate come sensori, modello per l’ innovazione e mezzo per purificare l’ aria. Durante tale evento sarà presentata “Breath”, un’ installazione che dimostra in che misura le piante possano fungere da filtri per rimuovere l’ inquinamento atmosferico. Un’ altra preziosa consapevolezza è quella del professore di coltura arborea Giuseppe Barbera che invita, tramite il suo libro, a “Abbracciare gli alberi” ( la cui presentazione si terrà il 21 aprile 2018 alle ore 17:00 con il giornalista, esperto di musica e appassionato giardiniere Carlo Massarini). La giornata conclusiva di Floracult avrà quale protagonista un iconico personaggio dello scenario della moda e del design, Li Edelkoort, la quale ha creato Bloom, un magazine lanciato nel 1998, per incentivare gli stili di vita contemporanei che si ispirano alle piante, ai fiori ed al giardino. Molteplici gli eventi permanenti tra cui l’ installazione artistica “Materia nell’ aria” – curata dall’ artista Marijcke van der Maden assieme a Oriana Impei, docente di scutura presso l’ Accademia di Belle Arti di Roma -, le quali presenteranno le opere di artisti emergenti italiani e stranieri, realizzate traendo ispirazione dai Casali del Pino -, quella di ArteViva che mostrerà l’ arte del telaio come anche i diversi espositori di prodotti naturali, fiori, piante, delizie epicuree, abiti ed accessori. Un evento imperdibile in un luogo speciale, da scoprire e apprezzare, in cui andare e ritornare.

 

Me, myself and I at Floracult, inviting to embrace the nature, photo by Meo Fusciuni

 

 

www.floracult.com

 

 

 

 

Marco De Vincenzo

Bright colors, floral patterns, tartan, different lines, (over, short caressing the silhouette), lame, furs, constructions that reinterpret the fluid lines from the Seventies, geometries and constructivist graphics being part of the sign of sign by Marco De Vincenzo, who presented the awesome Fall/Winter 2018-2019 collection during the Milan Fashion Week. A successful dynamism, where fashion invites – as the bright fashion designer asserts – “to not protest, but just to live the life and go out, dressing up for launching a message to the world”, made of a little symbol as the rainbow, red ribbon which represents the fight against the HIV. It’s a concept, emphasized by prints and slogan launching political messages and drawing a thinking lifestyle where fashion, the dressing up becomes the chance to live, being in accordance with its own ideas under the sign of freedom and consciousness, made concrete in the everyday life through the elegance.

Marco De Vincenzo

 

 

 

L’ ELEGANZA PENSANTE DI MARCO DE VINCENZO

 

Marco De Vincenzo

Colori accesi, motivi floreali, tartan, una molteplicità di linee (over, corte che carezzano la silhouette), lurex, pellicce, costruzioni che reinterpretano le linee fluide degli anni Settanta, geometrie e grafismi costruttivisti che fanno parte del segno di Marco De Vincenzo, il quale ha presentato la splendida collezione autunno/inverno 2018-2019 in occasione della settimana della moda milanese. Un felice dinamismo , in cui la moda invita – come afferma il brillante fashion designer – “non a protestare, ma vivere la vita e uscire, vestendosi per dare un messaggio al mondo”, fatto anche di un piccolo simbolo come l’ arcobaleno,  il nastro rosso che rappresenta la lotta contro l’ HIV. Un concetto, questo, enfatizzato da stampe e slogan che lanciano messaggi politici e disegnano no stile di vita pensante in cui la moda, l’ abbigliarsi diventa l’ occasione per vivere, essere, conformemente alle proprie idee, all’ insegna di libertà e consapevolezza, concretizzata nella quotidianità con l’ eleganza.

Marco De Vincenzo

 

 

Marco De Vincenzo

 

Marco De Vincenzo

 

www.marcodevincenzo.com

 

Sylvio Giardina

The plexiglass, its geometric shapes and bright colors join with the plated palladium brass (strictly green or rather lead and nickel free), pearls, Swarovski crystals and give rise to unusual and catchy jewels that combine tradition and innovation, the beautiful and well made and the excellence of made in Italy. These are the main features of the Fall/Winter 2018-2019 jewelry collection by Sylvio Giardina which is currently presented in Milan at the fashion tradeshow event White. The creations he made – hand-made earrings, necklaces and rings – are genuine passé-partouts, resulting from a successful alchemy which talks about incisiveness and refinement, modernity and uniqueness.

Sylvio Giardina

 

LA PREZIOSA ALCHIMIA DI SYLVIO GIARDINA

 

Sylvio Giardina

Il plexiglass, le sue forme geometriche e i suoi vivaci colori si uniscono all’ ottone placcato palladio(rigorosamente green ovvero privo di piombo e nickel) perle e cristalli Swarovski e danno vita a insoliti e accattivanti gioielli che coniugano tradizione e innovazione, il bello e ben fatto e l’ eccellenza del made in Italy. Questi i protagonisti della collezione di gioielli autunno/inverno 2018-2019 di Sylvio Giardina che in questi giorni è presentata a Milano presso l’ evento fieristico di moda White. Le sue creazioni – orecchini, collane e anelli fatti a mano –  sono autentici passè-partout, il risultato di una felice alchimia che parla di incisività e raffinatezza, modernità e unicità.

Sylvio Giardina

 

Sylvio Giardina

 

Sylvio Giardina

 

Sylvio Giardina

 

 

Sylvio Giardina

 

Sylvio Giardina

 

 

Sylvio Giardina

 

Sylvio Giardina

 

Sylvio Giardina

 

Sylvio Giardina

 

Sylvio Giardina

 

Sylvio Giardina

 

Sylvio Giardina

 

Sylvio Giardina

 

www.sylviogiardina.com

 

Antonio Marras, photo courtesy of Antonio Marras

A tale about migrants, the one by Antonio Marras, presented at the catwalk during the Milan Fashion week, allegory talking about the contemporary time and today migrations, accompanied by the hope that successfully solves as it happen to the forefather Jean-John Marras who moves from France to America, a story, this one, written by the wife Patrizia telling about the hard knocks, journeys, later ending with the coming back to Alghero and giving rise to one of the fashion designer’s ancestors. A journey in the catwalk which evokes atmospheres from early Nineties, emphasized by music and dances by dancers who alternate during the different moments of fashion show of the Fall/Winter 2018-2019 collection.

The dancers wearing Antonio Marras during the fashion show, photo courtesy of Antonio Marras

It shines languid, fluid and solemn architectures, enriched by accessories as the bags becoming belts and enhancing silhouette. Lace, tulle, red carnations prints, floral elements, precious decorations, along with sporty-chic suggestions as the sweathshirts with lettering draw an incisive lines strategy which is at the same time light ( featuring the red trench made of silk satin, the tuxedo jacket, patchwork jacket decorated with embroidery and lace, the inlaid bomber jackets and men coats with neck made of fur) under the sign of poetry and melancholy, the sadness which becomes lighter.

 

LA POESIA E MALINCONIA MIGRANTE DI ANTONIO MARRAS

 

 

Un racconto di migranti, quello di Antonio Marras, presentato sulla passerella durante la fashion week milanese, allegoria che parla del momento contemporaneo e delle migrazioni odierne, accompagnato dalla speranza che ciò si risolva felicemente come quello dell’ antenato Jean-John Marras che dalla Francia si sposta in America, una storia, questa, scritta dalla moglie Patrizia che ne racconta le peripezie, i viaggi, per poi ritornare ad Alghero e dar vita a uno degli antenati dello stilista. Un viaggio in passerella, che evoca atmosfere dei primi Novecento enfatizzate da musiche e danze di ballerini che si alternano durante i vari momenti della sfilata della collezione autunno/inverno 2018-2019.

 

Antonio Marras, photo courtesy of Antonio Marras

 

Splendono architetture languide, fluide e solenni, arricchite da accessori quali le borse che diventano cinture ed esaltano la silhouette. Pizzo, tulle, stampe di garofani, elementi floreali, preziosi decori, unitamente a suggestioni sporty-chic quali le felpe con lettering disegnano una strategia delle linee incisiva e al tempo stesso lieve (di cui sono protagonisti il trench di raso rosso, la giacca da smoking, le giacche patchwork impreziosite di ricami e pizzo, i bomber intarsiati e i cappotti da uomo con collo di pelliccia) all’ insegna di poesia e malinconia, la tristezza che diventa più leggera.

 

 

www.antoniomarras.com

 

 

Gucci, photo courtesy of Gucci

Applauses e criticisms – as the one appeared on Facebook by the renowned TV journalist Mariella Milani  – featured in the Gucci  Fall/Winter 2018-2019 collection, presented during the Milan Fashion Week. Beyond the dissent and plaudit for the bright work made by the creative director Alessandro Michele, it has to be recognized he built and defined incisively in a couple of years a concept the brand never had. It needs to remember Gucci is born as brand of accessories which comes to shine again under the creative direction of Tom Ford, getting a great success in the realm of ready-to-wear, though the sign of the American creative director prevailed over the heritage and concept of fashion house. Later Frida Giannini (who is also an ex-student, as Michele, of the Rome Fashion and Costume Academy where I teach) increased the work in the field of wearability of the garments and worked on the communication of brand.

Alessandro Michele went beyond that, he started to implement a successful operation of branding and know-how, made concrete also in the aesthetics of flagship stores. He revolutionized the brand and gave a conceptual identity which did not exist(in the ready to wear), through an awesome work of styling and communication. The fact speak: songs as “Gucci gang” by Lil Pump and the dress-code of Italian pop band making rap music as the Dark Polo Gang express an evidence: Gucci is a luxury brand which entered into the mainstream, desired by the youth people of every age. Concerning the sign, architecture and lines strategy followed by the creative director, there is an overlap of constructions, patterns coming from the costume archive, the street, the pop, underground culture and its icons, giving often rise to new-baroque, sporty chic suggestions and defining a clear and intelligible concept of elegance made of freedom, irony and fluidity. There is not anything new in the design, instead of styling and communication of brand, I add more, it’s contemporary. Gucci tells about different stories and follows standards as the fluidity, life as theatre of the self, emphasized by grotesque suggestions as the setting of recent fashion show, a surgery room with the hand cut off heads that mark the question of human being, its hybrid identity, ego, consciousness, making use of highly symbolic elements as the eyes on the hands. An existentialism of the dress-code, it’s the one by the brand directed by Alessandro Michele which says “do what you want”(Crowleyan quote under the sign of the love as law, put under the will of individual).

Gucci, photo courtesy of Gucci

A dress to think and be. Elegance is a lifestyle, it’s not the passivity of a consumer which chooses the total-look proposed by one or many fashion designers to be or worst disguise oneself, corollary of “vanity as ready to wear of narcissism”( bright synthesis of a thought belonging to me, asserted by the celebrated art critic and curator Achille Bonito Oliva). This verticality results from a culture, the one of single brand which later becomes cult and consuming culture. Thus I disagree with the famous Mariella Milani when she says: “more than being a trend it’s already a certainty: fashion is also having a strong identity crisis. The question between the most cool fashion designers is: Do we make clothes or launch proclamations and send messages that depict the time we live in order to evidence we also are able to “tell”?”. The fashion designers are thinking individuals representing, as what they make, the “Spirit of folks” (the “Volksgeist” by jurist and philosopher Karl von Savigny, misunderstood by Adolph Hitler in the book he wrote “Mein  kampf”), as well as their tensions and emotions arising from living in a certain territory and time, therefore it’s natural to say something, something being genuine and having a sense. What Alessandro Michele says it has it. I comes back again on the words by Mariella Milani: “it is for sure a mirror of times, but is it possible fashion is doing all of this mess to sell rags”. This words seem like embodying a thought which looks at fashion as secondary discipline beside the visual arts, disqualifies and degrades it to the status of goods. Though fashion, the fashion product which is born to be sold, otherwise it does not exist is also other, it’s history, culture, elevation of the thought, it’s like an art work, it makes to think about. Why do I tell that? I wish in the forthcoming times fashion gets that dignity it had during the early Nineties, when at the Paris Museum of the Decorative Arts fashion, visual arts and design were all together, communicated between themselves, but to do that it needs going ahead and making more to dignify fashion and its culture, also and especially during dark and uncertain times where the cultural decadence, putrescence, mediocracy and obsolescence excels at many realms.

GUCCI: FLUIDITÀ E LIBERTÀ, IL SEGNO DEI TEMPI E DELLA MODA CONTEMPORANEA

 

 

Applausi e critiche – come quella apparsa su Facebook dalla autorevole giornalista televisiva Mariella Milani – sono stati i comprimari della collezione autunno/inverno 2018 di Gucci, presentata in occasione della fashion week milanese. Al di là del dissenso e del plauso verso il brillante lavoro svolto dal direttore creativo Alessandro Michele, va riconosciuto che in pochi anni costui ha costruito e definito in modo incisivo un concept che il marchio non ha mai avuto. E’ d’ uopo ricordare che Gucci nasce come marchio di accessori che ritorna a primeggiare sotto la direzione creativa di Tom Ford, riscuotendo un grande successo nell’ ambito del pret â porter, anche se è il segno del direttore creativo americano ha prevalso sull’ heritage e il concept della casa di moda. Successivamente Frida Giannini (anch’ella ex-allieva, come Michele, dell’ Accademia di Costume e Moda di Roma presso la quale insegno) ha ampliato il lavoro nell’ ambito della portabilità dei capi ed ha lavorato sulla comunicazione del marchio.

Alessandro Michele è andato oltre, ha iniziato a consolidare una felice operazione di branding e know-how, concretizzata anche nell’ estetica dei flagship store. Ha rivoluzionato il marchio e dato un’ identità concettuale che non c’era (nel pret â porter) mediante un mirabile lavoro di styling e di comunicazione. I fatti parlano: canzoni quali “Gucci gang” di Lil Pump e il dress-code di gruppi pop italiani che fanno rap quali i Dark Polo Gang esprimono un evidenza: Gucci è un marchio di lusso entrato nel mainstream, desiderato da giovani di tutte le età. Quanto al segno, all’ architettura e strategia delle linee seguita dal direttore creativo, si ritrova una sovrapposizione di costruzioni, patterns provenienti dall’ archivio di costume, dalla strada, dalla cultura pop, underground e dalle sue icone che sovente danno vita a suggestioni neo-barocche, sporty-chic e delineano un’ idea chiara ed intelleggibile di eleganza fatto di libertà, ironia e fluidità. Non c’è nulla di nuovo nel design, diversamente dallo styling e comunicazione del marchio, aggiungo ancor di più, è contemporaneo. Il marchio racconta storie diverse e segue dei parametri ben chiari: la fluidità, la vita come teatro del sé, enfatizzato da suggestioni grottesche come il setting della recente sfilata, una sala operatoria con teste mozzate a portata di mano che rimarcano il discorso sull’ essere, sulla sua identità ibrida, sull’ io, sulla consapevolezza, unitamente ad elementi altamente simbolici come gli occhi sulle mani. Un esistenzialismo vestimentario, quello del marchio diretto da Alessandro Michele che parla e dice “do what you want”( “fai ciò che vuoi” celebre aforisma Crowleyano all’ insegna dell’ amore quale legge, sovraordinato alla volontà dell’ individuo).

Gucci, photo courtesy of Gucci

Un abito per pensare ed essere. L’ eleganza è uno stile di vita pensante, non è la passività di un consumatore che si adagia al total-look proposto da uno o più fashion designer per essere o peggio travestirsi, corollario della “vanità quale pret â porter del narcisismo”(felice sintesi di un pensiero che mi appartiene, sapientemente espresso dal celebre critico d’ arte e curatore Achille Bonito Oliva). Questa verticalità è il risultato di una cultura, quella del singolo marchio che poi diventa culto, cultura del consumo. Pertanto dissento dalla illustre Mariella Milani quando afferma che “più che una tendenza ormai è una certezza: anche la moda è in preda a una violenta crisi di identità. La domanda che circola fra i designers più cool è: facciamo vestiti o lanciamo proclami e mandiamo messaggi che rappresentino il tempo che viviamo in modo da dimostrare che anche noi possiamo “dire” qualcosa?”. I fashion designer sono individui pensanti che, come ciò che fanno, rappresentano lo spirito del popolo ( il “Volksgeist” del giurista e filosofo Karl von Savigny, male interpretato da Adolph Hitler nel suo libro “Mein  kampf”), nonché le loro tensioni ed emozioni derivanti dal vivere in un dato territorio e tempo, sicché è naturale il dire qualcosa, ma qualcosa di autentico e sensato. Il discorso di Alessandro Michele lo è. Mi soffermo nuovamente sulle parole di Mariella Milani: “sarà pure specchio dei tempi, ma possibile che ci si metta anche la moda a fare tutto sto casino per vendere stracci”. Sembra che queste parole racchiudano un pensiero che guarda alla moda come disciplina di secondo grado rispetto alle arti visive, la dequalifica e degrada allo status di merce. Eppure la moda, il prodotto moda che nasce per esser venduto altrimenti non esiste è anche altro, è storia, è cultura, è elevazione di pensiero, come un’ opera d’ arte, fa pensare. Perché dico ciò? Mi auguro che nei tempi a venire la moda acquisti quella dignità che aveva nei primi del Novecento, quando al Musée Des Art Décoratifs di Parigi, la moda, le arti visive e il design erano tutti insieme, comunicavano tra di loro, ma per far questo è necessario andare avanti e fare di più per dignificare la moda e la sua cultura, anche e soprattutto in tempi oscuri e incerti in cui la decadenza culturale, la putrescenza, la mediocrazia e l’ obsolescenza primeggia in molti ambiti.

www.gucci.com

Silvio Betterelli, photo by N

 

The Winter edition of Altaroma featured “Showcase”, a bright project I appreciated very much ideated by the ICE Agency and Altaroma, which has concretely evidenced its support to the creativity made in Italy. To create connections between the Italian emerging brands with buyers, journalists, Italian and foreigners fashion insiders, that has been the purpose of this event, a laudable initiative which featured forty fashion designers – ten different ones alternated on every day – as Anna Porcu, 16R, Avaro Figlio Milano, Aroma 30, Nadiamari, The Dots, Mandredi Manara, Silvio Betterelli, Quattromani, Susana Traca, Delirious, Flaminia Barosini, Benedetta Bruzziches and many others who showcased the creations they made under the sign of a vibrant concept and a catchy design.

SHOWCASE UNA BRILLANTE INIZIATIVA DI ALTAROMA PER SOSTENERE LA CREATIVITÀ MADE IN ITALY

 

Quattromani, photo by N

L’ edizione invernale di Altaroma ha avuto quale protagonista “Showcase”, un brillante progetto da me molto apprezzato ideato dall’ Agenzia ICE ed Altaroma, che ha concretamente dimostrato durante questi anni il suo sostegno verso la creatività emergente made in Italy. Creare connessioni tra i brand emergenti italiani con i buyers, giornalisti, addetti ai lavori italiani e stranieri, questa la finalità dell’ evento, una lodevole iniziativa di cui hanno fatto parte quaranta fashion designers – dieci diversi si sono alternati ogni giorno – quali Anna Porcu, 16R, Avaro Figlio Milano, Aroma 30, Nadiamari, The Dots, Mandredi Manara, Silvio Betterelli, Quattromani, Susana Traca, Delirious, Flaminia Barosini, Benedetta Bruzziches e molti altri che hanno esposto le loro creazioni all’ insegna di un vibrante concetto e un accattivante design.

 

Nadiamari, photo by N

 

Flaminia Barosini, photo by N

 

Flaminia Barosini, photo by N

 

Flaminia Barosini, photo by N

 

The Dots, photo by N

 

Susana Traca, photo by N

 

Delirious, photo by N

 

Manfredi Manara, photo by N

 

Mandredi Manara, photo by N

 

Aroma 30, photo by N

 

Avaro Figlio Milano, photo by N

 

Benedetta Bruzziches, photo by Anna Porcu

 

Benedetta Bruzziches, photo by N

 

Anna Porcu, photo by N

 

Anna Porcu, photo by N

 

Me, myself and I along with Anna Porcu, photo by Silvia Pavanello

 

 

www.altaroma.it

“The different loves of a man” bag: a man and his lost loves/”I diversi amori di un uomo” bag: un uomo e i suoi amori perduti

 

The bag, an art work, becomes a canvas where are painted the portraits of men, women, feelings, emotions and their universality. It’s caressing, the overwhelming tale on cloth – velvet and other precious materials – as it is also evidenced by the name of every single bag – as “the elaboration of a mourning”, “a woman says but not says”, “ the man playing with the feelings” -, which embodies a different story, becomes an accessory and talks about desires, thoughts and situations everyone has experience just only once in its own life. The elegance, a lifestyle, made of uniqueness, lightness, irony and poetry, turns into an awesome sentimental journey. This is all that shines in the collection by Melinita, brand of accessories created by the bright Carmela D’ Urso, successfully joining a vibrant concept under the sign of exclusivity, of beautiful and well made. The sophisticated creations she made, divided in many thematic series, are genuine unique items, entirely handmade and enriched by embroideries, decorations as the little dolls depicting men and women she painted and dressed. These little, big masterpieces, to have and collect, are available at the renowned Rome concept store, design gallery Fondaco Gallery.

MELINITA: UN VIAGGIO SENTIMENTALE ATTRAVERSO LA BORSA

 

The susspended man Melinita bag: the lightness of a man suspended between dream and reality/ l’ uomo sospeso Melinita bag: l’ uomo sospeso tra sogno e realtà

 

La borsa, un’ opera d’arte, diventa una tela su cui sono dipinti i ritratti di uomini, donne, sentimenti, emozioni e della loro universalità. Carezzevole, l’ avvincente racconto su tessuto – velluto e altri preziosi materiali -, come si evince anche dal nome di ogni singola borsa – quale “l’ elaborazione di un lutto”, “una donna dice, ma non dice”, “l’ uomo che gioca con i sentimenti” – che racchiude in sé una diversa storia, diviene un accessorio e parla di desideri, pensieri e situazioni che ognuno di noi ha sperimentato su sé stesso almeno una volta nella vita. L’ eleganza, uno stile di vita, fatto di unicità, levità, ironia e poesia si trasforma in un fantastico viaggio sentimentale. Questo è tutto ciò che splende nella collezione di Melinita, brand di accessori creato dalla brillante Carmela D’ Urso, che unisce felicemente un vibrante concept all’ insegna di esclusività, del bello e ben fatto. Le sue raffinate creazioni, suddivise in varie serie tematiche, sono autentici pezzi unici, realizzati interamente a mano e arricchiti di ricami, decori, quali le bamboline che incarnano uomini e donne da lei dipinti e vestiti. Questi piccoli, grandi capolavori, da avere e collezionare, sono disponibili nel rinomato concept store, galleria di design di Roma Fondaco Gallery.

 

The man playing with the feelings Melinita bag: the man playing with feelings of women stays alone/ L’ uomo che gioca con i sentimenti Melinita bag: l’ uomo che gioca con i sentimenti delle donne dopo resta solo

 

the woman in white Melinita bag: the light soul of a woman/ la donna in bianco Melinita bag: l’ anima leggera di una donna

 

balance and style of a woman Melinita bag/ equilibrio e stile di una donna Melinita bag

 

a woman says, but doesn’t say Melinita bag/ una donna dice, ma non dice Melinita bag

 

elaboration of a mourning Melinita bag: the pain for the loss of a love/elaborazione di un lutto Melinita bag: il dolore per la perdita di un’ amore

 

zen and fire( the weight of contraddictions)Melinita bag: the contrast bewtween conflicting emotions sweeps away the balance of a woman/ zend e fuoco( il peso delle contraddizioni) Mellinita bag: il contrasto tra emozioni in conflitto travolge l’ equilibrio di una donna

 

 

a man divided in half Melinita bag: a man and his complicated loves/ un uomo diviso a metà Melinita bag: un uomo e i suoi complicati amori

 

ad the world turns Melinita bag: l’ egoismo degli uomini/ gira il mondo gira Melinita bag: l’ egoismo degli uomini, tutto gira intorno a me

 

the elegance of a man Melinita bag: a man searching for his soul/ l’ eleganza di un uomo Melinita bag: l’ uomo alla ricerca della propria anima

 

the temptations of a man Melinita bag: a man gagged and ties, thus he resists to the temptations/ le tentazioni di un uomo Melinita bag: un uomo imbavagliato e legato resiste alle tentazioni

 

 

http://fondacoroma.com

 

 

Strumpet & Pink featuring in “Undressed: A Brief History of Underwear at the London Victoria & Albert Museum

The knickers becomes an artwork, that is the core of the couture British brand Strumpet & Pink, created by Lisa Z Morgan and Melanie Propert, which also featured in “Undressed: A Brief History of Underwear”, exhibition held during this year in London at the Victoria and Albert Museum. Catchy are the names of the items – “Princess and the pea”, “Dreaming of Jade”, “Nude eve”, “Fifi”, that talk about lightness, sensuality and poetry, emphasized by retro suggestions and precious materials as silk satin, crepe, tulle and a fine manufacture that depicts a elegance under the sign of a timeless charm.

 

 

IL FASCINO SENZA TEMPO DELLE MUTANDE: STRUMPET & PINK

 

Fifi knickers by Strumpet & Pink

Le mutande diventano un opera d’ arte, questa è il cuore del brand inglese di couture Strumpet & Pink, creato da Lisa Z Morgan e Melanie Propert, che sono state protagoniste di “Undressed: A Brief History of Underwear”, mostra tenutasi quest’ anno a Londra presso il Victoria and Albert Museum. Accattivanti, i nomi dei capi –  “Princess and the pea”, “Dreaming of Jade”, “Nude eve”, “Fifi” – che parlano di leggerezza, sensualità e poesia, enfatizzata da suggestioni retro e materiali preziosi quali il raso, la crêpe di seta, il tulle e di una raffinata manifattura che ritrae un’ eleganza all’ insegna di un fascino senza tempo.

Nude Eve knickers Strumpet & Pink

 

Nude eve knickers by Strumpet & Pink

 

Dreaming of Jade knickers by Strumpet & Pink

 

princess and the pea knickers by Strumpet & Pink

 

Mimi knickers by Strumpet & Pink

 

 

www.strumpetandpink.com

 

 

 

 

Danilo Bucchi + Kuboraum, photo courtesy of Danilo Bucchi

It has recently presented in Rome at the eyewear gallery Monocle the result of a teaming between the brilliant visual artist Danilo Bucchi and the renowned eyewear brand Kuboraum, a smashing collection of sunglasses that embody the light, dreamlike and incisive sign of artist, emphasized by a special manufacture. That evidences the successful dialogue between art and fashion, impressed in an accessory which is under the sign of a timeless elegance and talks about excellence and uniqueness.

 

 

ARTE & MODA, ELEGANZA & UNICITÀ: LA COLLEZIONE DANILO BUCCHI + KUBORAUM

 

Danilo Bucchi + Kuboraum, photo courtesy of Danilo Bucchi

È stato recentemente presentato a Roma presso la galleria ottica Monocle il risultato di una collaborazione tra il brillante artista Danilo Bucchi e il rinomato brand di occhiali Kuboraum, una formidabile collezione di occhiali da sole, i quali racchiudono in sé il lieve, onirico e incisivo segno dell’ artista, enfatizzato da una speciale manifattura. Ciò testimonia il felice dialogo tra arte e moda, impresso in un’ accessorio che è all’ insegna di un’ eleganza senza tempo e parla di eccellenza e unicità.

Danilo Bucchi + Kuboraum, photo courtesy of Danilo Bucchi

 

Danilo Bucchi

 

Danilo Bucchi + Kuboraum, photo courtesy of Danilo Bucchi

 

Danilo Bucchi

 

Danilo Bucchi + Kuboraum, photo courtesy of Danilo Bucchi

 

Danilo Bucchi

 

 

Danilo Bucchi + Kuboraum, photo courtesy of Danilo Bucchi

 

 

www.danilobucchi.com

www.kuboraum.com

www.monocle.it

Rick Owens, photo by N

It will be opened tomorrow in Milan at the Triennale Design Museum “Rick Owens. Subhuman Inhuman  Superhuman”, the exhibition – running through 25th March 2018 – documenting the work by the celebrated fashion designer Rick Owens. It is a wide showcase of materials, drawings, pictures, furniture, videos, accessories and garments telling about the suggestions, impulse and the ideas on the move that are the core of his work and poetry. Conflicting, primal impulses are recomposed: the eternal and barbarical, life, death and hope, the solemnity of grotesque, kindness, fierce, heroism and sensuality  is made concrete through a unique play of ensembles and deconstructions giving rise to his sign, talking about his inner alphabet. It is an overwhelming story “about the balance of control – as the fashion designer says – and collapse and the temptation to overdo either”.

Rick Owens ( remindind the work by Leigh Bowery) at the Triennale Design Museum, photo by N

Rick Owens, photo by N

Rick Owens, photo by N

Rick Owens at the Triennale Design Museum, photo by N

Rick Owens at the Triennale Design Museum, photo by N

Rick Owens at the Triennale Design Museum, photo by N

Rick Owens at the Triennale Design Museum, photo by N

Rick Owens at the Triennale Design Museum, photo by N

Rick Owens at the Triennale Design Museum, photo by N

Rick Owens at ths Triennale Design MuseumRick Owens at the Triennale Design Museum, photo by N

http://www.triennale.org
http://www.rickowens.eu