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Gucci, photo courtesy of Gucci

Applauses e criticisms – as the one appeared on Facebook by the renowned TV journalist Mariella Milani  – featured in the Gucci  Fall/Winter 2018-2019 collection, presented during the Milan Fashion Week. Beyond the dissent and plaudit for the bright work made by the creative director Alessandro Michele, it has to be recognized he built and defined incisively in a couple of years a concept the brand never had. It needs to remember Gucci is born as brand of accessories which comes to shine again under the creative direction of Tom Ford, getting a great success in the realm of ready-to-wear, though the sign of the American creative director prevailed over the heritage and concept of fashion house. Later Frida Giannini (who is also an ex-student, as Michele, of the Rome Fashion and Costume Academy where I teach) increased the work in the field of wearability of the garments and worked on the communication of brand.

Alessandro Michele went beyond that, he started to implement a successful operation of branding and know-how, made concrete also in the aesthetics of flagship stores. He revolutionized the brand and gave a conceptual identity which did not exist(in the ready to wear), through an awesome work of styling and communication. The fact speak: songs as “Gucci gang” by Lil Pump and the dress-code of Italian pop band making rap music as the Dark Polo Gang express an evidence: Gucci is a luxury brand which entered into the mainstream, desired by the youth people of every age. Concerning the sign, architecture and lines strategy followed by the creative director, there is an overlap of constructions, patterns coming from the costume archive, the street, the pop, underground culture and its icons, giving often rise to new-baroque, sporty chic suggestions and defining a clear and intelligible concept of elegance made of freedom, irony and fluidity. There is not anything new in the design, instead of styling and communication of brand, I add more, it’s contemporary. Gucci tells about different stories and follows standards as the fluidity, life as theatre of the self, emphasized by grotesque suggestions as the setting of recent fashion show, a surgery room with the hand cut off heads that mark the question of human being, its hybrid identity, ego, consciousness, making use of highly symbolic elements as the eyes on the hands. An existentialism of the dress-code, it’s the one by the brand directed by Alessandro Michele which says “do what you want”(Crowleyan quote under the sign of the love as law, put under the will of individual).

Gucci, photo courtesy of Gucci

A dress to think and be. Elegance is a lifestyle, it’s not the passivity of a consumer which chooses the total-look proposed by one or many fashion designers to be or worst disguise oneself, corollary of “vanity as ready to wear of narcissism”( bright synthesis of a thought belonging to me, asserted by the celebrated art critic and curator Achille Bonito Oliva). This verticality results from a culture, the one of single brand which later becomes cult and consuming culture. Thus I disagree with the famous Mariella Milani when she says: “more than being a trend it’s already a certainty: fashion is also having a strong identity crisis. The question between the most cool fashion designers is: Do we make clothes or launch proclamations and send messages that depict the time we live in order to evidence we also are able to “tell”?”. The fashion designers are thinking individuals representing, as what they make, the “Spirit of folks” (the “Volksgeist” by jurist and philosopher Karl von Savigny, misunderstood by Adolph Hitler in the book he wrote “Mein  kampf”), as well as their tensions and emotions arising from living in a certain territory and time, therefore it’s natural to say something, something being genuine and having a sense. What Alessandro Michele says it has it. I comes back again on the words by Mariella Milani: “it is for sure a mirror of times, but is it possible fashion is doing all of this mess to sell rags”. This words seem like embodying a thought which looks at fashion as secondary discipline beside the visual arts, disqualifies and degrades it to the status of goods. Though fashion, the fashion product which is born to be sold, otherwise it does not exist is also other, it’s history, culture, elevation of the thought, it’s like an art work, it makes to think about. Why do I tell that? I wish in the forthcoming times fashion gets that dignity it had during the early Nineties, when at the Paris Museum of the Decorative Arts fashion, visual arts and design were all together, communicated between themselves, but to do that it needs going ahead and making more to dignify fashion and its culture, also and especially during dark and uncertain times where the cultural decadence, putrescence, mediocracy and obsolescence excels at many realms.

GUCCI: FLUIDITÀ E LIBERTÀ, IL SEGNO DEI TEMPI E DELLA MODA CONTEMPORANEA

 

 

Applausi e critiche – come quella apparsa su Facebook dalla autorevole giornalista televisiva Mariella Milani – sono stati i comprimari della collezione autunno/inverno 2018 di Gucci, presentata in occasione della fashion week milanese. Al di là del dissenso e del plauso verso il brillante lavoro svolto dal direttore creativo Alessandro Michele, va riconosciuto che in pochi anni costui ha costruito e definito in modo incisivo un concept che il marchio non ha mai avuto. E’ d’ uopo ricordare che Gucci nasce come marchio di accessori che ritorna a primeggiare sotto la direzione creativa di Tom Ford, riscuotendo un grande successo nell’ ambito del pret â porter, anche se è il segno del direttore creativo americano ha prevalso sull’ heritage e il concept della casa di moda. Successivamente Frida Giannini (anch’ella ex-allieva, come Michele, dell’ Accademia di Costume e Moda di Roma presso la quale insegno) ha ampliato il lavoro nell’ ambito della portabilità dei capi ed ha lavorato sulla comunicazione del marchio.

Alessandro Michele è andato oltre, ha iniziato a consolidare una felice operazione di branding e know-how, concretizzata anche nell’ estetica dei flagship store. Ha rivoluzionato il marchio e dato un’ identità concettuale che non c’era (nel pret â porter) mediante un mirabile lavoro di styling e di comunicazione. I fatti parlano: canzoni quali “Gucci gang” di Lil Pump e il dress-code di gruppi pop italiani che fanno rap quali i Dark Polo Gang esprimono un evidenza: Gucci è un marchio di lusso entrato nel mainstream, desiderato da giovani di tutte le età. Quanto al segno, all’ architettura e strategia delle linee seguita dal direttore creativo, si ritrova una sovrapposizione di costruzioni, patterns provenienti dall’ archivio di costume, dalla strada, dalla cultura pop, underground e dalle sue icone che sovente danno vita a suggestioni neo-barocche, sporty-chic e delineano un’ idea chiara ed intelleggibile di eleganza fatto di libertà, ironia e fluidità. Non c’è nulla di nuovo nel design, diversamente dallo styling e comunicazione del marchio, aggiungo ancor di più, è contemporaneo. Il marchio racconta storie diverse e segue dei parametri ben chiari: la fluidità, la vita come teatro del sé, enfatizzato da suggestioni grottesche come il setting della recente sfilata, una sala operatoria con teste mozzate a portata di mano che rimarcano il discorso sull’ essere, sulla sua identità ibrida, sull’ io, sulla consapevolezza, unitamente ad elementi altamente simbolici come gli occhi sulle mani. Un esistenzialismo vestimentario, quello del marchio diretto da Alessandro Michele che parla e dice “do what you want”( “fai ciò che vuoi” celebre aforisma Crowleyano all’ insegna dell’ amore quale legge, sovraordinato alla volontà dell’ individuo).

Gucci, photo courtesy of Gucci

Un abito per pensare ed essere. L’ eleganza è uno stile di vita pensante, non è la passività di un consumatore che si adagia al total-look proposto da uno o più fashion designer per essere o peggio travestirsi, corollario della “vanità quale pret â porter del narcisismo”(felice sintesi di un pensiero che mi appartiene, sapientemente espresso dal celebre critico d’ arte e curatore Achille Bonito Oliva). Questa verticalità è il risultato di una cultura, quella del singolo marchio che poi diventa culto, cultura del consumo. Pertanto dissento dalla illustre Mariella Milani quando afferma che “più che una tendenza ormai è una certezza: anche la moda è in preda a una violenta crisi di identità. La domanda che circola fra i designers più cool è: facciamo vestiti o lanciamo proclami e mandiamo messaggi che rappresentino il tempo che viviamo in modo da dimostrare che anche noi possiamo “dire” qualcosa?”. I fashion designer sono individui pensanti che, come ciò che fanno, rappresentano lo spirito del popolo ( il “Volksgeist” del giurista e filosofo Karl von Savigny, male interpretato da Adolph Hitler nel suo libro “Mein  kampf”), nonché le loro tensioni ed emozioni derivanti dal vivere in un dato territorio e tempo, sicché è naturale il dire qualcosa, ma qualcosa di autentico e sensato. Il discorso di Alessandro Michele lo è. Mi soffermo nuovamente sulle parole di Mariella Milani: “sarà pure specchio dei tempi, ma possibile che ci si metta anche la moda a fare tutto sto casino per vendere stracci”. Sembra che queste parole racchiudano un pensiero che guarda alla moda come disciplina di secondo grado rispetto alle arti visive, la dequalifica e degrada allo status di merce. Eppure la moda, il prodotto moda che nasce per esser venduto altrimenti non esiste è anche altro, è storia, è cultura, è elevazione di pensiero, come un’ opera d’ arte, fa pensare. Perché dico ciò? Mi auguro che nei tempi a venire la moda acquisti quella dignità che aveva nei primi del Novecento, quando al Musée Des Art Décoratifs di Parigi, la moda, le arti visive e il design erano tutti insieme, comunicavano tra di loro, ma per far questo è necessario andare avanti e fare di più per dignificare la moda e la sua cultura, anche e soprattutto in tempi oscuri e incerti in cui la decadenza culturale, la putrescenza, la mediocrazia e l’ obsolescenza primeggia in molti ambiti.

www.gucci.com

Cinzia Malvini, Furio Francini, Frida Giannini, photo by N

Cinzia Malvini, Furio Francini, Frida Giannini, photo by N

A celebration, the 50th birthday of Rome Costume & Fashion Academy, which coincided with the opening of its new academic year and with the launch of book “Accademia Costume & Moda 1964-2014” by Maria di Napoli Rampolla and Antonio Mancinelli, was recently held in Rome at the Rome Costume & Fashion Academy. The afternoon event was under the sign of fashion. There were many celebrated personas from the fashion realm as Beppe Modenese, Anna Fendi, Piero Tosi, Adriano Franchi, Fabiana Balestra, Fabio Quaranta, Deanna Ferretti Veroni, Laura Lusuardi, Donata Sartorio, Alessandra Spalletti, Maria Luisa Frisa, the ex-alumni of Academy Tommaso Aquilano, Maurizio Galante and Sylvio Giardina. Here it was hosted a talk moderated by Cinzia Malvini which featured the creative director of Gucci fashion house Frida Giannini, who was a student of Academy. The fashion designer talked about creativity as “result of a team work”. Concerning young creatives she is focused on “observing the hand, the way they draw, as the instinct and vision of free hand makes the difference”. She talked about her experience made working at Fendi fashion house “where she learnt to be in place as today it’s important how to approach”, considering there is a Wikipedia culture today in many realms”. A video, introduced by Cinzia Malvini told about the Women association she launched and an live music event featuring Beyonce, Rita Ora, Jessie J, Florence & the Machine and many others. The association made concrete over 390 projects supporting the women. The talk with Frida Giannini ended with her suggestion for the student: let’s study, work hard and have fun”. Later, another ex-alumnus, the fashion journalist Antonio Mancinelli talked about his experience. He wanted to work as fashion designer and during the study at the Academy he changed his path and came to the journalism. He considered the wearability as value and result of a suggestion given him in the form of a question by Rosana Pistolese, the founder of Academy, arising from the view of a creation he made: “is it wearable?”, she asked him. Antonio said yes, it was, but naturally it was not. And since this experience, that became a paradigm to look at fashion, “something which always features in the Gucci collections Frida made, the wearability, their being wearable and super glamourous”. He considered “Rosana Pistolese as a kind of human Facebook, as she catalysed a series of important personas”. Later it was told about the book celebrating the fifty years of Academy, a book made with the support and collaboration with Altaroma and Alcantara along with the initiatives of Academy as the creations of the ex-alumni Association in order to give them working opportunities. A successful event depicting the laudable work of a bright Institution.

UNA CELEBRAZIONE & L’ INAUGURAZIONE DELL’ ANNO ACCADEMICO DELL’ ACCADEMIA DI COSTUME & MODA DI ROMA

Cinzia Malvini, Antonio Mancinelli and Beppe Modenese, photo by N

Cinzia Malvini, Antonio Mancinelli and Beppe Modenese, photo by N

Una celebrazione, il 50° compleanno dell’ Accademia di Costume & Moda di Roma, in concomitanza con l’ apertura del suo nuovo anno accademico e la presentazione del libro “Accademia Costume & Moda 1964-2014” a cura di Maria di Napoli Rampolla e Antonio Mancinelli, si è recentemente tenuta a Roma presso l’ Accademia di Costume e Moda di Roma. L’ evento pomeridiano è stato all’ insegna della moda. Presenti molteplici celebri personaggi della moda quali Beppe Modenese, Anna Fendi, Piero Tosi, Adriano Franchi, Fabiana Balestra, Fabio Quaranta, Deanna Ferretti Veroni, Laura Lusuardi, Donata Sartorio, Alessandra SpallettiMaria Luisa Frisa, gli ex-allievi dell’ Accademia Tommaso Aquilano, Maurizio Galante e Sylvio Giardina. Ivi è stato ospitato un talk moderato dalla giornalista Cinzia Malvini di cui è stato protagonista il direttore creativo della casa di moda Gucci Frida Giannini, che è stata una studentessa dell’ Accademia. La fashion designer ha parlato di creatività come “risultato di un lavoro di gruppo”. Riguardo ai giovani creativi si è concentrata sull’ “osservare la mano, il modo in cui disegnano, perché l’ istinto e la visione della mano libera fà la differenza”. Ha raccontato la sua esperienza di lavoro presso la casa di moda Fendi “dove ha imparato a stare al proprio posto, poiché oggi è importante come comportarsi”, considerando che “oggi c‘ è una cultura da Wikipedia un po’ su tutti i fronti”. Un video, presentato da Cinzia Malvini parlava dell’ Associazione per le Donne da lei lanciata e di un evento musicale con  Beyonce, Rita Ora, Jessie J, Florence & the Machine e molti altri. L’ associazione ha concretizzato più di 390 progetti a sostegno delle donne. Il talk con Frida Giannini si è concluso con un simpatico monito da lei dato  agli studenti: “studiate, impegnatevi e divertitevi”. Successivamente, un altro ex-allievo, il giornalista di moda Antonio Mancinelli ha parlato della sua esperienza all’ Accademia. Voleva lavorare come fashion designer e durante gli studi all’ Accademia ha cambiato il suo percorso ed è approdato al giornalismo. Costui ha preso in considerazione la portabilità come valore e risultato di un suggerimento a lui dato in forma di domanda da Rosana Pistolese, la fondatrice dell’ Accademia, derivante dalla visione di una sua creazione: “lo indosseresti?”, chiese a lui. Antonio rispose di si, ma naturalmente il capo non era indossabile. E a partire da questa esperienza, ciò è divenuto un suo paradigma per guardare la moda e qualcosa che appare sempre nelle collezioni Gucci realizzate da Frida: la indossabilità, l’ esser portabili e super glamourous. Riteneva “Rosana Pistolese una sorta di Facebook umano, perché catalizzava una serie di personaggi importanti”. A seguire si è parlato del libro che celebra i cinquanta anni dell’ Accademia, un libro realizzato con il sostegno e la collaborazione di Altaroma ed Alcantara unitamente alle iniziative dell’ Accademia quali la creazione di un’ Associazione di ex-alunni al fine di offrire opportunità lavorative. Un felice evento che ritrae il lodevole lavoro di una brillante istituzione.

Beppe Modenese, Fiamma Lanzara, Maria Luisa Frisa, photo by N

Beppe Modenese, Fiamma Lanzara, Maria Luisa Frisa, photo by N

Piero Tosi and Anna Fendi, photo by N

Piero Tosi and Anna Fendi, photo by N

Two Adrien: Adriano Franchi and Adrien Roberts, photo by N

Two Adrien: Adriano Franchi and Adrien Roberts, photo by N

Fabiana Balestra and Lupo Lanzara, photo by N

Fabiana Balestra and Lupo Lanzara, photo by N

Details talking about the Academy and its founder, Rosana Pistolese, photo by N

Details talking about the Academy and its founder, Rosana Pistolese, photo by N

Me, myself and I along with Alessandra Spalletti, photo by N

Me, myself and I along with Alessandra Spalletti, photo by N

www.accademiacostumeemoda.it

Suzy Menkes, photo by Luca Reali

Africa, its potentialities along with the experiences of Mediterranean Countries will feature in the Herald Tribune International Luxury Conference, yearly event organized by the celebrated journalist Suzy Menkes appearing as moderator during the talks that will be held in Rome from 15th to 16th November 2012 in Rome at the Hotel dei Cavalieri, including as panelists renowned personas and experts as Ilaria Venturini Fendi, pioneer ethical fashion designer and sustainability activist, creator of brand Carmina Campus, Simone Cipriani from the International Trade Centre (ITC, an UN agency), Franca Sozzani as emabassador of no-profit association Fashion 4 Development, Ali and Bono Vox, founders of brand Edun, Silvia Venturini Fendi, fashion designer of Fendi and President of Altaroma – who has successfully made concrete and is making concrete a relevant work in the renewal and internationalization of fashion in Rome, showcasing and promoting the art of craftsmanship and emerging fashion designers -, Raffaello Napoleone, Vivienne Westwood, Frida Giannini, Renzo Rosso, Francesco Trapani, Giambattista Valli, Livia Firth, Pier Paolo Piccioli, Maria Grazia Ciuri, Manolo Blahnik, Diego Della Valle, Jean Paul Gaultier, Donatella Versace, Farida Khelfa, Uchè Okonkwo and many others. A bright chance to think about what it has done and could be done to emancipate Africa – being paradoxically such rich of culture (www.youtube.com/watch?v=FPZGpOYfBWI) and sources – from poverty by fashion and create welfare for all – under the sign of the idea of sharing -, not for just few ones, hopefully avoiding to iterate the charitable logics of new-colonialism.

L’ AFRICA E LE SUE POTENZIALITÀ ALLA CONFERENZA INTERNAZIONALE SUL LUSSO DELL’ HERALD TRIBUNE

Ilaria Venturini Fendi and me

L’ Africa, le sue potenzialità unitamente alle esperienze dei Paesi mediterranei saranno protagonisti della Conferenza Internazionale sul Lusso dell’ Herald Tribune, evento a cadenza annuale, organizzato dalla celebre giornalista Suzy Menkes che apparirà nelle vesti di moderatore dei talk che si terranno a Roma dal 15 al 16novembre 2012 a Roma presso l’ Hotel dei Cavalieri che includerà quali relatori rinomati personaggi ed esperti quali Ilaria Venturini Fendi, pionieristica designer di moda ethical e attivista della sostenibilità, creatrice del brand Carmina Campus, Simone Cipriani dell’ International Trade Centre (ITC, una agenzia dell’ ONU), Franca Sozzani nelle vesti di ambasciatrice dell’ associazione no profit Fashion 4 Development, Ali e Bono Vox, fondatori del brand Edun, Silvia Venturini Fendi, fashion designer di Fendi e Presidente di Altaroma – che ha felicemente concretizzato e concretizza una significativa opera di rinnovamento e internazionalizzazione della moda a Roma, esponendo e promuovendo l’ arte dell’ artigianalità ed i designer emergenti -, Raffaello Napoleone, Vivienne Westwood, Frida Giannini, Renzo Rosso, Francesco Trapani, Giambattista Valli, Livia Firth, Pier Paolo Piccioli, Maria Grazia Ciuri, Manolo Blahnik, Diego Della Valle, Jean Paul Gaultier, Donatella Versace, Farida Khelfa, Uchè Okonkwo e molti altri. Una brillante occasione per pensare a ciò che è stato fatto e potrebbe essere fatto per emancipare l’ Africa –  che é paradossalmente così ricca di cultura  (www.youtube.com/watch?v=FPZGpOYfBWI) e risorse – dalla povertà mediante la moda , creare benessere per tutti – all’ insegna dell’ idea della condivisione -, non soltanto per pochi, sperabilmente evitando di reiterare le caritatevoli logiche del neo-colonialismo.

Silvia Venturini Fendi and me

www.ihtconferences.com

Sofia Gnoli, celebrated fashion journalist, historian, fashion curator and Professor released today her new book “Moda, dalla nascita della haute couture a oggi” (Carocci, 34,00 Euros), telling about the history of fashion from its rise to contemporary fashion, talking about the most important designers and changes arisen from the realm of fashion. A book to have, precious source of fashion culture, something should – during those dark times especially – be increased in Italy about which the bright author told, focusing on something I deeply agree with her: the recognition of full scientific dignity to fashion in Italy”.

What are the ten-day periods decades and creatives, featuring in your latest book do you think that have emblematically marked Italian fashion?

“It’s hard identifying one only ten-day period. I think every historical age had its own importance. The Thirties were fundamental for giving rise to the consciousness it could exist an Italian fashion being independent from the French one. It has been the time where it has created the National Institution of Fashion, the first public institution for supporting and promoting the Italian fashion, it has been the time of autarchy and genius inventions by Salvatore Ferragamo. Italian fashion during the Forties starts shamefully emerging with names as Marucelli, Fontana sisters, Simonetta Colonna di Cesarò, Fernanda Gattinoni. It has been in the following ten-year period, the Forties, resulting from the Hollywood on Tevere in Rome and the Pitti White Hall in Florence, the great international recognition of Italian style and the rise of fashion boutique with Emilio Pucci, etc. and so on, arriving after the mid-Sixties to the emerging made in Italy, evidencing every ten-day period had its own main features and innovations”.

What do you think of contemporary made in Italy – haute couture, ready-to-wear, demi.couture – and what are its main features?

“After a stop started in the Nineties where it didn’t feature a new generation of creatives, except phenomenons as Antonio Marras and Ennio Capasa, creator of Costume National, didn’t feature new great creatives, it arose from a new heterogeneous generation of Italian creatives in the first ten-day period of Twenty-first century. Someone, working as consultants or having worked as consultant for others brands, established their own brand as Marco De Vincenzo, Giambattista Valli and Sergio Zambon. Other ones became creative directors of renowned international names as Giannini (Gucci), Riccardo Tisci (Givenchy) e Marco Zanini (Rochas). Other ones also held their brand, being or being been creative director of famous brand: Tommaso Aquilano and Roberto Rimondi, Gabriele Colangelo, Francesco Scognamiglio. All of the names evidence how Italian creativity, due to its perfect balance between dream and reality, marketing and fantasy, continues being one of the most desirable ones”.

What are the project you are going to develop?

“The thing I care very much is to improve the culture of Italian fashion. I think our Country should focus on that much more. In fact the fashion in Italy, though it’s one of the biggest entries of turnover, is still  smugly considered in some universities, instead it’s very important. The fashion studies in Italy, comparing them with countries as England, USA and France, are very behind. Then the space given by institution to cultural events, concerning fashion is very little. Instead there are important museums abroad having fashion areas as the New York Metropolitan Museum of the Arts or London Victoria & Albert Museum. Unfortunately in Italy there isn’t anything like that. It’s very hard and dangerous setting up a fashion exhibition, though it’s a really charming work, in fact is one of my forthcoming projects. In fact here in Italy the scientific standards of this subject aren’t codified. I think it’s often forgotten fashion is not an issue about  ruffles and furbelows where everyone can improvise. Fashion is a more serious issue than is commonly considered…”.

“MODA. DALLA NASCITA DELLA HAUTE COUTURE A OGGI”, IL NUOVO LIBRO DI SOFIA GNOLI

Sofia Gnoli

Sofia Gnoli, celebre giornalista, storica della moda, fashion curator e docente ha pubblicato oggi il suo nuovo libro “Moda, dalla nascita della haute couture a oggi” (Carocci, 34,00 Euro) che narra la storia della moda dalla sua nascita alla moda contemporanea, parla dei più importanti designer e dei cambiamenti sorti nell’ ambito della moda. Un libro da avere, preziosa fonte di cultura della moda, qualcosa che dovrebbe essere incrementata – specialmente durante questi tempi oscuri – in Italia della quale la brillante autrice ha parlato, concentrandosi su qualcosa che condivido profondamente: il riconoscimento di piena dignità scientifica alla moda in Italia.

Quali sono le decadi e i creativi, protagonisti del tuo ultimo libro che ritieni abbiano segnato in modo emblematico la moda italiana?

“Difficile individuare un unico decennio. Trovo che ogni momento storico abbia avuto una sua importanza. Gli anni Trenta sono stati fondamentali per far nascere negli italiana la consapevolezza che una moda italiana indipendente da quella francese poteva esistere. Sono stati gli anni in cui è stato creato l’Ente Nazionale della Moda, la prima istituzione pubblica volta a sostenere e promuovere la moda italiana, sono stati gli anni dell’autarchia e delle geniali invenzioni di Salvatore Ferragamo. Negli anni Quaranta la moda italiana, con nomi come Germana Marucelli, Sorelle Fontana, Simonetta Colonna di Cesarò, Fernanda Gattinoni, inizia timidamente ad emergere. Nel decennio successivo, grazie alla Hollywood sul Tevere a Roma e alla Sala Bianca di Pitti a Firenze ci sono stati il grande riconoscimento internazionale dello stile italiano e l’affermarsi della moda boutique con Emilio Pucci, ecc. E così via per arrivare nella seconda metà dei Settanta all’emergente made in Italy. Insomma ogni decennio ha avuto le sue peculiarità e le sue innovazioni…”.

Cosa pensi del made in Italy contemporaneo – alta moda, pret-à-porter e demi-couture – e quali sono i suoi tratti più salienti?

“Dopo una battuta d’arresto iniziata negli anni Novanta, durante i quali, a parte i fenomeni di Antonio Marras ed Ennio Capasa, mente di Costume National, non si sono affermati nuovi grandi creativi, nel corso del primo decennio del Duemila è emersa una generazione di creatori italiani dal carattere eterogeneo. Alcuni, pur effettuando o avendo effettuato consulenze per altri marchi, hanno fondato una loro linea, è il caso di Marco De Vincenzo, Giambattista Valli e Sergio Zambon. Altri sono diventati direttori artistici di importanti griffe internazionali come Frida Giannini (Gucci), Riccardo Tisci (Givenchy) e Marco Zanini (Rochas). Altri ancora hanno mantenuto la loro linea pur essendo o essendo stati art director di noti brand: Tommaso Aquilano e Roberto Rimondi, di Gabriele Colangelo, Francesco Scognamiglio. Tutti nomi che dimostrano come la creatività italiana, per il suo perfetto equilibrio tra realtà e sogno, tra marketing e fantasia, continui a essere tra le più ambite”.

Quali sono i progetti che hai in cantiere?

“Valorizzare la cultura della moda italiana è la cosa che mi sta più a cuore. Trovo che il nostro Paese dovrebbe concentrarsi sempre più in questo senso. In Italia infatti, nonostante sia una delle voci più ingenti del fatturato, la moda è ancora guardata con una certa sufficienza in alcuni ambiti accademici, mentre invece è importantissima. Da noi i fashion studies, rispetto a paesi quali l’Inghilterra, gli Stati Uniti e la Francia, sono molto indietro. Inoltre lo spazio che le istituzioni concedono a iniziative culturali concernenti la moda è molto ridotto. Mentre all’estero ci sono importanti musei con sezioni di moda, è il caso del Metropolitan Museum of the Arts di New York o del Victoria & Albert Museum di Londra. In Italia purtroppo non abbiamo nulla del genere. Inoltre, anche se fare una mostra di moda è senz’altro affascinante, non a caso è uno dei miei prossimi progetti, è molto difficile e pericoloso. Da noi infatti i parametri scientifici di questa disciplina sono ancora poco codificati. Trovo che ci si dimentichi un po’ troppo spesso che la moda non è una questione di volants e falpalà, dove chiunque si può improvvisare. La moda è una cosa molto più seria di quanto si pensi…”.

Crocera Lloyd, Illustrazione Italiana, 6th August 1963

Salvatore Ferragamo and Joan Crawford, 1923, courtesy of Salvatore Ferragamo

Christian Dior along with his collaborators in Avenue Montaigne, courtesy of Christian Dior

Sketch by Capucci, 2011, courtesy of Capucci Foundation

Simonetta Colonna di Cesarò trying a dress for Theo Graham, 1961, photo Leombuno Bodi, courtesy of Archivio Saraceni

Kim Novak wearing a dress by Fernanda Gattinoni, 1957, courtesy of Gattinoni archive

Giuliana Cohen Camerino and Salvador Dalì, 1974, courtesy of Roberta di Camerino archive

Antonia Dell'Atte Fall/Winter 1984-1985, photo by Aldo Fallai, courtesy of Giorgio Armani

Sketch by Gianfranco Ferrè haute-couture Fall/Winter 1986-1987, courtesy of Gianfranco Ferré Foundation

Antonio Marras Spring/Summer 1988, courtesy of Antonio Marras

 

Liz Hurley at the set of “Bedazzled” (2000) wearing the Baguette by Fendi, courtesy of Fendi

 

Prada Spring/Summer 1996, courtesy of Prada

Fiat 500C by Gucci

It has started the “500c by Gucci” in tour from Saint Tropez at Place Celli, event where it has showcased the legendary car by Fiat of whose suggestive shape, pays homage to its old model, enriched by details as the logo, the two-colored Frau leather car seats, prints and colors evoking the celebrated luxury Florentine brand Gucci. It completes the event the launch of a travel accessories collection – as little items made of leather sweat-suits, eyewear and watches – and the Ipad application “Fiat 500C by Gucci” available for free at the Apple Store in the new version 1.2 and the magazine “World 500C by Gucci”, including sections that regard fashion shows and events, featuring “Fiat 500C by Gucci” along with another one focused to the most exclusive restaurants suggested by Frida Giannini, the creative director of brand. The tour will follow crossing the Europe, moving to Berlin in Friedrichstrasse/Checkpoint Charlie from 8th to 14th September 2011, in Barcelona at Plaza Catalunya from 25th September to 2nd October 2011, in London at Covent Garden from 16th to 23rd October 2011 and later in Geneva at Place du Rhone/Place del la Fusterie/Place de Longemalle from 23rd to 30th October 2011. A parallel tour will be held also in Italy in Rome at Piazza San Lorenzo in Lucina from 19th October to 1st  November 2011, in Florence at Piazza della Repubblica from 19th to 26th September 2011 and in the end in Milan at Piazza Duomo from 8th to 16th October 2011. A not to be missed event to enjoy the result of a smashing collaboration under the sign of Italian fashion and tradition.

MODA A QUATTRO RUOTE: LA “500C BY GUCCI” IN TOUR A SAINT TROPEZ

500 by Gucci

È iniziato il “500C by Gucci” in tour da Saint Tropez presso Place Celli, evento in cui é stata presentata la leggendaria automobile della Fiat la cui suggestiva forma rende omaggio al suo vecchio modello, arricchito da dettagli quali il logo, i sedili in pelle Frau bicolore, stampe e colori che evocano il celebre marchio di lusso fiorentino Gucci. Completa l’evento il lancio di una collezione di accessori da viaggio – quali piccoli oggetti in pelle, tute sportive, occhiali ed orologi – come anche l’application per l’Ipad “Fiat 500C by Gucci”, disponibile gratuitamente presso l’ Apple Store nella nuova versione 1.2 ed il magazine “World 500C by Gucci” che include sezioni afferenti sfilate ed eventi di cui è protagonista la “Fiat 500C by Gucci” ed un’altra, dedicata ai ristoranti più esclusivi segnalati da Frida Giannini, il direttore creativo del brand. Il tour proseguirà, attraversando l’ Europa, spostandosi a Berlino in Friedrichstrasse/Checkpoint Charlie dall’ 8 al 14 settembre 2011, a Barcellona in Plaza Catalunya dal 25 settembre al 2 ottobre 2011, a Londra in Covent Garden dal 16 al 23 ottobre 2011 e successivamente a Ginevra in Place du Rhone/Place del la Fusterie/Place de Longemalle dal 23 al 30 ottobre 2011. Un tour parallelo si terrà anche in Italia  a Roma in Piazza San Lorenzo in Lucina dal 19 ottobre all’ 1 novembre 2011, a Firenze in Piazza della Repubblica dal 19 al 26 settembre 2011 ed infine a Milano in Piazza Duomo dall’ 8 al 16 ottobre 2011. Un evento imperdibile per apprezzare il risultato di una formidabile collaborazione all’insegna della moda e tradizione italiana.

Fiat 500 by Gucci

Fiat 500 by Gucci

Fiat 500 by Gucci

Fiat 500 by Gucci

Fiat 500 by Gucci

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Una nuova moda italiana”(Pitti Discovery/Marsilio € 34.00), magnificent essay on contemporary Italian fashion by the bright Maria Luisa Frisa – celebrated fashion curator and chief of Degree Course in Fashion Design at the University IUAV of Venice – redefining and reinterpreting the Made in Italy and its most emblematic personas which will be presented on 26th Fabruary 2011 from 3:30 to 5:30 in Milan at Nhow Lounge Hotel – event featuring the author along with Stefano Tonchi, Angelo Flaccavento, Paola Nicolin and Silvia Robertazzi and it will be released on 2nd March 2011. The book is a suggestive search, including 814 images and files, documenting the fashion shows and biography of designers – as Albino, Tommaso Aquilano and Roberto Rimondi, Boboutic, Gianluca Capannolo, Maria Grazia Chiuri and Pier Paolo Piccioli, Gabriele Colangelo, Carlo Contrada, Vincenzo De Cotiis, Marco De Vincenzo, Roberta Furlanetto, Bianca Maria Gervasio, Frida Giannini, Massimiliano Giornetti, Sara Lanzi, Leitmotiv, Renato Montagner, Rodolfo Paglialunga, Stefano Pilati, Fabio Quaranta, Mariavittoria Sargentini, Alessandro Sartori, Francesco Scognamiglio, Gianni Serra, Riccardo Tisci, Isabella Tonchi, Giambattista Valli, Franco Verzì, Sergio Zambon and Marco Zanini – made by Angelo Flaccavento, tells about the individual creative strategies, the changes in making fashion, exploring the creativity of designers  by a concept oriented approach, often successfully evidencing their eclecticism and multidisciplinarity. A precious source of culture for all the ones – not just fashion industry addicts, critics and enthusiast ones – who want to know, discover, enjoy the Made in Italy and deeply understand the contemporary times.

“UNA NUOVA MODA ITALIANA”, UN LIBRO SULLA MODA ITALIANA CONTEMPORANEA DI MARIA LUISA FRISA

Una nuova moda italiana” (Pitti Discovery/ Marsilio € 34.00), magnifico saggio sulla moda contemporanea italiana della brillante Maria Luisa Frisa – celebre fashion curator e responsabile del Corso di Laurea di Design della Moda presso l’ Università IUAV di Venezia – che ridefinisce e rinterpreta il Made in Italy ed i suoi più emblematici personaggi che sarà presentato il 26febbraio 2011 dalle 15:30 alle 17:30 a Milano presso il Nhow Lounge Hotel – evento di cui sarà protagonista l’autrice unitamente a Stefano Tonchi, Angelo Flaccavento, Paola Nicolin e Silvia Robertazzi e sarà pubblicato il 2 marzo 2011. Il libro è una suggestiva ricerca che include 814 immagini e schede che documentano le sfilate ed anche le biografie dei designer – quali Albino, Tommaso Aquilano e Roberto Rimondi, Boboutic, Gianluca Capannolo, Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli, Gabriele Colangelo, Carlo Contrada, Vincenzo De Cotiis, Marco De Vincenzo, Roberta Furlanetto, Bianca Maria Gervasio, Frida Giannini, Massimiliano Giornetti, Sara Lanzi, Leitmotiv, Renato Montagner, Rodolfo Paglialunga, Stefano Pilati, Fabio Quaranta, Mariavittoria Sargentini, Alessandro Sartori, Francesco Scognamiglio, Gianni Serra, Riccardo Tisci, Isabella Tonchi, Giambattista Valli, Franco Verzì, Sergio Zambon e Marco Zanini – realizzato da Angelo Flaccavento, racconta le strategie creative individuali, i cambiamenti nel fare moda, esplorando la creatività dei designer mediante un approccio concept oriented che sovente dimostra felicemente il loro eclettismo e la multidisciplinarità. Una preziosa fonte di cultura per tutti coloro – non soltanto gli addetti al settore dell’industria della moda, i critici e gli entusiasti – che vogliono conoscere, scoprire, apprezzare il Made in Italy e comprendere in profondità la contemporaneità.

Aquilano Rimondi Fall/Winter 2008/2009

Marco De Vincenzo Spring/Summer 2011

Gianni Serra Spring/Summer 2010

Giambattista Valli Spring/Summer 2008

Albino Fall/Winter 2009

Gianluca Capannolo Fall/Winter 2009

Colangelo Fall/Winter 2008-2009

Riccardo Tisci

Leitmotiv 2007

Fabio Quaranta Fall/Winter 2006/2007

Rodolfo Paglialunga for Vionnet Spring/Summer 2011

Maria Luisa Frisa