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photo courtesy of artnet.com

Curators at the London museum connect the group’s distinctive visual identity to strategies employed by the Suffragettes.

Naomi Rea

A bold hourglass symbol signaling that time is running out for the planet efficiently communicates the mission of the climate change activist group Extinction Rebellion, which has staged mass protests across the globe over the past eight months. Now, the group’s unique iconography has earned it a place in a museum collection: the Victoria & Albert Museum in London recently acquired a series of objects communicating its unique design aesthetic.

“Design has been key to Extinction Rebellion’s demands for urgent action on climate change,” the museum’s senior curator of design and digital, Corinna Gardner, said in a statement.

The artifacts were collected as part of the museum’s “rapid response collecting” initiative, which documents and displays designs addressing landmark contemporary events. The collection, which started in 2014, now comprises more than 30 objects, including a protest umbrella from Hong Kong’s 2014 Umbrella Movement.

 

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Extinction Rebellion’s logo was originally designed by the street artist ESP in 2011. The symbol was adopted (with permission) by the movement, which also goes by the shorthand XR, in 2018. The objects to join the V&A’s collection include flags emblazoned with the symbol carried at mass demonstrations; a rare original example of the official declaration that was released alongside the group’s first action in London; and open-source materials the group has made available to download online.

By making the brightly colored prints and punchy slogans widely available for download, Gardner says the movement has been able to empower people to get involved on their own while ensuring a consistent visual identity and message for the global movement. Gardner likens the design approach to that of the Suffragettes, who encouraged supporters to wear purple, green, and white to communicate their cause.

 

Extinction Rebellion has been staging nonviolent public actions in cities around the world since October 31 last year, when more than 1,500 people assembled in London’s Parliament Square to announce a Declaration of Rebellion against the UK government, calling for urgent action on climate change. Their demands prompted the government to declare a “climate and ecological emergency” on May 1 and commit to reducing emissions to net zero by 2025. XR now has more than 363 active groups in 59 countries, including Spain and South Africa.

The activist organization also has its own arts group that oversees its strategic designs. Unifying visual elements include the Extinction Symbol, the XR logotype, a 12-tone color palette influenced by pop artist Eduardo Paolozzi, and two custom two fonts, “FUCXED” and “Crimson.”

The Extinction Rebellion Arts Group is pleased that the V&A is showing their work for free. “The Climate and Ecological emergency is THE issue of our time and art and design is crucial to our non-violent actions and communication,” said Clive Russell, a representative for the group, in a statement. “We call on all artists and designers to think beyond the bullying constraints of commercial drudgery and join us in rebellion.”

 

IL V&A HA ACQUISITO SEGNI, CARATTERI E SIMBOLI MESSI A PUNTO DAL GRUPPO DI ATTIVISTI DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO EXTINCTION REBELLION

 

photo courtesy of artnet.com

I curatori del museo di Londra Victoria & Albert collegano la distintiva identità visiva del gruppo alle strategie usate dalle Suffragette.

Naomi Rea

Un simbolo di una clessidra in neretto per segnalare che il tempo per il pianeta sta per finire comunica in modo efficace la missione del gruppo di attivista per il cambiamento climatico Extinction Rebellion, il quale ha allestito proteste di massa per il globo da più di otto mesi fa. Adesso l’ iconografia unica del gruppo ha guadagnato un posto nella collezione di un museo: il Victoria & Albert Museum a Londra ha recentemente acquisito una serie di oggetti che comunicano la sua unica estetica di design.

“Il design è stato la chiave per le richieste di Extinction Rebellion finalizzate a una azione tempestiva in merito al cambiamento climatico”, il senior curator di design e digital del museo Corinna Gardner ha così affermato in una dichiarazione.

Gli artefatti sono stati raccolti come parte della “rapida risposta a collezionare” dell’ iniziativa museale che documenta e mostra i disegni facenti riferimento agli eventi contemporanei. La collezione, che ha avuto inizio nel 2014, comprende ora più di una trentina di oggetti, comprensivi di un ombrello di protesta proveniente dall’ Umbrella Movement del 2014 di Hong Kong.

 

Il logo di Extinction Rebellion è stato originariamente disegnato dallo street artist ESP nel 2011. Il simbolo è stato adottato ( previa autorizzazione) dal movimento, a cui segue anche l’ abbreviazione XR nel 2018. Gli oggetti che entrano a far parte della collezione del V&A includono bandiere che hanno inciso il simbolo portato alle dimostrazioni di massa, un raro esemplare originale della dichiarazione ufficiale pubblicata contemporaneamente alla prima azione dimostrativa del gruppo a Londra; e materiali open-source che il gruppo ha reso disponibili per il download online.

Rendendo le stampe brillantemente colorate ed i vibranti slogan ampiamente disponibili per il download, Gardner sostiene che il movimento è stato capace di incoraggiare la gente ad esser coinvolti individualmente e al tempo stesso assicurare una significativa identità visiva e un messaggio per il movimento globale. Gardner paragona l’ approccio al design a quello delle Suffragette, che ha incoraggiato i sostenitori a indossare porpora, verde e bianco per comunicare la loro causa.

photo courtesy of artnet.com

Extinction Rebellion è stata impegnata ad organizzare azioni pubbliche non violente in città di tutto il mondo a partire dal 31 ottobre dello scorso anno, quando più di 1,500 persone si sono radunate presso la Parliament Square di Londra per annunciare una Dichiarazione di Ribellione contro il governo del Regno Unito, richiedendo un intervento urgente per il cambiamento climatico. Le loro richieste hanno indotto il governo a dichiarare una “emergenza climatica ed ecologica” l’ 1 maggio e impegnarsi a ridurre le emissioni di rete a zero dal 2025. XR ha ora più di 363 gruppi attivi in 59 stati che comprendono Spagna e Sud Africa.

L’ organizzazione attivista ha anche il suo gruppo di artisti che supervisiona i suoi disegni strategici. L’ unificazione di elementi visivi include il Simbolo di Estinzione, il logo XR, una paletti di colori di 12 tonalità influenzata dall’ artista pop Eduardo Paolozzi, e due font realizzati appositamente, “FUCXED” e “Crimson.”

 

L’ Art Group Extinction Rebellion è lieto che il V&A mostri la loro opera gratuitamente.“L’ emergenza climatica ed ecologica è la problematica del nostro tempo e l’ arte ed il design è fondamentale per le nostre azioni non violente e la comunicazione,” come Clive Russell ha detto, un rappresentante del gruppo, in una dichiarazione. Invitiamo tutti gli artisti e designers a pensare al di là dei limiti delle prepotenze del lavoro noioso commerciale e unirvi a noi nella ribellione.”

The V&A Has Acquired Signs, Fonts, and Symbols Developed by the Climate-Change Activist Group Extinction Rebellion

 

 

 

A not to be missed happening is having place now, The Carnival of Chaos, a street party running through the 11:59 pm in London at Cockspur Street 14, outside the Brazil Embassy, organized by Extinction Rebellion Fashion to celebrate the Amazon Rainforest’s biodiversity, it’s custodians, all the heroes around the world fighting to protect as Vivienne Westwood (https://www.facebook.com/xrfashionaction/videos/840678906267425/) , legendary fashion designer, social activist and environmentalist who will attend at the event – and invite the Brazilian and global Governments to tell the truth about the consequences of exploiting the Rainforest and to call for them to act now.
Carnival is a celebration of life and chaos, it refers to the Earth’s ecological systems that are incredibly sensitive and encourages to think about how a small change can have a ripple effect, causing the system to behave in a completely different way and evidencing every individual also through modest actions can make the difference.

 

IL CARNEVALE DEL CHAOS DI EXTINCTION REBELLION FASHION

 

 

Un evento imperdibile sta avendo luogo adesso, Il Carnival of Chaos, uno street party che proseguirà fino alle ore 23:59 a Londra presso Cockspur Street 14, fuori dalla Ambasciata del Brasile, organizzato da Extinction Rebellion Fashion per celebrare la biodiversità della foresta pluviale dell’ Amazzonia, i suoi custodi, tutti gli eroi del mondo – come Vivienne Westwood ((https://www.facebook.com/xrfashionaction/videos/840678906267425/) ), leggendaria fashion designer, attivista nel sociale e ambientalista che parteciperà all’ evento – ed invitare il Brasile, i governi di tutto il mondo a dire la verità sulle conseguenze derivanti dalla deforestazione della foresta amazzonica ed agire ora.
Il carnevale, celebrazione di vita e caos, si rivolge ai sistemi ecologici della terra che sono oltremodo sensibili e incoraggia a pensare in che misura un piccolo cambiamento possa avere un effetto domino, portando il sistema a reagire in un modo completamente diverso e dimostrando che ogni singolo individuo anche attraverso modeste azioni può fare la differenza.

 

 

https://rebellion.earth

The London group Extinction Rebellion, focused on issues as climate change and activism to protect the world where we live in order to draw new landscapes under the sign of consciousness and a healthy ethic – which is much more far from the binomial of price and value, where it’s the price the bringer of any value, a leitmotiv of the nowadays commodified society –  will announce on Monday 15th April 2019 in London its plans for the International Rebellion during an event of peaceful direct action and civil disobedience which will take place in different areas that will features different topics: “This is an emergency” in Marble Arch, “Tell the truth” in Oxford Circus, “Act now” in Waterloo Bridge- XR London Garden Bridge, “Beyond politics” in Parliament Square and “The heart” in Piccadilly Circus. Rebels of the world, what are you waiting for, unite!

LONDON CALLING: LA RIBELLIONE INTERNAZIONALE

 

Il gruppo londinese Extinction Rebellion, rivolto a problematiche quali il cambiamento climatico e l’ attivismo per proteggere il mondo in cui viviamo al fine di disegnare nuovi paesaggi all’ insegna della consapevolezza e di un’ etica salubre – che è ben lungi dal binomio di prezzo e valore in cui il prezzo è portatore di un qualsiasi valore, un leitmotiv dell’ attuale società mercificata – annuncerà lunedì 15 aprile 2019 a Londra i suoi piani per la Ribellione Internazionale in occasione di un evento di pacifica azione diretta e disobbedienza civile che avrà luogo in diverse are di cui saranno protagonisti diversi temi: “This is an emergency” (“Questa è un’ emergenza”) a Marble Arch, “Tell the truth”(“Dici la verità”) a Oxford Circus, “Act now”(“Agisci adesso”) a Waterloo Bridge- XR London Garden Bridge, “Beyond politics” (“Al di là della politica”) a Parliament Square e “The heart” (“Il cuore”) a Piccadilly Circus. Ribelli di tutto il mondo, che cosa aspettate, unitevi!

 

 

https://rebellion.earth/?fbclid=IwAR0j4Dmn-71pFtQLpTCKp4YMAekGP1E1zbE_ZbnXqXQD0jGMG6fePFepz9U

 

 

 

Fashion Circus: Circus of Excess, event under the sign of sustainable fashion and body-protest design (questioning of important topics like the climate change), will feature on Friday 12th April from 6:30 to 7:30 pm in London at Oxford Circus, the epicenter of the fast-fashion shopping “experience”. A successful initiative developed by XRF(Extinction Rebellion Fashion), a group of Extinction Rebellion , a British group – under the sign of the social activism and environmentalism arisen from the social media -, made of rebels working in creative industries, raising awareness to the issues of un-sustainability in fashion. It teamed up with students from art, fashion colleges and universities all over London to showcase their sustainable fashion and body-protest designs. The theme “Fashion: Circus of Excess” addresses issues of un-sustainability in fashion and how its practices impact other species. The models will parade along with the XR choir and XR musicians. This will include opera singers and an amplified string quartet performing Beethoven’s “Ode an Die Freude” (Ode to Joy) from his Symphony number 9, the drums ensemble “EarthNicht”, the blues band Gabriel Byrd and the Ambitious Bastards. Surrounding the performers in a circle will be XR cyclists, there to provide both protection and lighting. To amplify the call for immediate action on climate change, the event will be broadcasted live via mainstrea and social media using the hashtag #xrfashioncircus. A not to be missed event for rebels, activists and free thinkers.

L’ AZIONE DI EXTINCTION REBELLION FASHION, FASHION CIRCUS: CIRCUS OF EXCESS

Fashion Circus: Circus of Excess, evento all’ insegna della moda sostenibile e di  body-protest design (che si interroga su importanti questioni contemporanee quali il cambiamento climatico), si terrà il 12 aprile 2019 dalle ore 18:30 alle 19:30 a Londra presso a Oxford Circus, l’ epicentro dell’ “esperienza” di shopping fast fashion. Una felice iniziativa consolidata da XRF(Extinction Rebellion Fashion), un gruppo di Extinction Rebellion, gruppo inglese – all’ insegna dell’ attivismo nel sociale e dell’ ambientalismo nato nell’ ambiente dei social media -, fatto di ribello che operano nelle industrie creative, che incoraggiano la consapevolezza verso le questioni di insostenibilità nella moda. Esso ha collaborato con gli studenti dei college e le università di arte e moda di tutta Londra per esporre la moda sostenibile da loro realizzata e i progetti di body protest. Il tema “Fashion: Circus of Excess” si indirizza su problematiche di insostenibilità nella moda e in che misura le sue pratiche abbiano un impatto sulle altre specie. I modelli effettueranno una parata insieme al coro ed i musicisti di XR. Ciò includerà i cantanti d’ opera ed un quartetto di archi che eseguirà l’ Ode alla Gioia di Beethoven dalla sua Sinfonia n. 9, il gruppo di percussionisti “EarthNicht”, la band di blues Gabriel Byrd and the Ambitious Bastards. Ivi saranno anche i ciclisti di XR ad attorniare in cerchio e fornire sia protezione sia illuminazione. Per intensificare la chiamata all’ azione immediata sul cambiamento climatico, l’ evento sarà trasmesso dal vivo via mainstream e social media usando l’ hashtag #xrfashioncircus. Un evento imperdibile per ribelli, attivisti e liberi pensatori.

Joe Corrè, photo by Curtis Gibson, courtesy of A Child of the Jago

 

“One’s self I sing, a simple separate person,
Yet utter the word Democratic, the word En-Masse.

Of physiology from top to toe I sing,
Not physiognomy alone nor brain alone is worthy for the Muse, I
say the Form complete is worthier far,
The Female equally with the Male I sing.

Of Life immense in passion, pulse, and power,
Cheerful, for freest action formed under the laws divine,
The Modern Man I sing”.

Walt Whitman, “One’s self I sing”, in “Leaves of grass”

 

The lyrics by Walt Whitman are the best way to introduce my interview with Joe Corrè, his bright and romantic point of you, that romanticism I celebrate where the freedom is the higher value. He is the modern man sang by Whitman where passion, pulse and power are addressed to make the world a better place, invite people to question about everything in order to develop an autonomous way of thinking which is respectful of the world surrounding us. I could spend a lot of words to talk about Joe, his social activism (focused on supporting the Climate Revolution started by the mother Vivienne Westwood, the fight against the fracking and INEOS, which came during the last Fall came behind the British tribunals), the many talents and successes as businessman and fashion designer( Agent Provocateur, Illamasqua and A Child of the Jago are successful brands he created) , but I prefer to use the synthesis, a gift he owns, which makes his words precious. Irony, lightness, which is not frivolity, but consciousness, balance between activism and ability to enjoy life, its beauty embodied in its most simple forms  shines in him and reminds me the Ancient Greek value of kalokagathia where what is beautiful has an ethic value or rather is good.

One of artworks by Joe Corrè featuring in the series “Ashes from Chaos”, photo by N

 

It can sounds like a hiatus to hear that, as it is connected to the one who set up the funeral pyre of punk, but this gesture, a provocation, it was a mere invitation to question about price and value, archetypes of the current commodified society, where the price – or rather money – replaces, gives or justifies the value, every value, as, it was asserted by the filmmaker Pier Paolo Pasolini, the consumption of goods has substituted by the consumption of people who are consumed by consumption. That is what happens in the mainstream which finds new tricks to increase the consumption. Yesterday, it happened in a certain place and time, in UK, in 2006 when Queen Elisabeth declared this year the year of punk, happening which increased the marketing connected to a movement which has arisen to question and subvert the ethic of mainstream. This was the fundamental issue connected to the Joe’s project Burn Punk London, the funeral pyre of punk which later turned into the artwork series “Ash from Chaos” recently showcased in London at the Lazinc Gallery and a film which is currently work in progress, reminding and subverting in a constructive way the celebrated slogan “Cash from Chaos”, symbol of punk era, impressed in a t-shirt worn by his father Malcom McLaren. Punk is dead – it just only stays alive its categorical imperative, the DIY, “Do it yourself” encouraging an independent and free way of living – but it will arise again from its ashes like the Arabian phoenix, through new forms and ideas, talking about evolution instead of revolution, hold the universe and the ones who people it, plants, flowers, animals and human beings. This is the new which advances and has Joe Corrè as its most relevant leading personas.

 

Stilll image from the Burn Punk London film by Joe Corrè, photo by N

 

Fashion embodying a concept and vibrant ideas is like an artwork, makes you think about, do you agree with that?

“I don’t think about fashion, I am not interested in it or rather I am interested in fashion as statement of who you are and what you think. That is the most relevant feature of fashion which became an important means to connect people, increased by the social media and celebrities. And when it is connected the gossip and political element the connection reached is effective, because the other channels where people can express themselves politically as elections became difficult to relate, the individual cannot express his ideas, there are no places. I use considering that as a  karaoke politics, it’s a global phenomenon. And it is just fashion which catches them – also through the political message which sometimes the celebrities support – touching and giving them the chance to express what they want to express, because fashion is global, popular”.

 

 Ethics and aesthetics, more specifically what is good and beautiful ( the kalokagathia of Ancient Greeks) is a value for you?

 “It is to do a simple solution if people concern to a simple beauty. All of us should learn to understand the beauty which exists, what it is and define it at best, as if you succeed to define beauty at best you are able to concern, understand, do the best choices and avoid of repeating the past mistakes. The big enemy of culture is the non-stop distraction which is inculcate and emphasized by social networks, computers. It is all about the value of beauty. That is why I come back to the issue of price and value (En. : the core of Burn Punk London project he made)”.

 

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A detail from the installation “Ashes from Chaos”, by Joe Corrè, photo by N

 

To make fashion under the sign of the sartorialism (considering A Child of the Jago, the brand you created)is an alternative, antidote to the contemporary way of making fashion ?

 “ A Child of the Jago is an anti-fashion brand. When I started that I was working with Agent Provocateur (the luxury underwear brand) and I wanted to do something more experimental as the volume  of its business has became big and thus what has arisen for being very experimental turned into being less experimental due to that. To concentrate, get the luxury, to use the best fabrics coming from the fashion industry(also focusing on the local manufacture)  and I used it in the best way I can. The small position granted me the chance of doing that. When you are a brand with many stores ( En.: Agent Provocateur have many stores worldwide, I like reminding a movie, “Romance & cigarettes” by John Turturro featuring Kate Winslet playing a young woman working as sales assistant for an Agent Provocateur flagship store) the creativity diminishes as you have to deal with other issues. Instead a small sartorial brand gave me the chance to do that”.

 

To create situations and draw new landscapes in a categorical imperative for you?

“I see urgency to act as in fracking. I firstly am as actionist, in this urgency of acting you become less effective. Then the purpose of activism loses its strength. To be effective you need balancing to be effective and appreciate the life in its simple forms. I think the goal is to hold this balance and often it is not easy”.

 

Still image from the Burn Punk London film by Joe Corrè, photo by N

 

Are the anarcho- Situationist ideas by the French philosopher Guy Debord (En.: author of the cult book “The society of spectacle”) still current for you?

Guy Debord committed suicide and was an alcoholic, his ideas (concerning the society of spectacle, the passage from being to having into from having to appearing) were interesting for his times. Today the culture of celebrity is very personal and we have a different urgency, we want an evolution, not the revolution, we want to maintain and protect what surrounds us”.

 

Could you talk me about the art-works series “Ash from Chaos” which is part of your project Burn Punk London as well as it further developments?

“Ash is the claim of the need of promotion of chaos. Ash from Chaos arises from Burn Punk London, which marks, as well as the film on which I am working, which is more an artistic product than a documentary on what I did, punk has become a marketing exercise to sell you something you don’t need. The illusion of an alternative choice, a cog in the nonstop distraction machine. The establishment endorsed impotent rebel. Whilst we are occupied with punk’s carcass of nostalgia in the pursuit of cool. Our house is being burgled and set on fire. What will be the value of its Ashes? DIY is punk’s only lasting ethic of value. Discover the truth for yourself and act on it. This is activism. You can choose, how you inform yourself, vote, what you eat, buy, consume and discard, where you put your money, how you participate in our future. It was ridiculous to burn everything, but I did it as provocation to focus on price and value. We destroy everything, it is a way to ask for an anti-reactionary way, as next time you see a reaction you think twice about what really was going on. We are all manipulated everyday and people are an isolated, lonely crowd, more connected and more isolated, passive. The question is to ask for and try to have a conversation focused on price and value, as this is exactly a description of chaos we have in the financial environment peopled by irresponsible politicians, banks and the corporations they serve”.

 

 

L’ UOMO MODERNO: JOE CORRÉ

 

Joe Corrè, photo courtesy of Burn Punk London

 

 

“Io canto l’ individuo, la singola persona,

Al tempo stesso canto la Democrazia, la massa.

L’ organismo, da capo a piedi, canto,

La semplice fisionomia, il cervello da soli non sono degni

Della Musa: la Forma integrale ne è ben più degna,

E la Femmina parimenti canto che il Maschio.

Canto la vita immensa in passione, pulsazioni e forza,

Lieto, per le più libere azioni che sotto leggi divine si attuano,

Canto l’ Uomo Moderno.

Walt Whitman, “Canto di me stesso, in “Foglie d’ erba”

 

 

I versi di Walt Whitman sono il modo più eloquente per introdurre la mia intervista a Joe Corrè, il suo brillante e romantico punto di vista, quel romanticismo che celebro in cui la libertà è il valore più elevato. È lui l’ uomo moderno cantato da Whitman la cui passione, pulsazioni e forza sono orientate a rendere il mondo un luogo migliore, invitare la gente a interrogarsi su qualsiasi cosa al fine di consolidare un modo autonomo di pensare che sia rispettoso dell’ ambiente che ci circonda. Potrei spendere tante parole per parlare di Joe, del suo attivismo nel sociale (proteso a sostenere la Climate Revolution avviata dalla madre Vivienne Westwood, la lotta contro il fracking e gli INEOS, giunta grazie a lui nell’ autunno dello scorso anno dinanzi alle corti inglesi), dei suoi vari talenti e successi come uomo d’ affari e fashion designer (Agent Provocateur, Illamasqua e A Child of the Jago sono marchi di successo da lui creati), ma preferisco avvalermi della sintesi, un dono da lui posseduto che rende preziose le sue parole. Ironia, leggerezza, che non è frivolezza, bensì consapevolezza, equilibrio tra attivismo e capacità di apprezzare la vita, la sua bellezza, nei suoi aspetti più semplici. Questo, ciò che brilla in lui e mi fa venire in mente un valore degli antichi Greci, la kalokagathia, in cui ciò che è bello ha una connotazione etica ovvero è buono.

 

Still image from the Burn Punk London film by Joe Corrè, photo by N

 

Può sembrare uno iato sentire ciò, in quanto connesso a colui che ha allestito la pira funebre del punk, ma questo gesto, una provocazione, era un mero invito a interrogarsi su prezzo e valore, archetipi della attuale società mercificata, laddove il prezzo – o meglio il denaro – sostituisce, fornisce o giustifica il valore, qualsiasi valore, poiché, come sosteneva il regista Pier Paolo Pasolini, al consumo di merci si è sostituito il consumo di persone che sono consumate dai consumi. Questo è ciò che accade nel mainstream, il quale trova nuovi escamotages per incentivare il consumo. Ieri, succedeva in un determinato tempo e luogo, nel 2006, nel Regno Unito, quando la regina Elisabetta ha dichiarato tale anno l’ anno del punk, ciò ha accresciuto il marketing collegato a un movimento nato per criticare e sovvertire l’ etica di mainstream. Ciò era il fondamento del progetto Burn Punk London, la pira funeraria del punk che si è poi trasformata nella serie di opere d’ arte “Ash from Chaos” recentemente esposta a Londra presso la Lazinc Gallery e in un film che è attualmente in corso d’opera, la quale ricorda e stravolge in modo costruttivo il celebre slogan “Cash from Chaos”, emblema dell’ era del punk, impresso in una t-shirt indossata dal padre Malcom McLaren. Il punk è morto – resta vivo soltanto un suo imperativo categorico, il DIY, “Do it yourself” che incoraggia uno stile di vita libero e indipendente -, ma come l’ araba fenice, esso rinascerà nuovamente dalle sue ceneri, attraverso nuove forme ed idee che parlano di evoluzione e non rivoluzione, per mantenere intatto l’ universo unitamente a coloro che lo popolano, le piante, i fiori, gli animali e gli esseri umani. Ciò è il nuovo che avanza ed ha Joe Corrè tra i suoi protagonisti più rappresentativi.

 

A detail from the installation “Ashes from Chaos”, by Joe Corrè, photo courtesy of Burn Punk London

 

La moda che incarna un concetto e vibranti idee ti fa pensare, sei d’ accordo?

“Non penso alla moda, non ne sono interessato o meglio mi interessa la moda quale affermazione di chi sei e cosa pensi. Questo è il tratto più rilevante della moda, divenuta un importante mezzo di connessione della gente, incentivato dai social media e dalle celebrità. E quando si collega l’ elemento gossip e politico la connessione è efficace, dal momento che gli altri canali in cui le persone possono esprimersi politicamente come le elezioni sono diventati difficili  ambiti a cui collegarsi. Sono solito considerare ciò come politica karaoke, un fenomeno globale. Ed è soltanto la moda a catturarli – anche attraverso il messaggio politico di cui talvolta le celebrità sostengono -, colpirli e dare a loro la possibilità di esternare ciò che vogliono esprimere, perché la moda è globale, popolare”.

 

Etica ed estetica, più specificamente ciò che è buono e bello (la kalokagathia degli antichi Greci) è un valore per te?

“Sarebbe una soluzione semplice se le persone avessero riguardo di una pura bellezza. Tutti  noi dovremmo imparare a capire la bellezza che esiste, cosa essa sia e definirla al meglio, perchè se si riesce a definire al meglio la bellezza si è capace di averne riguardo, capire, fare le scelte migliori ed evitare di ripetere gli errori del passato. Il grande nemico della cultura è la ininterrotta distrazione che è inculcata ed enfatizzata da social media, computer. È una questione di valore della bellezza. Ecco perché ritorno sulla questione di prezzo e valore (ndr: il cuore del progetto Burn Punk London da lui realizzato)”.

 

Still image from the Burn Punk London film by Joe Corrè, photo by N

 

Fare moda all’ insegna della sartorialità ( considerando A Child of the Jago, il brand da te creato) è una alternativa, un antidoto al modo contemporaneo di fare moda?

“A Child of the Jago è un marchio anti-fashion. Quando ho dato inizio a ciò stavo lavorando con Agent Provocateur (marchio di biancheria intima di lusso) e volevo fare qualcosa che fosse più sperimentale  poichè il volume di questa azienda era divenuto enorme e pertanto ciò che era nato per essere estremamente sperimentale si era trasformato, in ragione di ciò, in qualcosa che lo era meno. Concentrarsi, riuscire ad avere lusso, usare i migliori materiali provenienti dall’ industria della moda ( anche rivolgendosi alla manifattura locale) e l’ ho usata nel miglior modo possible. La piccola posizione mi ha garantito la possibilità di fare ciò. Quando si è un marchio con varie boutiques ( ndr.: Agent Provocateur ha molteplici punti vendita in tutto il mondo. Mi piace ricordare un film, “Romance & cigarettes” di John Turturro con Kate Winslet che interpretava una giovane donna la quale lavorava come assistente alle vendite per un flagship store di Agent Provocateur) la creatività diminuisce, poiché devi occuparti di altre questioni. Invece un piccolo brand sartoriale mi offre la possibilità di fare ciò”.

Creare situazioni e disegnare nuovi paesaggi è un imperativo categorico per te?

“Vedo l’ urgenza immediate di agire come nel fracking. Sono per prima cosa un’ azionista, in questa necessità di agire si diventa meno efficaci. Il fine dell’ attivismo quindi perde la sua forza. Per essere efficaci si deve bilanciare l’ essere fattivo con l’ apprezzare la vita nelle sue forme più semplici. Penso che l’ obiettivo sia mantenere questo equilibrio e spesso ciò non è facile”.

 

Dress by A Child of the Jago, photo courtesy of A Child of the Jago

 

Le idee anarco-situationiste del filosofo francese philosopher Guy Debord (ndr: autore del libro di culto “La società dello spettacolo”) sono ancora attuali per te?

Guy Debord si è suicidato ed era un alcolizzato, le sue idee ( inerenti la società dello spettacolo, il passaggio dall’ essere all’ avere nell’ avere all’ apparire) erano interessanti per i suoi tempi. Oggi la cultura della celebrità è molto personale e abbiamo una diversa urgenza, vogliamo una evoluzione, non la rivoluzione, vogliamo mantenere e proteggere ciò che ci circonda”.

 

“Ash from Chaos” a successful graphic transformation of the celebrated t-shirt “Cash from Chaos,” of Joe Corrè’s father Malcom McLaren, photo courtesy of Burn Punk London

 

Potresti parlarmi della serie di opere d’ arte “Ash from Chaos” che è parte del tuo progetto Burn Punk London come anche dei suoi ulteriori sviluppi?

“La cenere è la rivendicazione dell’ esigenza di promozione del caos. “Ash from Chaos”( “Cenere dal caos”) deriva da Burn Punk London, il quale sottolinea, come anche il film a cui sto lavorando, che è un prodotto artistico più che un documentario su ciò che ho fatto, che il punk sia divenuto un esercizio di marketing per vendere qualcosa di cui non si ha bisogno. L’ illusione di una scelta alternativa, una ruota dell’ ingranaggio nella macchina di distrazione continua. L’ establishment ha promosso il ribelle impotente. Mentre siamo occupati con la carcassa di nostalgia del punk alla ricerca del cool. La nostra casa sta per essere svaligiata e incendiata. Quale sarà il valore delle sue ceneri? Il DIY è l’ unica etica di valore che resta del punk. Scopri la verità per te stesso ed agisci in base ad essa. Questo è attivismo.  Si può scegliere, come informarsi, votare, ciò che si mangia, compra, consuma e si getta via, dove mettere il proprio denaro, il modo in cui si partecipa al nostro futuro. È stato ridicolo bruciare tutto, ma l’ ho fatto come provocazione per soffermarsi su prezzo e valore. Noi distruggiamo ogni cosa, è un espediente per richiedere un modo anti-reazionario, poiché la prossima volta che si vede una reazione si pensa due volte a cosa sta succedendo in realtà. Siamo tutti manipolati ogni giorno e la gente è una massa isolata, sola, più collegata e altrettanto isolata, passiva. La problematica sta nel richiedere e provare ad avere una conversazione incentrata su prezzo e valore, poiché ciò è esattamente una descrizione del caos che abbiamo negli ambienti della finanza, popolati da politici irresponsabili, banche e le corporazioni che costoro servono”.

 

 

www.burnpunklondon.com

www.achildofthejago.com

 

 

 

 

Joe Corrè, photo courtesy of Burn Punk London

Activism, counterculture instilling doubts in a direct and provocative way, successful evocation of drifts by Guy Debord(, celebrated philosopher who wrote the anarcho-situationist masterpiece “The society of spectacle”, very contemporary book which depicts the passage of capitalistic society, based on economy and money, where everyone is resulting from what he has, from having to appearing. The thought which is embodied in it is a photography of this age of political-cultural decadence and consumption arising from consumerism). This is a mere synthesis of making by Joe Corrè, bright fashion designer, businessman ( who created yesterday the luxury underwear brand Agent Provocateur, instead today of A Child of the Jago, as well as of Illamasqua, renowned make-up brand), and strong social activist, more specifically Climate Revolution, campaign supported by his mother Vivienne Westwood against the global warming. He, on the 26th november 2016, started an initiative, “Burn Punk London”, or rather to give rise to a funeral pyre and burn all of the memorabilia punk he owned ( the New York Times told they amounted to five millions of pounds). The fundamental reason connected to this gesture, a genuine destructive act of protest, arises from a tangible fact, the commodification of a cultural movement which was alternative, disapproving the mass culture – and it has as its icons his father Malcom McLaren and mother -, which has engulfed into the mainstream  just for commercial purposes, re-edited in a empty way and also dignified by who provocatively features in the cover of a single track by the Sex Pistols, made in 1977 by Jamie Reid, the queen Elisabeth (who considered 2016 as the year of punk). The single track was “God save the Queen” by Sex Pistols( which ends with “no future”, become famous slogan of punk movement) and some day after it was the fortieth anniversary of their first album, “Anarchy in the UK”.

 

The “God save the queen” single track cover by Jamie Reid, 1977

His vinyl copy has been the first relic to be burned( later it has followed the trousers owned by Johnny Rotten, live concerts records and other precious rarities). Corrè asserted: “it’s about trying to get people to get their head around the difference between price and value. It’s about drawing attention to the hypocrisy of these establishment institutions now making money out of these pastiche versions. Forty years to go from public enemy number one to everyone seeing the UK as the birth of punk, so that’s now a valued tourist attraction item that we can use. That happened two years ago. Instead today other things happen. That act didn’t run out, but it became art ( as the punk which – as it says Joe Corrè – will born again from its ashes as the Arabian phoenix, in another form. Anyway, as the principle of mass conservation by Lavoisier teaches, “nothing is lost, nothing is created, everything is transformed”), photography, an illustrated documentary featuring in “Ash from Chaos”, an exhibition which will be held from 20th to 28th April 2018 in London at the Lazinc gallery. A not to be missed happening to pay homage to past, present, celebrating a gesture which suggests to look at today in a questioning, conscious, libertarian and assertive way.

 

“ASH FROM CHAOS” DI JOE CORRÉ ALLA GALLERIA LAZINC DI LONDRA

 

Joe Corrè during a public protest against fracking, photo courtesy of Burn Punk London

 

Attivismo, contro-cultura che insinua dubbi in modo diretto e provocatorio, action-propaganda, felice evocazione delle derive di Guy Debord(, celebre filosofo autore del capolavoro anarco-situazionista “La società dello spettacolo, libro estremamente contemporaneo che dipinge il passaggio della società capitalistica, basata sull’ economia e sul denaro, in cui si è in quanto si ha, dall’ avere all’ apparire. Il pensiero in esso racchiuso è una fotografia di questa epoca di decadenza politico-culturale e consunzione derivante dal consumo). Questa, una mera sintesi del fare di Joe Corrè, brillante fashion designer, imprenditore (creatore ieri del brand di lingerie Agent Provocateur, oggi di A Child of the Jago, nonché di Illamasqua, rinomato marchio di make-up) e fervente attivista nel sociale, più specificamente nella Climate Revolution, campagna sostenuta dalla madre Vivienne Westwood contro il fracking e il surriscaldamento della terra. Costui, il 26 novembre 2016, ha avviato un’ iniziativa, “Burn Punk London”, ovvero dar vita a una pira funebre e bruciare tutte le memorabilia da lui possedute (che secondo il  New York Times avevano il valore di cinque milioni di sterline). Il motivo sotteso a tale gesto, un autentico atto distruttivo di protesta, nasce da un fatto tangibile, la mercificazione di un movimento culturale, il punk, che era alternativo e critico alla cultura di massa – e aveva quali sue icone il padre, Malcom McLaren e la madre-, il quale era stato fagocitato dal mainstream per fini meramente commerciali, rieditato in chiave vuota e dignificato anche da colei che provocatoriamente appare sulla cover di un album dei Sex Pistols, realizzata nel 1977 da Jamie Reid, la regina Elisabetta di Inghilterra (la quale aveva proclamato il 2016 l’ anno del punk). ll singolo era “God save the Queen” dei Sex Pistols( che si chiude con “no future”, divenuto celebre slogan del movimento punk) e qualche giorno dopo ricorreva il quarantesimo anniversario del loro primo album, “Anarchy in the UK”.

 

Joe Corrè along with Vivienne Westwood his mother during a public protest against fracking, photo courtesy of Burn Punk London

La sua copia in vinile è stata la prima reliquia ad esser bruciata ( poi son seguiti i pantaloni appartenuti a Johnny Rotten, registrazioni di concerti e altre preziose rarità). Corrè spiegava che ciò “ è finalizzato a far in modo che la gente ponga attenzione sulla differenza tra prezzo e valore. Il mettere in evidenza l’ ipocrisia delle istituzioni dell’ establishment che adesso ricavano denaro da queste versioni che hanno la foggia di pastiche. Quaranta anni per passare da nemico pubblico numero uno a oggetto che può essere usato come valida forma di attrazione turistica, poiché tutti vedono la Gran Bretagna come la nascita del punk”. Tutto ciò accadeva due anni fa. Oggi invece accade altro. Quell’ atto non si è esaurito, ma è diventato arte (come il punk che secondo Joe Corré rinascerà dalle sue ceneri, come l’ araba fenice, in un’altra forma. D’altronde, come insegna il principio di conservazione della materia di Lavoisier “nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”), fotografia, un documentario illustrato  protagonista di “Ash from Chaos”, una mostra che si terrà dal 20 al 28 aprile 2018 a Londra presso la galleria Lazinc. Un appuntamento imperdibile per onorare il passato, il presente, celebrando un gesto che invita a guardare alla quotidianità in modo critico, consapevole, libertario e assertivo.

 

photo courtesy of Burn Punk London

 

 

www.burnpunklondon.com

 

 

 

Strumpet & Pink featuring in “Undressed: A Brief History of Underwear at the London Victoria & Albert Museum

The knickers becomes an artwork, that is the core of the couture British brand Strumpet & Pink, created by Lisa Z Morgan and Melanie Propert, which also featured in “Undressed: A Brief History of Underwear”, exhibition held during this year in London at the Victoria and Albert Museum. Catchy are the names of the items – “Princess and the pea”, “Dreaming of Jade”, “Nude eve”, “Fifi”, that talk about lightness, sensuality and poetry, emphasized by retro suggestions and precious materials as silk satin, crepe, tulle and a fine manufacture that depicts a elegance under the sign of a timeless charm.

 

 

IL FASCINO SENZA TEMPO DELLE MUTANDE: STRUMPET & PINK

 

Fifi knickers by Strumpet & Pink

Le mutande diventano un opera d’ arte, questa è il cuore del brand inglese di couture Strumpet & Pink, creato da Lisa Z Morgan e Melanie Propert, che sono state protagoniste di “Undressed: A Brief History of Underwear”, mostra tenutasi quest’ anno a Londra presso il Victoria and Albert Museum. Accattivanti, i nomi dei capi –  “Princess and the pea”, “Dreaming of Jade”, “Nude eve”, “Fifi” – che parlano di leggerezza, sensualità e poesia, enfatizzata da suggestioni retro e materiali preziosi quali il raso, la crêpe di seta, il tulle e di una raffinata manifattura che ritrae un’ eleganza all’ insegna di un fascino senza tempo.

Nude Eve knickers Strumpet & Pink

 

Nude eve knickers by Strumpet & Pink

 

Dreaming of Jade knickers by Strumpet & Pink

 

princess and the pea knickers by Strumpet & Pink

 

Mimi knickers by Strumpet & Pink

 

 

www.strumpetandpink.com

 

 

 

 

Homecore

Homecore, photo courtesy of Sidonie Siliart

Homecore is the French menswear brand created in 1992 by Alexandre Guarneri, successfully joining a casual-chic, timeless elegance, sustainability and a healthy lifestyle. Fluid and comfortable lines, high-end materials, precious details enriching the garments are the alchemies embodied in the creations that talk about uniqueness and a easy, slow living, the feeling of being like at home, being in harmony with ourselves and the world which surrounds us. That is the idea, the core of the brand which developed an urban refinement, made of vibrant ideas on the move as a discipline to find our permanent center of gravity, the Gum-jo, an intuitive yoga practice (including many enthusiasts as the actor Vincent Cassel), created by Alexandre by using the Gumjo, a natural rubber support, arising from the study on skeleton in gravitation on the Earth. Gumjo is focused on the pureness of being here now (idea which evokes the Existentialist concept of “hic et nunc” and reminding me the work by Martin Heidegger and the rebel by Ernst Jünger) in order to let go yourself to the center, your own, the center of things or the center of others (considering the center as the physical center). It can be practiced anywhere, anytime with anyone as it has evidenced in an event which was recently held in the Paris flagship store of brand. This practice is a clear sign, impressed in the work of Alexandre as fashion designer, his study on body and posture which underlines the interior structure of the body and supports the posture, giving rise to a genuine lifestyle talking about harmony, sustainability as well catchy passé-partout that are available in the Homecore Paris flagship store, placed in the area of Marais and in renowned boutiques as London Dover Street Market.

HOMECORE L’ ELEGANZA CASUAL-CHIC COME STILE DI VITA

Alexandre Guarneri along with the Gum-jo, photo courtesy of Sidonie Siliart

Alexandre Guarneri along with the Gum-jo, photo courtesy of Sidonie Siliart

 

Homecore è il marchio francese di abbigliamento uomo creato nel 1992 da Alexandre Guarneri che unisce felicemente una eleganza casual-chic, senza tempo e un salubre stile di vita. Linee fluide e confortevoli, materiali di alta qualità, dettagli preziosi che arricchiscono i capi sono le alchimie racchiuse nelle creazioni, che parlano di unicità e un easy, slow living, della sensazione di sentirsi a casa ovunque, in armonia con noi stessi e il mondo che ci circonda. Questa, l’ idea, il cuore del brand che ha consolidato una raffinatezza urban, fatta di vibranti idee in movimento quali una disciplina per trovare il proprio centro di gravità permanente, il Gum-jo, una pratica di yoga intuitivo ( che annovera molteplici entusiasti quali l’ attore Vincent Cassel), creata da Alexandre che si avvale dell’ uso del Gumjo, un supporto di gomma naturale, la quale nasce dallo studio dello scheletro in gravitazione sulla terra. Gumjo è incentrata sull’ idea dell’ esser qui e ora ( che evoca il concetto esistenzialista dell’ “hich e nunc” e mi fa pensare all’ opera del filosofo Martin Heidegger e al ribelle di Ernst Jünger) al fine di lasciarci andare al centro, al nostro centro, al centro delle cose o al centro degli altri (considerando il centro in termini di centro fisico). Può essere praticata ovunque, in qualsiasi momento e con chiunque come dimostra un evento che si è recentemente tenuto nel flagship-store parigino del brand. Tale pratica è un segno tangibile, impresso anche nel lavoro di Alexandre nelle vesti di fashion designer, il suo studio del corpo e della postura che sottolinea la struttura interiore del corpo e supporta la postura, dando vita a un autentico stile di vita che parla di armonia, sostenibilità come anche di accattivanti passé-partout che sono disponibili presso il flagship store di Parigi di Homecore, ubicato nei dintorni del Marais e in rinomate boutiques come Dover Street Market di Londra.

Gum-jo, photo courtesy of Sidonie Siliart

Gum-jo, photo courtesy of Sidonie Siliart

 

Homecore, photo courtesy of Sidonie Siliart

Homecore, photo courtesy of Sidonie Siliart

 

Gum-jo, photo courtesy of Sidonie Siliart

Gum-jo, photo courtesy of Sidonie Siliart

 

Alexandre Guarneri during a Gum-jo session, photo courtesy of Sidonie Siliart

Alexandre Guarneri during a Gum-jo session, photo courtesy of Sidonie Siliart

 

Homecore, photo courtesy of Sidonie Siliart

Homecore, photo courtesy of Sidonie Siliart

 

Gum-jo, photo courtesy of Sidonie Siliart

Gum-jo, photo courtesy of Sidonie Siliart

 

Gum-jo, photo courtesy of Sidonie Siliart

Gum-jo, photo courtesy of Sidonie Siliart

 

Gum-jo, photo courtesy of Sidonie Siliart

Gum-jo, photo courtesy of Sidonie Siliart

 

http://homecore.com

 

Madonna Blond Ambition Corset by Jean-Paul Gaultier

Madonna Blond Ambition Corset by Jean-Paul Gaultier

It will be held in London at the Victoria & Albert Museum from 16th April 2016 to 12th March 2017 Undressed: A Brief History of Underwear”, the exhibition, organized in collaboration with Revlon and the luxury lingerie brand Agent Provocateur (established in 1994 by the brilliant Joseph Corré , son of Vivienne Westwood and Malcom McLaren and Serena Rees when we were married), puts the light on the evolution of underwear design from 18th –century to the present times, featuring over 200 items of underwear for men and women under the sign of innovation and luxury. The creations by fashions designers as Stella McCartney, Vivienne Westwood, La Perla, Jean-Paul Gaultier,  Paul Smith, Rigby & Peller explore the relationship between underwear and fashion (a clear track of all that is impressed in the punk, post-punk, new-Romantic dress-code since the Eighties and come back in  the Nineties under different interpretations, from the lyricism of Hussein Chalayan to the baroque by Gianni Versace, something which is and stays), talking about the notions of ideal body and the ways that cut, fit, fabric and decoration can reveal issues of gender, sex and morality. A not to be missed happening for all the ones who are devoted to the charme of lingerie.

“UNDRESSED: A BRIEF HISTORY OF UNDERWEAR” AL MUSEO VICTORIA & ALBERT DI LONDRA

Si terrà a Londra presso il Museo Victoria & Albert di Londra dal 16 aprile 2016 al 12 marzo 2017 Undressed: A Brief History of Underwear”, la mostra, organizzata in collaborazione con Revlon e il marchio di lingerie di lusso Agent Provocateur (fondato nel 1994 dal brillante Joseph Corré, figlio di Vivienne Westwood e Malcom McLaren e da Serena Rees quando erano sposati), racconta l’ evoluzione del design in materia di biancheria intima dal 18° secolo a oggi che ha quali protagonisti più di 200 capi di underwear per uomini e donne all’ insegna di innovazione e lusso. Le creazioni di fashions designer quali Stella McCartney, Vivienne Westwood, La Perla, Jean-Paul Gaultier, Paul Smith, Rigby & Peller esplorano la relazione tra biancheria intima e moda (una nitida traccia di tutto ciò è impressa nel dress-code punk, post-punk, new-Romantic a partire dagli anni Ottanta e ritorna negli anni Novanta sotto forma di svariate interpretazioni: il lirismo di  Hussein Chalayan, il barocco di Gianni Versace e molte altre,  qualcosa che c’è e resta ancora oggi), parla delle nozioni di corpo ideale e i modi in cui il taglio, la vestibilità, il materiale e i decori possono rivelare questioni inerenti il gender, sesso e la moralità. Un evento imperdibile per tutti coloro che sono devoti al fascino della lingerie.

Fashion photograph, Lilian Bassman, 1948.Museum no. PH.14-1986. © Victoria and Albert Museum, London

Fashion photograph, Lilian Bassman, 1948.Museum no. PH.14-1986. © Victoria and Albert Museum, London

 

 

Cage crinoline, Unknown, ca.1868. Museum no. T.195-1984. © Victoria and Albert Museum, London

Cage crinoline, Unknown, ca.1868. Museum no. T.195-1984. © Victoria and Albert Museum, London

 

 

 

 

 

 

www.vam.ac.uk

Leigh Bowery, photo by Ole Christiansen

Leigh Bowery, photo by Ole Christiansen

26th March would have been the birthday of Leigh Bowery (who passed away in 1994), genius and legendary Australian performer artist, club promoter, actor, pop star, model, and fashion designer (also for the Michael Clark Dance Company), based in London and was part of London Blitz Kids, New York City Michael Alig’s Club Kids and founder along with Boy George in 1985 of Taboo Club during the times of new-romantic movement. Today I remember him who is considered one of the more influential figures in the 1980s and 1990s London and New York City art and fashion circles, influencing a generation of artists and designers. His influence reached through the fashion, club and art worlds to impact, amongst others, Meadham Kirchhoff, Alexander McQueen, Lucian Freud, Vivienne Westwood, Boy George, Antony and the Johnsons, John Galliano, Gareth Pugh, Rick Owens, the Scissor Sisters, David LaChapelle, Lady Bunny along with many bands and nightclubs in London and New York City which arguably perpetuated his avant-garde ideas featuring the grotesque as non-conventional standard of beauty. Many are the books, documentary films, exhibitions and the permanent collections at Museums that celebrate his sign, that visionary attitude going beyond time and energy I love and pay homage always and forever.

LEIGH BOWERY: SEMPRE & PER SEMPRE

Leigh Bowery, photo by Nick Knight

Leigh Bowery, photo by Nick Knight

Il 26 marzo sarebbe stato il compleanno di Leigh Bowery (venuto a mancare nel 1994), geniale e leggendario performer artist australiano, club promoter, attore, pop star, modello e fashion designer(anche per la Michael Clark Dance Company) che ha vissuto a Londra ed ha fatto parte dei Blitz Kids di Londra, dei Club Kids di Michael Alig a New York ed ha fondato con Boy George nel 1985 il famoso locale Taboo ai tempi del movimento new-romantic. Oggi ricordo lui che è considerato una delle figure più emblematiche, avendo influenzato una generazione di artisti e designer. La sua influenza é giunta attraverso il mondo della moda, dei locali notturni e dell’ arte  per avere impatto, tra gli altri, su Meadham Kirchhoff, Alexander McQueen, Lucian Freud, Vivienne Westwood, Boy George, Antony and the Johnsons, John Galliano, Gareth Pugh, Rick Owens, the Scissor Sisters, David LaChapelle, Lady Bunny unitamente a svariati gruppi e locali notturni a Londra e New York City che presumibilmente hanno perpetrato le sue avveniristiche idee di cui è protagonista il grottesco quale, anticonvenzionale e sovversivo standard di bellezza. Molteplici sono i libri, i documentari, le mostre e le collezioni permanenti nei musei che celebrano il suo segno, quell’ estro visionario oltre il tempo ed energia che amo e a cui rendo omaggio sempre e per sempre.

Leigh Bowery and Lucien Freud working on his portrait

Leigh Bowery and Lucien Freud working on his portrait

 

Leigh Bowery by Lucien Freud, 1991, Tate Modern

Leigh Bowery by Lucien Freud, 1991, Tate Modern

 

Leigh Bowery/Alexander McQueen

Leigh Bowery/Alexander McQueen

 

Alexander McQueen

Alexander McQueen

 

Alexander McQueen

Alexander McQueen

 

Leigh Bowery/ Alexander McQueen

Leigh Bowery/ Alexander McQueen

 

 

Alexander McQueen

Alexander McQueen

 

Leigh Bowery/John Galliano

Leigh Bowery/John Galliano

 

Leigh Bowery/John Galliano

Leigh Bowery/John Galliano

 

John Galliano

John Galliano

 

Leigh Bowery/Jean Paul Gaultier

Leigh Bowery/Jean Paul Gaultier

 

Jean Paul Gaultier

Jean Paul Gaultier

 

Leigh Bowery/Gareth Pugh

Leigh Bowery/Gareth Pugh

 

Gareth Pugh

Gareth Pugh

 

Gareth Pugh

Gareth Pugh

 

Leigh Bowery/Margiela

Leigh Bowery/Margiela

 

Maison Margiela Fall/Winter 2013

Maison Margiela Fall/Winter 2013

 

Martin Margiela

Martin Margiela

 

Margiela

Margiela

 

Leigh Bowery/Michael Clark

Leigh Bowery/Michael Clark

 

 

photo by Sølve Sundsbø

photo by Sølve Sundsbø

 

Boy George

Boy George

 

Boy George and Leigh Bowery at the Taboo

Boy George and Leigh Bowery at the Taboo

 

Beth Ditto

Beth Ditto

 

Leigh Bowery & Nicola Bateman/ Rick Owens Spring/Summer 2016

Leigh Bowery & Nicola Bateman/ Rick Owens Spring/Summer 2016

 

Costume for a female performer designed by Leigh Bowery and made by Mr Pearl for 1987 dance performance, "Because We Must" by Michael Clark Dance Company (Victoria & Albert Museum Collections)

Costume for a female performer designed by Leigh Bowery and made by Mr Pearl for 1987 dance performance, “Because We Must” by Michael Clark Dance Company (Victoria & Albert Museum Collections)

 

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