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Genesis P-Orridge

Genesis P-Orridge

Weeks ago I talked about the dignification of trans people into the mainstream culture, considering also Caitlyn Jenner’ s featuring in the cover of Vanity Fair, circumstance I welcomed. I also talked about it with one of the most emblematic artists and intellectuals from the queercore movement, the filmmaker, photographer and author Bruce LaBruce who, instead – though he appreciated my hopeful point of view under the sign of freedom and dignity for all, something going beyond gender, mere cliché on which the conventional thinking and dialectics was built -, was very skeptical, as all happened relying to mainstream’s standards, that set of values or rather non-values that are the core of its culture. Days ago it appeared on Dazed Digital a piece where an iconic and visionary artist, the pandrogynous Genesis P-Orridge – front-man of Throbbing Gristle and Psychic TV, being part of the aristocracy of underground and he is one of the father of industrial music -, explained why Caitlyn Jenner cannot be a spokerperson. This article I am pleased to share embodies some relevant issues concerning the gender identity as well as a consciousness, arising from the vibrant Genesis’ thought: “binary systems are the critical problem, the either/or, the black/white, gay/straight, Christian/Muslim, you name it. Maybe the problem is that we haven’t evolved into a unified being; not male or female but both. The human body is not the person. Identity is the way the brain operates; it’s memories, it’s sensory input and output. The mind is the person”.

“When Caitlyn Jenner had the most glamorous coming-out moment of all time via the cover ofVanity Fair, it marked a historical moment for many reasons. Not only did it catapult trans awareness to the mainstream, but it also displayed a huge amount of courage, and set an example of inclusivity in a world still blighted by transphobia.

However, as many rightly pointed out, Caitlyn’s experience as a rich, white American trans person is radically different to the experience of trans people without her celebrity status and situation, particularly trans people of colour from low-income backgrounds, who are much more likely to experience violence and hate crimes based on their identity.

In an hour-long podcast discussion with Against Me!’s Laura Jane Grace, pandrodgynous musician, avant-garde artist and Throbbing Gristle icon Genesis Breyer P-Orridge echoed the idea that Caitlyn Jenner should be careful about referring to herself as a spokesperson for the wider trans community.

“Apparently Caitlyn is already saying things like, ‘It’s so difficult being a woman and having to decide which designer gown to wear when you go out at night’… That’s not being a woman, that’s being a glamorous Hollywood figure and that’s not how it is for most people. There are lots of teenage kids on the streets of New York who are hustling and risking Aids because they need to get money to transition, and they’re prepared to risk their lives because it’s such a deep need, and they don’t have that back-up system.”

“We’re not saying Caitlyn isn’t courageous in terms of the personal experience, but the way it’s being presented by the media could end up being really, really damaging. We actually saw one thing on the news and Caitlyn’s going, ‘I feel like I can be a spokesperson for the transgendered community.’ And later on she says, ‘I actually don’t know any transsexuals.’ What the fuck, she’s going to be spokesperson? She hasn’t got a clue! She’s been living in her own bubble with her own issues, dealing with them, but she doesn’t understand what it’s like for the ladyboys in Bangkok, or the transsexuals in Japan or people in Russia. She doesn’t know! Stop being a spokesperson.”

Genesis, who transitioned in 1993 to become pandrogynous, or non-gender specific, then shared their own perspective on gender identity. “Binary systems are the critical problem, the either/or, the black/white, gay/straight, Christian/Muslim, you name it. Maybe the problem is that we haven’t evolved into a unified being; not male or female but both. The human body is not the person. Identity is the way the brain operates; it’s memories, it’s sensory input and output. The mind is the person.

GENESIS P-ORRIDGE: “CAITLYN JENNER NON É UNA PORTAVOCE”

Caitlin Jenner, photo by Annie Leibovitz

Caitlyn Jenner, photo by Annie Leibovitz

Tempo fa ho parlato della dignificazione dei trans all’ interno della cultura di mainstream, prendendo in considerazione anche l’ apparizione di Caitlyn Jenner sulle copertine di Vanity Fair, circostanza da me accolta con plauso. Ne ho pure parlato con uno degli artisti e intellettuali più emblematici del movimento queercore, il regista, fotografo e scrittore Bruce LaBruce che invece – pur apprezzando il mio punto di vista, pieno di speranza e all’ insegna della libertà e dignità di tutti, qualcosa che va ben oltre il gender, mero cliché su cui si è strutturato il pensiero e la dialettica convenzionale – era molto scettico, poiché tutto accadeva in base ai crismi del mainstream quella serie di valori o meglio disvalori su cui si basa la sua cultura. Giorni fa è apparso su Dazed Digital uno scritto in cui un iconico e visionario artista, il pandrogino Genesis P-Orridge – leader dei Throbbing Gristle e degli Psychic TV, che fa parte dell’ aristocrazia dell’ underground ed è uno dei padri della musica industrial -, ha spiegato le ragioni per cui Caitlyn Jenner non possa essere una portavoce. Questo articolo, che sono lieta di condividere, racchiude alcune rilevanti questioni inerenti l’ identità di genere e anche una consapevolezza che nasce dal vibrante pensiero di Genesis: “i sistemi binari sono il problema critico, l’ uno/l’ altro, il nero/ bianco, il gay/eterosessuale, il cristiano/musulmano come si vogliano chiamare. Forse la questione è che non ci siamo evoluti in un essere unito, che non è né maschile, né femminile, ma è ambedue. Il corpo umano non è la persona. L’ identità è il modo in cui il cervello opera, è fatta di ricordi, è input ed output sensoriale. La mente è la persona”.

“Quando Caitlyn Jenner ha avuto il momento di coming-out più glamour di tutti i tempi per effetto della copertina su Vanity Fair, ciò ha rappresentato un momento storico per molteplici ragioni. Non ha soltanto catapultato la coscienza trans nel mainstream, ma ha anche mostrato una enorme dose di coraggio, e stabilito un’ esempio di inclusività in un mondo che è ancora segnato dalla transfobia.

In ogni caso, come molti hanno giustamente osservato, l’ esperienza di Caitlyn da trans americana, ricca, bianca è del tutto diversa dall’ esperienza dei trans che sono privi del suo stato di celebrità e della sua occupazione, in particolare i trans di colore provenienti da contesti a basso reddito, che presumibilmente sperimentano molto di più la violenza e i reati di odio che si basano sulla loro identità.

Nel podcast di una conversazione di un’ ora con Laura Jane Grace di Against Me! , il musicista pandrogino, artista d’ avanguardia ed icona dei Throbbing Gristle Genesis Breyer P-Orridge ha ribadito che Caitlyn Jenner dovrebbe fare attenzione a descriversi come una portavoce per la più grande comunità trans.

“Apparentemente Caitlyn sta già dicendo cose come, ‘è così difficile essere una donna e dovere decider quale abito da sera di quale designer indossare per uscire la sera’… Questo non è essere una donna, è essere un personaggio hollywoodiano glamour e ciò non è così per molte persone. Ci sono un sacco di teenager sulle strade di New York che si prostituiscono e rischiano l’ Aids perché hanno bisogno di avere soldi per il processo di transizione, e sono pronti a rischiare le loro vite perché il loro è un bisogno talmente profondo, e sono privi di quel sistema di back-up.”

“Non stiamo affermando che Caitlyn non sia coraggiosa in termini di esperienza personale, ma il modo in cui ciò è presentato dai mass-media potrebbe essere davvero, notevolmente dannoso. Attualmente abbiamo visto una cosa nelle cronaca e  l’ uscita di Caitlyn, ‘sento di poter essere un portavoce per la comunità transgender.’ E dopo afferma, ‘in verità non conosco alcun transessuale.’ E che cazzo, sta per diventare un portavoce?  Ne ha la benché minima idea! Sta vivendo nella sua bolla con le sue problematiche, che affronta, ma non comprende quello che passano i ladyboys a Bangkok, o i transessuali in Giappone oppure la gente in Russia. Non lo sa! Smettila di essere un portavoce.

Genesis, che nel 1993 ha effettuato il processo di transizione per diventare pandrogino o non-gender specific, ha poi condiviso il suo punto di vista sull’ identità di gender. “ I sistemi binari sono il problema critico, l’ uno/l’ altro, il nero/ bianco, il gay/eterosessuale, il cristiano/musulmano come si vogliano chiamare. Forse la questione è che non ci siamo evoluti in un essere unito, che non è né maschile, né femminile, ma è ambedue. Il corpo umano non è la persona. L’ identità è il modo in cui il cervello opera, è fatta di ricordi, è input ed output sensoriale. La mente è la persona.

www.dazeddigital.com

Bruce LaBruce

Bruce LaBruce

Bruce LaBruce, brilliant Canadian filmmaker, photographer and author, who uses queercore, a non conventional aesthetics which questions about the contemporary times, is bringer of libertine and libertarian ideas, turned into films as the celebrated cult-movie “The Raspberry Reich” (the word “Reich” is a clear reference to the psychiatric and philosopher Wilhelm Reich), featuring the slogan “The revolution is my boyfriend”. That became a book, “The Revolution is my boyfriend: The Raspberry Reich and the Subversive Power of Political Porn”, embodying his vibrant thought as well as fashion or rather a collection of t-shirts made in collaboration with Poppsychic including some of the categorical imperatives that are in this movie as “Join the homosexual intifada”. The overwhelming creativity of Bruce also experienced with the olfactive design, giving rise along with the nose Kim Weissange to the perfume “Obscenity by Bruce LaBruce”, fragrance which has launched during the exhibitions, held time ago in Madrid at the La Fresh art gallery and in New York at The Hole gallery, focused on the theme of holy and profane, naturally reinterpreted in his unique way, emphasizing fetish suggestions, grotesque visions and including also a marvelous picture of the iconic actress Rossy de Palma. The packaging of scent, which is available in two editions, the gold and silver one, is as itself a suggestive work, designed by Jonathan Johnson, which depicts a naked woman kneeled on the top of bottle and a drop going down. The bouquet of “perfume is associated” – as Bruce says – “with occult or religious rituals (vetiver, labdanum and oud) along with others aromas that are considered as aphrodisiacal” like patchouli and sandalwood and makes concrete the idea of obscenity (word reminding me the poetry by Carmelo Bene who, considering the theatre, defined the “porn”, “oscene” – to be off the stage as it arises from the ancient Greek language – as the physical place where the act becomes exclusively performative, neither metaphoric, nor representative, as well as it happens in the realm of sport- It’s the body into the porn which is the scene and space of action) or rather the absence of conflict between the religious and sexual, they should be completely complementary”. “The fragrance” – Bruce tells – “is meant to stimulate you sexually, but it also contains holy elements”, that perhaps have healing properties as the water from Lourdes. The launch of this perfume was accompanied by a commercial shot by the filmmaker which poked fun the realm of mainstream perfumes’ commercials and talked about an ethereal woman, who seemed like an angel, went out during the evening, was desperate and got drunk, then came back home and saw her lover, a black male, standing on the bed, image evoking the idea of wild eroticism. Irony, framing a keen mind, is another feature of the artist, also impressed in his latest work in the realm of jewelry, a series of fun sterling silver and rhodinated sterling silver rings (some of them embody the word “LA Zombie”, being the title of a movie he made”), arising from the teaming with the designer Jonathan Johnson. It’s picturesque the Bruce’s universe, peopled by many signs talking about freedom.

OSCENITÀ & RIVOLUZIONE: MODA, FOTOGRAFIA, DESIGN OLFATTIVO, GIOIELLI & LE ALTRE MERAVIGLIE DI BRUCE LABRUCE

Bruce LaBruce, brillante regista, fotografo e scrittore canadese che si avvale del queercore, un’ estetica non convenzionale, la quale critica la contemporaneità, è portatrice di idee libertine e libertarie, trasformate in pellicole quali il celebre cult-movie “The Raspberry Reich” (la parola “Reich” è un chiaro riferimento allo psichiatra e filosofo Wilhelm Reich), in cui appare lo slogan “The revolution is my boyfriend”( “La rivoluzione è il mio ragazzo”). Ciò è divenuto un libro, “The Revolution is my boyfriend: The Raspberry Reich and the Subversive Power of Political Porn”, che racchiude il suo vibrante pensiero come anche moda ovvero una collezione di t-shirt realizzate in collaborazione con Poppsychic, comprensiva di alcuni degli imperativi categorici che ci sono in questo film come “Join the homosexual intifada”(“Unitevi alla intifada omosessuale”). L’ irrefrenabile creatività di Bruce sia è anche sperimentata nel design olfattivo, dando vita insieme al naso Kim Weissange al profumo “Obscenity by Bruce LaBruce”, fragranza che è stata presentata durante le mostre, tenutesi tempo fa a Madrid presso la galleria La Fresh gallery ed a New York presso la galleria The Hole gallery, incentrate sul tema di sacro e profano, naturalmente reinterpretato nel suo modo unico, che enfatizza suggestioni fetish, visioni grottesche e include anche una meravigliosa immagine dell’ iconica attrice Rossy de Palma. Il packaging del profumo, disponibile in due edizioni, gold e silver, è di per sé un’ opera suggestiva, disegnata da Jonathan Johnson, raffigura una donna nuda inginocchiata sulla parte superiore della bottiglia e una goccia che cade giù. Il bouquet del “profumo è associato” – come dice Bruce – “ai rituali del mondo occulto e della religione (vetiver, labdano e oud) unitamente ad altri aromi che sono considerate afrodisiaci” come il patchouli e il sandalo e concretizza felicemente l’ idea di oscenità ( lemma che mi ricorda la poetica di Carmelo Bene, che, prendendo in considerazione il teatro , definiva il “porno”, “l’ osceno” – l’ esser fuori dalla scena, significato derivante dal greco antico – come luogo fisico in cui l’ atto si fa esclusivamente performativo, né metaforico, tantomeno rappresentativo, come avviene nell’ ambito dello sport. È il corpo stesso all’ interno del porno a costituire lo scenario e spazio dell’ azione) o meglio l’ assenza di  conflitto tra il religioso e il sessuale, che dovrebbero essere totalmente complementari”. “La fragranza” – racconta Bruce – “è rivolta alla stimolazione sessuale, ma contiene anche elementi sacri, che probabilmente hanno anche proprietà guaritrici come l’ acqua di Lourdes. Il suo lancio è stato accompagnato da una pubblicità girata dal regista che beffeggiava le pubblicità dei profumi di maistream e parlava di una donna eterea, dalle sembianze angelica, la quale usciva fuori la sera, disperata, si ubriacava, poi, una volta tornata a casa trovava il suo amante, un uomo di colore, a letto, immagine che evoca l’ idea di erotismo selvaggio. L’ ironia, che incornicia una mente acuta, è un’ altro tratto dell’ artista, impresso anche in un suo recente lavoro nell’ ambito dei gioielli, una serie di divertenti anelli d’ argento e argento rodiato( alcuni dei quali incorporano la parola “LA Zombie” che è il titolo di un suo film) che nascono dalla collaborazione con il designer Jonathan Johnson. Un variopinto universo, quello di Bruce, popolato da svariati segni che parlano di libertà.

blab book

Bruce LaBruce teaming with Poppsychic

Bruce LaBruce teaming with Poppsychic

Bruce LaBruce teaming with Poppsychic

Bruce LaBruce teaming with Poppsychic

Bruce LaBruce teaming with Poppsychic

Bruce LaBruce teaming with Poppsychic

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Bruce LaBruce teaming with Poppsychic

Rossy De Palma, photo by Bruce LaBruce

Rossy De Palma, photo by Bruce LaBruce

photo by Bruce LaBruce

photo by Bruce LaBruce

photo by Bruce LaBruce

photo by Bruce LaBruce

photo by Bruce LaBruce

photo by Bruce LaBruce

photo by Bruce LaBruce

photo by Bruce LaBruce

photo by Bruce LaBruce

photo by Bruce LaBruce

photo by Bruce LaBruce

photo by Bruce LaBruce

photo by Bruce LaBruce

photo by Bruce LaBruce

Obscenity by Bruce LaBruce

Obscenity by Bruce LaBruce

Obscenity by Bruce LaBruce Silver edition

Obscenity by Bruce LaBruce Silver edition

Bruce LaBruce teaming with Jonathan Johnson

Bruce LaBruce teaming with Jonathan Johnson

Bruce LaBruce teaming with Jonathan Johnson

Bruce LaBruce teaming with Jonathan Johnson

Bruce LaBruce teaming with Jonathan Johnson

Bruce LaBruce teaming with Jonathan Johnson

Bruce LaBruce teaming with Jonathan Johnson

Bruce LaBruce teaming with Jonathan Johnson

  www.brucelabruce.com

Justin  Vivian Bond

Justin Vivian Bond

I think the acceptance of transgender individual  in the mainstream, genderized culture is near and I celebrate that. Facts evidence a movement promoted by many associations as well artists who are activists as the iconic and eclectic Justin Vivian Bond, transgender artist who started to use the word “MX”, to follow V’s ( another transgender word which does not stand to the male or female pronoums “his” or “her” and marks the fact of being a transgender) name. This practice has recently recognized by the Oxford English Dictionary which included this word honoring the trans people as well as the people who are gender fluid or rather the ones who does not wish to define themselves by any particular gender. Another evidence comes from the fashion scene. The transgender Olympic champion Bruce Jenner,who uses as name “Caitlyn”, will feature in the Vanity Fair July 2015 cover issue. It follows other good news: Andreja Pejic,the celebrated transgender top-model who started working, appearing in the catwalks presenting the womenswear and meanswear collections, will feature in the advertising campaign of the make-up brand Make Up For Ever. They are signs documenting an age, these times, where something it’ s changing. The aesthetics becomes bringer of an ethic, designing a new standard of beauty and embodying the idea of freedom, a value I support, make concrete and defend. Naturally I would be much more happy if there would be more freedom in the world I live and people, their behaviors would not be classified and limited by standards arising from the gender, what it is between your legs. Repression is a word strictly connected to the society – this idea reminding me the philosopher Herbert Marcuse and the cult-movie “The Raspberry Reich” by the bright Canadian filmmaker and photographer Bruce LaBruce who uses the queercore aesthetics in a subversive way, emphasizing his libertine and libertarian ideas  that are also impressed in the book he made “The revolution is my boyfriend” – which classifies and closes the spaces where people express themselves. I am for the openness, “the freedom of many people to live”- as Justin asserts – “in an authentic self-determined space” and thus I wish it is done to get much more in this realm.

LA DIGNIFICAZIONE DEI TRANS NELLA CULTURA DI MAINSTREAM É VICINA: EVVIVA!

Caitlyn Jenner, photo by Annie Leibovitz

Caitlyn Jenner, photo by Annie Leibovitz

Ritengo che l’ accettazione e dignificazione del trans nella cultura genderizzata di mainstream sia vicina ed io celebro ciò. I fatti testimoniano la crescita di un movimento promosso da varie associazioni come anche da artisti che sono attivisti quale l’ iconico ed eclettico Justin Vivian Bond, artista  transessuale che ha iniziato a usare la parola “MX”, accompagnandola al suo nome (in cui “suo” corrisponde a “V”, un’ altra parola di cui si è avvalso che non corrisponde ai pronomi maschili e femminili “his” e “her” e rimarca  l’ essere un trans) . Questa prassi è stata recentemente riconosciuta dall’ Oxford English Dictionary che ha inserito questo lemma che onora i trans come anche le persone che sono fluide al gender o meglio coloro che non intendono essere definiti in termini di gender. Un’ altra dimostrazione proviene dagli ambienti della moda. Il campione delle Olimpiadi Bruce Jenner che si fa chiamare “Caitlynsarà protagonista della copertina dell’ edizione di luglio 2015 di Vanity Fair. Seguono altre buone notizie:  Andreja Pejic, la celebre top-model trans che ha iniziato a lavorare, apparendo sulle passerelle che presentavano le collezioni donna e uomo, sarà la protagonista della campagna pubblicitaria del marchio di cosmetici Make Up For Ever. Sono segni che documentano un epoca, questo periodo, in cui qualcosa sta cambiando. L’ estetica diviene portatrice di un’ etica che disegna un nuovo standard di bellezza e racchiude in sé l’ idea di libertà, un valore che supporto, concretizzo e difendo. Naturalmente sarei molto più felice se ci fosse più libertà nel mondo in cui vivo e gli individui, i loro comportamenti non fossero classificati e limitati da standard derivanti dal gender, da ciò che c’è tra le proprie gambe. Repressione è una parola strettamente connessa alla società ed alla sua dialettica – questo concetto mi richiama alla mente il  filosofo Herbert Marcuse e il cult-movie “The Raspberry Reich” del brillante regista e fotografo canadese Bruce LaBruce – il quale si avvale dell’ estetica queercore in modo sovversivo, enfatizzando la sue idee libertine e libertarie che sono anche impresse nel suo libro “The revolution is my boyfriend” -, che classifica e restringe gli spazi in cui gli individui esprimono il proprio sé. Sostengo l’ apertura, “la libertà di molte persone di vivere” – come  afferma Justin – “in un autentica dimensione determinata unicamente da loro stessi” e perciò spero che si faccia ancora molto di più in questo senso.

Andreja Pejic, photo courtesy of Dazed Digital

Andreja Pejic, photo courtesy of Dazed Digital

Susanne Sachsse, still image from Pierrot Lunaire by Bruce LaBruce

Susanne Sachsse, still image from Pierrot Lunaire by Bruce LaBruce

The release of “Pierrot Lunaire”, new film by Bruce LaBruce, awarded during the latest edition of Berlin International Film Festival with the jury award, has been the successful chance of talking with him about gender, dandyism, love and freedom. The movie he made reinterprets the work by Schönberg, joining to a true story, emphasized by a marvelous photography depicting that queercore aesthetics which made famous the brilliant Canadian filmmaker, dressed up by Expressionist suggestions. It’s an engaging drama giving rise to many reflections about the gender, the freedom of constructing its own dimension and much other. A smashing conversation, embodied in the following interview, as it always happen when I talk with him, pleasant interlude where it shines ideas and visions, those libertarian and libertine ideas, precious, deep words revealing a way of thinking I share and celebrate.

How does it arise Pierrot Lunaire?

“I was approached by the actor Susanne Sachsse and the conductor Premil Petrovic in 2011 to direct a stage version of Schoenberg’s Pierrot Lunaire, with Susanne as Pierrot and Premil conducting the music. We mounted the production at the Hau Theater in Berlin, at the beautiful old Hebbel Am Ufer Theater, and I was quite pleased at how it turned out. I had some good documentation of two of the four performances, which gave me the idea to turn it into an experimental film. So I got funding from the Ontario Arts Council in Canada and my producer Jurgen Bruning got some money from the Medienboard in Berlin so that we could shoot additional material to combine with the stage footage to make the movie”.

Susanne Sachsse, still image from Pierrot Lunaire by Bruce LaBruce

Susanne Sachsse, still image from Pierrot Lunaire by Bruce LaBruce

 

That queercore aesthetics – which is a leitmotiv of your work – now joins to Expressionist suggestions on film, does it result from the theme of movie or instead does it just depict the current dimension of your creative path?

“I’ve always been drawn to German Expressionism, and my interpretation of Pierrot Lunaire gave me the opportunity to explore the aesthetic. I used the conventions of silent film – the overly emotive acting, the intertitles, the melodrama – combined with nods to German Expressionism and Grand Guignol. When I discovered that Schönberg had been heavily influenced by Grand Guignol, the project really began to make sense to me. Grand Guignol was a French theatrical movement in the late 19th Century characterized by the grotesque and the macabre, set in a working class milieu. Decadent yearnings, guilt, and graphic horrors, such as decapitation and amputated body parts, and altered states of consciousness brought on by drugs or hypnosis, were common themes. Even the guillotine, which I incorporated for the “dick-apitation”, was often featured in Grand Guignol!”

Your Pierrot Lunaire follows the same structure of one by Schönberg, though the main difference is Pierrot’s gender. Why did you choose of making a female Pierrot who plays and wants being a man?

“I was intrigued by the fact that in the late 19th Century and early 20th Century, the Cult of Commedia turned Pierrot into a female character. In the 16th Century, Pierrot was a male character who mourned the loss of his wife. As he evolved, he became a powerless, unmanly, brooding, manipulative and obsessively passionate figure, isolated and prone to jealousy and violence. This apparently translated into females playing the role! This cross-gendered role playing gave me the idea to apply the Schönberg piece to a true story that has become a kind of urban legend in Toronto. In the late seventies, a young woman who lived as a man was found out to be a “gender impostor” by his girlfriend’s wealthy father, who forbade him from ever seeing his daughter again. Desolate and enraged, he hired a cab, drove to the outskirts of town, murdered the cab driver and cut off his genitals, and crazy-glued them to his vagina. He then went to show his “real” cock to his girlfriend and her father. It seemed to me like the perfect story for Pierrot Lunaire”.

Susanne Sachsse, still image from Pierrot Lunaire by Bruce LaBruce

Susanne Sachsse, still image from Pierrot Lunaire by Bruce LaBruce

The gender in the story represents the personal tragedy of Pierrot and also an artifice, emphasized by the chapter of movie titled “the dandy”, concerning Pierrot. Why did you use this archetype, is it due to the attitude having both Pierrot and the dandy who follow and/or embody an artificial ritual which becomes lifestyle (oriented to externality in order to be recognized in the way one presents oneself, appear and it does not concern the way of being) or does it arise from other?

“The Dandy archetype is a performative interpretation of masculinity with a feminine edge. “Pure” masculinity is supposed to be natural, unaffected, and unconscious. The Dandy, who is very consciously presenting an image, is already “betraying” this “pure” masculinity. The fastidiousness and theatricality of the Dandy image also go against traditional ideas of masculinity. My film is very much about the performance of gender. Pierrot, a biological female, performs masculinity in his everyday life, and on stage performs a Deitrich-type character – a female performing as a male. So there is layer upon layer of gender performance. The father performs his masculine drag on stage (in Pierrot’s mind), and even Columbine performs femininity, the character played by two different actresses. The male dancers at the burlesque house also perform their masculine drag for Pierrot, a woman posing as a man pretending to be interested in men as sex objects, but actually really wanting to become them and to possess their penises! It’s very complex!

If the dandy would correspond to this artificial image, he would be an empty container of elegance, a mere surface justifying and being the necessary and sufficient condition for its existence, do you agree with that and more specifically what do you think about the archetype of dandy?

“I like this contradiction, that the Dandy performs a kind of “feminized masculinity”. Pierrot in my movie is identified as a “butch dandy”, i.e., he is a biological female performing a more masculine version of the feminized male, perhaps overcompensating for his biological lack as a male. Of course with so many layers of artifice and performance, ultimately one runs the risk of peeling back all the layers to find nothing beneath – an emptiness or void”.

To which extent the stereotypes, misunderstandings, repressions of behavior and frustrations does arise from the paradigm of gender?

“Gender can be very unimaginative and traditional. Obviously even people who are transgendered often succumb to traditional gender stereotypes: the trans-female who tries to be even more feminine than a “real” woman, to outperform her, or the trans-male who overcompensates with macho behavior and a super-swaggering masculinity that can even be hostile to women. But there are also transgendered people who more imaginatively balance masculinity and femininity, or who transcend both by becoming something completely other”.

 

still image from Pierrot Lunaire by Bruce LaBruce

still image from Pierrot Lunaire by Bruce LaBruce

Do you think which is possible to go beyond gender in the human interaction without being marginalized? (it is not about to break of superstructures, it’s about to make them more flexible)

“I’m not always convinced that marginalization has to be such a negative state. If one celebrates difference and uniqueness, one necessarily exists as a kind of outsider. One is going against the grain, being a nonconformist in a conformist world. The most mistrusted people in the world are those who don’t present a recognizable or reassuring image of gender. They are considered pariahs”.

Do you think the genderization of society, human relationships is a easier way to control the masses, though it makes the individual less free?

Well, for me it signifies more a lack of imagination, or even laziness . It’s much easier for parents to impose certain strict gender configurations onto their children, and it’s easier to get by in the world if one conforms to predefined roles. Sometimes it’s also a matter of going against nature or biology, which could be construed as a kind of freedom. But not everyone has the “stomach” for it!

Does the transgender or all the gender neutral approaches and individuals featuring in the contemporary times (as it is evidenced in the life and work of Justin Vivian Bond) represent the freedom, the emancipation of an individual from a genderizing society which divides and creates categories, ghettos by using gender?

“I find artists like Justin Vivian BondVaginal Davis and Zachary Drucker really inspiring because they present such a complex and individualistic and fluid expression of gender. These are people who are unique; they are their own category. Their personae challenge all sorts of conceptions and misconceptions about both masculinity and femininity, and throw into doubt their mutual exclusiveness”.

Gender is not sex, another issue featuring in the film, considered as strictly connected to love, the love of Pierrot for Columbine, a romantic vision, is this idea part of you?

“Love and romance always present the opportunity to transcend gender. One can form a romantic attachment to not only a person, but also to an idea, a movement, an object. If love is blind, then it can be blind to gender. It’s a transcendental force”.

What are your forthcoming projects?

I am developing several film projects, including Ulrike’s Brain, a kind of sequel to my movie The Raspberry Reich, having to do with feminist revolutionaries. I will also be releasing my own perfume later this year, as a kind of performance. It is called “Obscenity”.

 

GENDER, DANDISMO, AMORE & LIBERTÀ: UNA CONVERSAZIONE SEMPLICE CON BRUCE LABRUCE

 

L’ uscita di “Pierrot Lunaire”, nuova pellicola di Bruce LaBruce, insignita del premio della giuria durante l’ ultima edizione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino, è stata la felice occasione per parlar con lui di gender, dandismo, amore e libertà. Il suo film reinterpreta l’ opera di Schönberg, che si unisce a una storia vera, enfatizzata da una meravigliosa fotografia che dipinge quella estetica queercore che ha reso famoso il brillante regista canadese, condita da suggestioni espressioniste. È un avvincente dramma che dà vita a plurime riflessioni riguardo al gender, alla libertà di costruirsi la propria dimensione e molto altro. Una formidabile conversazione, racchiusa nell’ intervista che segue, come sempre accade quando parlo con lui, piacevole interludio in cui splendono idee e visioni, quelle idee libertine e libertarie, preziose, profonde parole che svelano un modo di pensare che condivido e celebro.

Come nasce Pierrot Lunaire?

“Sono stato avvicinato dall’ attrice Susanne Sachsse e dal direttore d’ orchestra Premil Petrovic nel 2011 per dirigere una versione teatrale del Pierrot Lunaire di Schönberg’s con Susanne nei panni di Pierrot e Premil che dirigeva la musica. Abbiamo allestito la produzione presso il Teatro Hau a Berlino, nella bel vecchio Teatro Hebbel Am Ufer, mi ha davvero rallegrato il modo in cui è stato prodotto. Avevo un po’ di documentazione di due delle quattro performance, che mi ha dato l’idea di trasformare ciò in una pellicola sperimentale. Così ho ottenuto i finanziamenti dall’ Ontario Arts Council in Canada e il mio produttore Jurgen Bruning ha ottenuto del denaro da Medienboard a Berlino sicché abbiamo potuto girare ulteriori scene da unire al filmato dello spettacolo per realizzare il film”.

Susanne Sachsse, still image from Pierrot Lunaire by Bruce LaBruce

Susanne Sachsse, still image from Pierrot Lunaire by Bruce LaBruce

 

L’ estetica queercore – che è un leitmotiv della tua opera – si unisce adesso a suggestioni espressioniste, ciò deriva dal tema del film o invece dipinge soltanto l’ attuale dimensione del tuoi iter creativo?

“Sono stato sempre attratto dall’ espressionismo tedesco, e la mia interpretazione di Pierrot Lunaire mi ha offerto la possibilità di esplorare l’ estetica. Ho usato i paradigmi del cinema muto – la recitazione oltremodo capace di generare emozioni, gli inter-titoli, il melodramma – abbinato ai gesti dell’ espressionismo tedesco e del Grand Guignol. Quando ho scoperto che Schönberg è stato pesantemente influenzato dal Grand Guignol, il progetto ha davvero iniziato ad avere un senso per me. Il Grand Guignol era un movimento teatrale francese della fine del 19° secolo, caratterizzato dal grottesco e dal macabro, allestito in contesto da classe operaia. Decadenti desideri, il senso di colpa e crudi abomini come la decapitazione e l’ amputazione di parti del corpo, e stati di coscienza alterati derivanti dalle droghe o dall’ ipnosi erano temi comuni. Anche la ghigliottina, che ho incorporato per la “dick-apitation” (“decapitazione del cazzo”), era spesso protagonista del Grand Guignol!”

 

Il tuo Pierrot Lunaire segue la medesima struttura di quello di Schönberg, benché la principale differenza sia il gender di Pierrot. Perchè hai scelto di realizzare una versione femminile di Pierrot che recita la parte dell’ uomo e vuole esser uomo?

“Sono stato intrigato dal fatto che alla fine del 19° secolo e l’ inizio del 20° secolo il culto della Commedia dell’ Arte aveva trasformato Pierrot in un personaggio femminile. Nel 16° secolo Pierrot era un personaggio maschile che piangeva la perdita della moglie. Quando si è evoluto, è divenuto una figura inerme, effeminata, pensierosa, manipolatoria ed ossessivamente appassionata, solitaria e prona alla gelosia e alla violenza. Questo è stato tradotto in donne che recitavano il ruolo! L’ interpretazione di questo ruolo cross-genderizzato mi ha dato l’ idea di applicare l’ opera di Schönberg a una storia vera che è divenuta una sorta di leggenda metropolitana a Toronto. Alla fine degli anni Settanta una giovane donna che viveva come un uomo è stata scoperta di essere “un impostore nel genere” dal benestante padre della sua ragazza che gli ha proibito di vedere sua figlia nuovamente. Afflitto e infuriato ha chiamato un taxi, si è diretto nella periferia della città, ha assassinato il tassista e gli ha tagliato i genitali e li ha follemente incollati alla sua vagina. Poi si è recato a mostrare il suo “vero” cazzo alla sua ragazza e al padre di lei. Mi sembrava la storia perfetta per Pierrot Lunaire”.

Susanne Sachsse, still image from Pierrot Lunaire by Bruce LaBruce

Susanne Sachsse, still image from Pierrot Lunaire by Bruce LaBruce

Il gender nella storia rappresenta la tragedia personale di Pierrot e anche un artificio, enfatizzato dal capitolo del film intitolato “il dandy” che riguarda Pierrot. Perchè ti sei avvalso di questo archetipo, è dovuto al fatto che sia Pierrot sia il dandy seguono e/o racchiudono in sé un rituale artificiale che diventa uno stile di vita(orientato all’ esternalità al fine di essere riconosciuti nel modo in cui uno si presenta, appare e non riguarda il modo in cui si è) o deriva da altro?

“L’ archetipo del dandy è una interpretazione performativa di mascolinità con una punta femminile. La “pura” mascolinità si presume esser naturale, spontanea e inconsapevole. Il dandy, che sta presentando molto consapevolmente un immagine, sta già tradendo questa mascolinità “pura”. La meticolosità e la teatralità dell’ immagine del dandy va anche contro l’ idea tradizionale di virilità. Il mio film riguarda molto la messa in scena del gender. Pierrot, una donna dal punto di vista biologico, inscena la mascolinità nella sua quotidianità e sul palcoscenico recita un personaggio alla Dietrich – una donna che si esibisce come un uomo. Così c’è  una stratificazione della rappresentazione del gender. Il padre rappresenta il suo travestimento maschile sul palco (nella mente di Pierrot) ed anche Colombina, inscena la femminilità, il personaggio interpretato da due diverse attrici. I ballerini alla casa del burlesque inscenano anche il loro travestimento da uomo per Pierrot, una donna che si atteggia da uomo, finge di essere interessata agli uomini come oggetti sessuali, ma allo stato attuale vuole solo essere come loro e possedere i loro peni! È una situazione molto complessa!”

Se il dandy corrispondesse a questa immagine artificiale, sarebbe un vuoto contenitore di eleganza, una mera superficie che giustifica ed è la condizione necessaria e sufficiente per la sua esistenza, sei d’ accordo e più specificamente che ne pensi dell’ archetipo del dandy?

“Mi piace questa contraddizione, che il dandy rappresenti una sorta di “virilità femminilizzata”. Pierrot nel mio film è identificato come “un dandy mascolinizzato”, esempio, è biologicamente donna che rappresenta una versione più maschile dell’ uomo femminilizzato, forse per sovracompensare la sua deficienza biologica come uomo. Naturalmente con molteplici strati di artificio e rappresentazione, in ultimo uno corre il rischio di rimuovere tutti gli strati per trovarci dietro nulla – un vuoto o lo spazio”.

In che misura gli stereotipi, le incomprensioni, le repressioni del comportamento derivano dal paradigma del gender?

“Il gender può essere molto privo di fantasia e tradizionale. Ovviamente anche le persone che sono transgenderizzate sovente soccombono dinanzi ai tradizionali stereotipi di genere: la trans-femminile che prova ad essere ancora più femminile di una “vera” donna, di superarla, o il trans-maschile che sovracompensa con il comportamento da macho e una super-spavalda virilità che può risultare anche avversa alle donne. Ma ci sono anche altre persone transgenderizzate che con più fantasia bilanciano virilità e femminilità o trascendono entrambe per diventare completamente qualcos’ altro”.

Susanne Sachsse, still image from Pierrot Lunaire by Bruce LaBruce

Susanne Sachsse, still image from Pierrot Lunaire by Bruce LaBruce

Pensi che sia possibile andare oltre il gender nella interazione senza essere marginalizzati? (non è una questione di rompere le sovrastrutture, ma di renderle più flessibili)

“Non sono sempre convinto che la marginalizzazione debba essere una condizione del tutto negativa. Se si celebra la differenza e l’ unicità, si esiste necessariamente come una sorta di outsider. Si va contro il grano, si è anticonformista in un mondo conformista. Le persone più guardate con diffidenza al mondo sono quelle che non presentano una riconoscibile o rassicurante immagine di genere. Sono considerati dei reietti”.

Ritieni che la genderizzazione della società, delle relazioni sia un modo più facile per controllare le masse, anche se rende l’ individuo meno libero?

“Bene, per me equivale più a una mancanza di immaginazione o anche pigrizia. È molto più facile per i genitori imporre alcuni strette configurazioni di gender nei bambini ed è più facile cavarsela nel mondo conformandosi a ruoli predefiniti. Qualche volta è anche un problema di andar contro la natura o la biologia che potrebbe esser costruito come una sorta di libertà. Ma non tutti hanno “lo stomaco” per fare ciò!

Il transgender o tutti gli approcci e individui neutrali al gender protagonisti della contemporaneità (come si evince nell’ opera e nella vita di Justin Vivian Bond) rappresenta la libertà, l’ emancipazione dell’ individuo da una società genderizzante che divide e crea categorie, ghetti avvalendosi del gender?

“Trovo che artisti come Justin Vivian Bond, Vaginal Davis e Zachary Drucker siano davvero di grande ispirazione perché presentano un espressione del gender estremamente complessa, individualistica e fluida. Queste sono persone che sono uniche, sono la loro stessa categoria. La loro personalità cambia ogni sorta di concezione e idee sbagliate riguardo alla virilità e femminilità e mette in dubbio la loro esclusività reciproca”.

Il gender non è il sesso, un’ altra questione protagonista della pellicola, considerata strettamente legata all’ amore, all’ amore di Pierrot per Colombina, una visione romantica, questa idea fa parte di te ?

“L’ amore e la storia d’ amore offrono sempre la possibilità di trascendere il gender. Si può creare un attaccamento romantico non soltanto verso una persona, un’ idea, un movimento, un oggetto. Se l’ amore è cieco, può quindi esser cieco al gender. É una forza transcendentale”.

Quali sono i progetti che hai in cantiere?

“Sto sviluppando diversi progetti cinematografici, che includono Ulrike’s Brain, una sorta di sequel del mio film The Raspberry Reich che ha a che fare con le rivoluzionarie femministe. Lancerò anche il mio profumo nell’ arco di quest’ anno come una sorta di performance. È chiamato “Obscenity”.

Bruce LaBruce

Bruce LaBruce

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It has released the official video of new single by Canada rock band Danko JonesLegs”, a marvelous work made by the brilliant filmmaker, photographer and author Bruce LaBruce who paid homage and reinterpreted the grotesque visions of beauty and eroticism by the legendary photographer Pierre Molinier, that successfully join to his poetry, that subversive aesthetics embodying a vibrant libertine and libertarian ethic.

“LEGS”: IL ROCK DEI DANKO JONES & LE MOLINIERESCHE SUGGESTIONI SU PELLICOLA DI BRUCE LABRUCE 

Pierre Molinier

Pierre Molinier

È stato pubblicato il video ufficiale del nuovo singolo della rock band canadese Danko JonesLegs”, un meraviglioso lavoro realizzato dal brillante regista, fotografo e scrittore Bruce LaBruce che ha reso omaggio e reinterpretato la grottesche visioni di bellezza ed erotismo del leggendario fotografo Pierre Molinier, le quali si uniscono felicemente alla sua poetica, quell’ estetica sovversiva che racchiude in sé una vibrante etica libertina e libertaria.

Pierre Molinier

Pierre Molinier

Pierre Molinier

Pierre Molinier

Pierre Molinier, self-portrait

Pierre Molinier, self-portrait

Pierre Molinier self-portrait

Pierre Molinier self-portrait

Pierre Molinier self-portrait

Pierre Molinier self-portrait

Pierre Molinier, self-portrait

Pierre Molinier, self-portrait

Bruce LaBruce, photo courtesy of Bruce LaBruce

Bruce LaBruce, photo courtesy of Bruce LaBruce

Gerontophilia”, the new film by the brilliant filmmaker, author and photographer Bruce LaBruce – telling about an unusual love story between a young boy and a old, sick man and at the same time exploring and denouncing the conditions and treatment done to sick people being in the private hospitals – of whose I already talked about time ago was recently featured at the “Orizzonti” section of Venice International Film Festival. A smashing work I wish it gets the success it deserves.

“GERONTOPHILIA” DI BRUCE LABRUCE PROTAGONISTA DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA 

still image from "Gerontophilia" by Bruce LaBruce, courtesy of Bruce LaBruce

still image from “Gerontophilia” by Bruce LaBruce, courtesy of Bruce LaBruce

Gerontophilia”, la nuova pellicola del brillante regista, scrittore e fotografo Bruce LaBruce – che racconta una insolita storia d’ amore tra un giovane ragazzo e un anziano uomo malato e al tempo stesso esplora e denuncia le condizioni e il trattamento effettuato ai malati che si trovano nelle case di cura – di cui ho già parlato tempo fa è stata recentemente protagonista del Festival Internazionale del Cinema di Venezia. Un formidabile lavoro che spero ottenga il successo che merita.

Bruce LaBruce along with  Katie Boland and  Pier-Gabriel Lajoie at the Venice International Film Festival, photo courtesy of Bruce LaBruce

Bruce LaBruce along with Katie Boland and Pier-Gabriel Lajoie at the Venice International Film Festival, photo courtesy of Bruce LaBruce

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Bruce LaBruce

Bruce LaBruce

The genius Canadian filmmaker, photographer and artist Bruce LaBruce – it’s celebrated his subversive queer-core aesthetics and libertarian, libertine ethic, embodied in many films he made as “Otto, or up with dead people”, one of the movies I love most – will feature on 13th April 2013 in London at Arcola Tent, 24 Ashwin Street, 7:15 pm in the Fringe Film Festival, presenting his favorite You Tube videos, 34 clips representing his “usual obsessions – as he asserts – “and preoccupations: madness, music, homosexuality, revolution, dance, hysteria, feminism and glamour”. Bruce recently made the film “Gerontophilia”, financed by a fund-rainsing on the virtual platform Indiegogo, a black comedy which embodies an unusual romanticism, travel movie telling a story about loneliness, memories and love, featuring the love affair between a eighty years old man – Mr. Peabody – and an eighteen years old boy – Lake who has a girlfriend, gets a Summer job in a nursing home, discovering he has a fixation on old men – two old souls who , had they met each other somewhere else along the space/time continuum and might have become the perfect couple. Mr. Peabody lost the love of his life, Smitty, due to a swimming accident when we were both in twenties. The old man, alone for most part of his life, succumbs to the cruelty of the institution where he is confined, overmedicated with psychotropic drugs and sometimes tied down with restraints. His only consolation is the memories he has of Smitty that come to him almost like hallucinations as he drifts in and out of consciousness, particularly one in which the couple spend a summer’s day on the beach at the Pacific Ocean. That is the desire of the old man that becomes concrete by the journey the two men make together, giving rise to a small revolution against an unjust world. A genuine artwork by an artist who always succeeds to touch the chords of my soul.

“FRINGE! FEST FINGER FUCK!”…BRUCE LABRUCE AL FRINGE FILM FESTIVAL DI LONDRA & ALTRE MERAVIGLIE

Il geniale regista, fotografo e artista canadese Bruce LaBruce – celebre é la sua sovversiva estetica è l’ etica libertina, libertaria, racchiusa in svariate pellicole da lui realizzate quali “Otto, or up with dead people”, uno dei film che amo di più – sarà protagonista il 13 aprile 2013 a Londra presso Arcola Tent, 24 Ashwin Street, alle ore19:15 del Fringe Film Festival, presentando i suoi video preferiti di You Tube, 34 video che rappresentano le sue “solite ossessioni” – come egli afferma – “e preoccupazioni: follia, musica, omosessualità, rivoluzione, danza, isterismo, femminismo e glamour”. Bruce ha recentemente realizzato “Gerontophilia”, finanziato mediante una raccolta fondi sulla piattaforma virtuale Indiegogo, una commedia nera che racchiude in sé un insolito romanticismo, un film su un viaggio che racconta una storia di solitudine, ricordi e amore, di cui è protagonista la relazione tra un anziano uomo ottantenne – Mr. Peabody – e un vecchio ragazzo di diciotto anni – Lake che ha una ragazza, ottiene un lavoro estivo in una casa di riposo e scopre che ha una fissazione per gli uomini anziani – due anime antiche che si sono conosciute da qualche altra parte nel continuum di spazio/tempo e potevano esser divenute la coppia perfetta. Mr. Peabody ha perso l’ amore della sua vita, Smitty, a causa di un incidente di nuoto quando erano entrambi ventenni. L’ anziano, in solitudine per la maggior parte della vita, è vittima della crudeltà dell’ istituzione presso la quale è confinato, è sottoposto a un iper-trattamento di medicine psicotrope e talvolta legato con la forza. La sua unica consolazione sono i ricordi che ha di Smitty che si presentano a lui quasi come allucinazioni una volta che versa dentro e fuori dall’ incoscienza, in particolare un ricordo in cui la coppia trascorre una giornata estiva al mare nell’ Oceano Pacifico. Questo è il desiderio dell’ anziano che diventa realtà con il viaggio che i due uomini fanno insieme che dà vita a una piccola rivoluzione contro un mondo ingiusto. Un autentica opera d’arte di un artista che riesce sempre a toccare le corde della mia anima. 

http://fringefilmfest.com

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France de Griessen, Béatrice Dalle and Virginie Despentes, still image from "Into the night with..." by Bruce LaBruce

Into the night with…Béatrice Dalle and Virginie Despentes”, a German TV documentary for the ZDF/ARTE by the bright underground filmmaker Bruce LaBruce featuring the celebrated French actress Béatrice Dalle and the novelist, filmmaker Virginie Despentes who meet ourselves, spending a Winter evening in Paris, visiting the St. Rita Church in Pigalle and an art-gallery to see the performance of animal masks by the artist Paul Toupet. Here it appears also a live performance by the smashing singer France De Griessen.

 

“INTO THE NIGHT WITH…BÉATRICE DALLE AND VIRGINIE DESPENTES”, UN DOCUMENTARIO DI BRUCE LABRUCE

France de Griessen, still imagge from "Into the night with..." by Bruce LaBruce

 

Into the night with…Béatrice Dalle and Virginie Despentes”, un documentario per la televisione tedesca ZDF/ARTE del brillante regista underground Bruce LaBruce che ha quale protagonista la celebre attrice francese Béatrice Dalle e la scrittrice, regista Virginie Despentes che si incontrano, trascorrendo una serata d’inverno a Parigi, visitando la chiesa di S.ta Chiara a Pigalle e una galleria d’arte per vedere la performance con maschere di animali dell’artista Paul Toupet. Ivi appare anche una esibizione dal vivo della formidabile cantante France De Griessen.

France de Griessen, still image from "Into the night with..." by Bruce LaBruce

France de Griessen, still image from "Into the night with..." by Bruce LaBruce

France de Griessen and Béatrice Dalle, still image from "Into the night with..."by Bruce LaBruce

Still image from"Into the night with..." by Bruce LaBruce

France de Griessen, still image from"Into the night with..." by Bruce LaBruce

 

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www.francedegriessen.com

François Sagat, photo by René Habermacher

The French model and actor – recently featuring in the movie by Bruce LaBruceLA Zombie” – François Sagat interprets a postmodern Robin Hood in “Kiss & don’t tell”, editorial made by the photographer René Habermacher appearing in the Swiss magazine Das Magazin.

 “KISS & DON’T TELL”, UN EDITORIALE DI RENÉ HABERMACHER CON FRANÇOIS SAGAT

François Sagat, photo by René Habermacher

Il modello francese e attore – recentemente protagonista del film di Bruce LaBruce LA Zombie” – François Sagat interpreta un Robin Hood post-moderno in “Kiss & don’t tell”, editoriale realizzato dal fotografo René Habermacher che appare sul magazine svizzero Das Magazin.

 

François Sagat, photo by René Habermacher

 

www.dasmagazin.ch

www.renehabermacher.com

 www.francoissagat.com

Still from the France de Griessen's video "Ballerina" directed by Benoît Lelièvre: http://vimeo.com/groups/1555/videos/11605106

                                                                  http://vimeo.com/groups/1555/videos/11605106

Freedom, art, eccentricity and rock’n roll depicts France de Griessen, Belgian vibrant eclectic artist and singer of whose work “comes straight” – as she asserts – “from my heart and soul”. I’d rather die – says the artist than live in a world in which I am deprived of these things. As Patti Smith beautifully puts it in her song “Rock’n’Roll Nigger”: “I was lost in a valley of pleasure/I was lost in the infinite sea/I was lost, and measure for measure/love spewed from the heart of me/I was lost, and the cost/ and the cost didn’t matter to me/ I was lost, and the cost/ was to be outside society.”A genuine artist and amazing individual telling about herself – during a touching conversation -, succesfully making concrete all the values being joining with me along with many individuals who feel, act and live under the sign of freedom an sharing.

When did you start to be involved with music?

“I started out by creating a multimedia  theater and performance art company called “Teen Machine”. The shows would combine elements of theater, music, dance and video/super-8/photography. Then I met composer and musician Michaël Gadrat in 2003, while I was in the process of writing a concept-album about a female version of Billy The Kid. I was looking for someone to work with me on that project and he was exactly the kind of person and musician I was looking for. Teen Machine, then morphed into a duo and we toured and released the album called “Billy” in 2005. Later Michaël wanted to focus on teaching music, so our collaboration ended. I decided to embark on a solo career in the summer of 2006. Thus I asked François Shanka Maigret (from “No one is innocent” and “The Dukes”) if he would collaborate on a few songs with me for a solo EP, he said yes, and we got along musically so well that we kept the collaboration going.When I was 11 or 12, I found a copy of the New-York Dolls’ debut album in the local library and borrowed it, as I thought the cover photo looked so cool that I needed to hear this music immediately. Guys with makeup, glamourous women clothing, and punk rock’n’roll. Wow, I was hooked! I thought it was worth growing up to meet such people someday. Music has been my friend ever since, through bad and great times and I now like many different styles of music. There were times when I wanted to die and it was always music that helped me get my life back on track. Sometimes, it’s a song or even a bit of a song you hear, and your world is changed. For me, it’s like that, it’s been that important in my life. Thus I must say, even before I started to create my own music, I was involved with music: gathering influences, feelings, life experiences. It’s the same for any musician or artist I think. We watch, hear, live, feel and transform this into something to share with others”.

Music and art, two channels comunicating between themselves, that is how could be depicted your experience of expressing yourself?

“I am a pluridisciplinary artist, so yes i would say so. I need to create a whole world of my own. I guess because it was such a “complete” experience when I “met” music it has probaly influenced my vision! See, that New-York Dolls cover had it all : it was theatrical, had a vision about fashion, great design and lipstick written logo (a concept in itself since it obviously was inspired by serial killer William Heirens whose parents raised telling him that “All sex is dirty. If you touch anyone, you get a disease” http://www.francesfarmersrevenge.com/stuff/serialkillers/heirens.htm ). I love every aspect of being an artist, and how each medium can respond to another. Also, collaborations with other musicians, photographers, filmmakers, fashion designers are very important to me. Creating a thing of beauty and poetry according to my standards is what I find the most fulfilling as an artist, and I indeed feel the need to combine different ways of expressing myself to achieve that. The songs on my EP “Six Uses For a Heart” and on my upcoming LP were inspired by Andersen’s fairy tale “The Red Shoes” as I think this story is a great metaphor for the life of an artist: you need to be connected to your instincts, to “dance” because it’s your nature and you must do it, to find some sort of equilibrium between your demons and what keeps you alive and well. Which is why I wore dirty ballerina shoes with glitter on it for the photoshoot for the EP. Everything conveys a message, and I think using different ways to express something makes the message stronger”.

What are your forthcoming projects?

“A new LP, which is almost ready! And also a book with Sue Rynski (www.suerynski.com). She’s an incredible artist who has  photographed the underground Detroit scene at the end of the 70’s – Johnny Thunders, Patti Smith, Iggy Pop, Ron Asheton, Destroy All Monsters – of whose current work is totally amazing too. I met her about two years ago in Paris, and she has photographed many of my gigs, then we also did more “scheduled” photoshoots. Then came the idea to make a book with her photos and the lyrics of my songs.We are currently working on it. I recently had the honor to have my song ” I want to be you” featured on the soundtrack of Bruce LaBruce’s new movie “LA Zombie”  and he even directed the video for this song, which you can hear on the official trailer. I had been a fan for several years, and when I get to work with people whose work I adore, it means that things are going in a good direction. And for me, the good direction definitely involves people who share these values”.

LIBERTÁ ARTE, ECCENTRICITÁ E ROCK’N ROLL: FRANCE DE GRIESSEN    

 

France de Griessen

 

 Libertà, arte, eccentricità e rock’n roll dipingono France de Griessen, vibrante, eclettica artista e cantante belga il cui lavoro “proviene direttamente” – come afferma – “da cuore e anima”.”Morirei” – dice l’artista – piuttosto che vivere in un mondo in cui sono privata di queste cose. Come Patti Smith ha magnificamente inserito nella sua canzone “Rock’n’Roll Nigger”: “I was lost in a valley of pleasure/I was lost in the infinite sea/I was lost, and measure for measure/love spewed from the heart of me/I was lost, and the cost/ and the cost didn’t matter to me/ I was lost, and the cost/ was to be outside society”. Un’autentica artista e splendida individualità che si è raccontata – durante una emozionante conversazione -, concretizzando felicemente tutti i valori che accomunano me unitamente a molteplici individualità che sentono, agiscono e vivono all’insegna della libertà e condivisione”.

Quando hai iniziato ad occuparti di musica?  

“Ho cominciato creando un teatro multimediale ed una compagnia artistica di performer chiamata “Teen Machine”. Gli spettacoli avrebbero unito elementi di teatro, musica, danza e video-fotografia in super 8. Successivamente ho incontrato il compositore e musicista Michaël Gadrat nel 2003, mentre mi stavo occupando della scrittura di un concept-album su una versione femminile di Billy The Kid. Ero alla ricerca di qualcuno con cui lavorare insieme per quel progetto e costui era esattamente il tipo di individuo e musicista che stavo cercando. I Teen Machine si sono, poi trasformati in un duo e noi siamo andati in tounéee ed abbiamo pubblicato l’album chiamato “Billy” nel 2005. Successivamente Michaël voleva concentrarsi sull’insegnamento musicale, perciò la nostra collaborazione si è conclusa. Ho deciso di intraprendere la carriera da solista nell’estate del 2006. Pertanto ho chiesto a François Shanka Maigret (dei “No One Is Innocent” e “The Dukes”) se avrebbe collaborato con me per alcune canzoni per un EP da solista, ha acconsentito e abbiamo avviato una felice  collaborazione che abbiamo tuttora mantenuto. All’età di undici o dodici anni ho trovato una copia dell’album di debutto delle New-York Dolls presso la biblioteca del luogo e l’ho presa in prestito, pensando che la copertina fosse così cool sicchè avevo bisogno di ascoltare subito questa musica. Ragazzi truccati, incantevoli vestiti da donna e rock’n’roll punk. Wow, ero andata completamente in fissa! Pensavo che valesse la pena di crescere per incontrare un giorno questo tipo di persone. La musica è stata la mia amica da sempre in momenti tristi e felici e adesso apprezzo plurimi generi musicali. Ci sono stati momenti in cui volevo morire ed è stata sempre la musica che mi ha aiutato a rimettermi in carreggiata. Qualche volta è una canzone o un frammento di una canzone che si ascolta e il tuo mondo è cambiato. Per me è così, è ciò che ha avuto importanza nella mia vita. Pertanto devo dire che ancor prima che iniziassi a creare la mia musica, mi sono occupata di musica: accumulando influenze, sentimenti, esperienze di vita. Credo che ciò valga per ogni musicista o artista. Guardiamo, ascoltiamo, viviamo, sentiamo e trasformiamo tutto ciò in qualcosa da condividere con gli altri”.

 

Musica e arte, due canali che comunicano tra di loro, ciò è come potrebbe essere rappresentata la tua esperienza nell’esprimere te stessa?

“Sono un’artista multi-disciplinare, sicchè, si direi proprio che è così. Ho bisogno di creare un intero mondo che sia propriamente mio. Suppongo che sia dovuto al fatto che la musica è stata un’ esperienza così “completa” dal momento in cui ho “conosciuto” la musica, essa ha di certo influenzato il mio modo di vedere le cose! Considera che la copertina delle New-York Dolls cover aveva tutto ciò: era teatrale, aveva un formidabile visione della moda, un grande design ed il logo scritto con il rossetto (un concept in sè stesso dal momento che si ispirava ovviamente al serial killer William Heirens i cui genitori l’hanno cresciuto dicendo a lui che  “Tutto ciò che riguarda il sesso è sporco. Se tocchi qualcuno, ti ammali” http://www.francesfarmersrevenge.com/stuff/serialkillers/heirens.htm ). Amo ogni aspetto che deriva dall’essere un’artista e come ogni mezzo espressivo può rispondere a un altro. Anche le collaborazioni con altri musicisti, fotografi, registi, fashion designer sono molto importanti per me. Creare un qualcosa di bello e poetico che si basa sui miei standards è ciò che da artista trovo appagante e sento davvero l’esigenza di unire diverse modalità di espressione per realizzare tutto questo. Le canzoni del mio EP “Six Uses For a Heart” e il prossimo LP sono ispirate alla favola di  Andersen “Le scarpette rosse” poichè ritengo questa storia una grande metafora della vita di un’artista: hai bisogno di essere in contatto con i tuoi istinti per “danzare” perchè è nella tua natura e lo devi fare, trovare una specie di equilibrio tra i tuoi demoni e ciò che di mantiene vivo e ti fa stare bene. Questa è la ragione per cui ho indossato scarpette da ballo sporche cosparse di glitter per il servizio fotografico per l’ EP. Ogni cosa esprime un messaggio e credo che l’uso di diversi modi per esprimere qualcosa renda il messaggio più forte”.  

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

“Un nuovo LP che è quasi pronto! E anche un libro con Sue Rynski (www.suerynski.com), incredibile artista che ha fotografato la scena underground di Detroit alla fine degli Anni Settanta – Johnny Thunders, Patti Smith, Iggy Pop, Ron Asheton, Destroy All Monsters – il cui lavoro attuale è altrettanto meraviglioso. L’ho conosciuta circa due anni fa a Parigi ed ha fotografato molti dei miei concerti, poi abbiamo realizzato ulteriori shooting “programmati”.Successivamente è venuta l’idea di fare un libro con le sue fotografie ed i testi delle mie canzoni. Stiamo attualmente lavorando ad esso. Recentemente ho avuto l’onore di avere la mia canzone ” I want to be you” inclusa nella colonna sonora del nuovo film di Bruce LaBruce’s “LA Zombie”  che ha anche girato il video di questa canzone  ascoltabile nel trailer ufficiale. Sono stata una ammiratrice per diversi anni e quando ho avuto l’opportunità di lavorare con gente il cui lavoro adoro significa che le cose stasnno andando nella giusta direzione. E per me la direzione giusta di certo coinvolge gente che convidono questi valori. Recentemente ho avuto l’onore di avere la mia canzone ” I want to be you” inclusa nella colonna sonora del nuovo film di Bruce LaBruce’s “LA Zombie” che ha anche girato il video di questa canzone che si può ascoltare nel trailer ufficiale. Sono stata una ammiratrice per diversi anni e quando ho avuto l’opportunità di lavorare con gente il cui lavoro adoro significa che le cose stasnno andando nella giusta direzione. E per me la direzione giusta di certo coinvolge gente che convidono questi valori”. 

France de Griessen, still from her video "Ballerina" directed by Benoît Lelièvre "Revolution has your face" by France de Griessen

France de Griessen

 

“Dare” by France de Griessen

 

Revolution has your face by France de Griessen

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