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Marzia Narduzzi, Rita Airaghi, Lidewij Edelkoort , Angelo Flaccavento, Massimiliano Giornetti, Laura Lusuardi, Matteo Marzotto, Chiara Tagliagambe and Mario Lupano, photo by Silvano Arnoldo

Marzia Narduzzi, Rita Airaghi, Lidewij Edelkoort , Angelo Flaccavento, Massimiliano Giornetti, Laura Lusuardi, Matteo Marzotto, Chiara Tagliagambe and Mario Lupano, photo by Silvano Arnoldo

I recently participated at the first International Conference of Misa, the Italian Association for Fashion Studies headed by the bright Maria Luisa Frisa, at two days event focused on “Models and cultural policies between training and industry” – included in Venezia CulT, the European Saloon of Culture – which was opened in Venice at the Iuav University of Venice, in Palazzo Badoer, Aula Tafuri. The international conference started with the speech of Maria Luisa Frisa who introduced the association she heads as President. It followed the Carla Rey (City of Venice’s Councillor for commerce and productive activities) who celebrated this laudable initiative, involving an important industrial district, Veneto and a city, Venice (concrete proof of human being’s will of power and his and its ability to go beyond limits and create), borrowing the words from Cristiano Seganfreddo (who featured the day after in the second session of conference), in order to emphasize the need to create situations giving rise to start-ups and circuits, open systems communicating between themselves. Later Willie Walters, course leader of BA Fashion at the London Saint Martins College of Art & Design, talked about her experience at the fashion school where she works, making an overview by a slideshow which showcased the history and tradition of Saint Martins as well as how much times are changed, a natural consequence. Then it started the session one of conference: “Creatives” formation: didactic strategies ad relations with the fashion with the fashion industry, which has moderated by the freelance journalist Angelo Flaccavento, featured renowned personas of fashion world as Rita Airaghi (director and general manager of Gianfranco Ferré Foundation), Lidewij Edelkoort (from MOBA, Mode Biënnale Arnhem), Massimiliano Giornetti (creative director of fashion house Salvatore Ferragamo), the brilliant professor of Iuav University of Venice Mario Lupano, Laura Lusuardi (from Max Mara fashion group), Matteo Marzotto (President of CUOA Foundation), Marzia Narduzzi (managing director of Pier Spa), Chiara Tagliagambe (from Lectra) and the professor from Stockholm University – strongly wanted by the brand H&M which supported by donations its rise – Louise Wallenberg of whose I celebrate and share the same point of view considering fashion as culture and focusing on its communication and representation, connected to gender issues. I really appreciated the event as a whole, as well as the speech of Mario Lupano, who gave precious remarks, encouraging to be focused on the core of issue, what fashion training is. I appreciated very much is way of elegantly replying to the outrageous assertion of Laura Lusuardi who was very sorry to tell: “The creativity is very modest in Italy”, thus Max Mara often searches for new talents and collaborations abroad, in fact it worked a lot with the London Royal College of Fashion. Mario immediately asserted “the problem is underdevelopment of fashion system considered as a whole, the need of review of standard methods under the sign of ethic of working team”. Another successful reply has made by him after also the speech of Matteo Marzotto – who told about his experience concerning Valentino and the start-up of Vionnet – emphasizing another need: the school has to create culture instead of orienting culture for satisfying the needs of industries. The industries can choose the students trained by fashion schools considering their own needs, but that is quite different and it’s a very important issue: to preserve the freedom, independence and value of culture, avoid to turn it in something being subordinate to the industry. Another important question he brightly showcased it’s the lack of fashion textile design culture in Italy, a status quo arising from the history. In fact from the late eighteenth century to today textile culture is a matter of competence of textile expert, therefore it’s connected to a training made at the technical professional schools which has no connection to fashion design. As it often happens, it speaks just for speaking or worst for complaining, forgetting or ignoring the history ( acting as intermediary with contemporary times). And that is just one of many matters on fashion that should be rethought and considered under the sign of syncretism, something which evidences the importance of rise of Misa, initiative putting finally together different realms of fashion to dialogue and hopefully build new ways for the Italian fashion system and its culture.

LA PRIMA CONFERENZA INTERNAZIONALE DI MISA (1): LA SAGGEZZA DI MARIO LUPANO

Massimiliano Giornetti, Laura Lusuardi and Matteo Marzotto, photo by Silvano Arnoldo

Massimiliano Giornetti, Laura Lusuardi and Matteo Marzotto, photo by Silvano Arnoldo

Ho recentemente partecipato alla prima Conferenza Internazionale di Misa, l’ Associazione Italiana di Studi di Moda guidata dalla brillante Maria Luisa Frisa, un evento di due giorni dedicato ai “Modelli e politiche culturali tra formazione e industria” – incluso in Venezia CulT, il Salone Europeo della Cultura – che è stata inaugurata a Venezia presso la Università Iuav, nel Palazzo Badoer, Aula Tafuri. La conferenza internazionale è iniziata con il discorso di Maria Luisa Frisa che ha presentato l’ associazione che guida nelle vesti di Presidente. A seguire Carla Rey (l’ Assessore al Commercio e alle attività produttive della città di Venezia) che ha celebrato questa notevole iniziativa, la quale coinvolge un importante distretto industriale, il Veneto e una città, Venezia, (concreta dimostrazione della volontà di potenza dell’ uomo e la sua capacità di superare i limiti e creare), prendendo a prestito le parole di Cristiano Seganfreddo (protagonista il giorno successivo della seconda sessione della conferenza) al fine di sottolineare l’ esigenza di creare situazioni che danno vita a start-up e circuiti, sistemi aperti che comunicano tra di loro. Successivamente Willie Walters, responsabile del corso di Laurea di Moda presso il Saint Martins College of Art & Design di Londra, ha parlato della sua esperienza presso la scuola in cui opera, facendo una panoramica mediante una slide-show che illustrava la storia e tradizione del Saint Martins e anche quanto i tempi siano cambiati, una naturale conseguenza. Dopo si è aperta la prima sessione della conferenza, La formazione dei “Creativi”: strategie didattiche e relazioni con l’ industria della moda che è stata moderata dal giornalista freelance Angelo Flaccavento, di cui sono stati protagonisti rinomati personaggi del mondo della moda quali Rita Airaghi (direttrice e general manager della Fondazione Gianfranco Ferré), Lidewij Edelkoort (di MOBA, Mode Biënnale Arnhem), Massimiliano Giornetti (direttore creativo della casa di moda Salvatore Ferragamo), il brillante docente dell’ Università di Venezia Iuav Mario Lupano, Laura Lusuardi (del gruppo Max Mara), Matteo Marzotto (Presidente della Fondazione CUOA), Marzia Narduzzi (direttore esecutivo di Pier Spa), Chiara Tagliagambe (di Lectra) e la docente della Università di Stoccolma – fortemente voluta dal brand H&M che ha sostenuto mediante donazioni la sua nascita – Louise Wallenberg di cui celebro e condivido il medesimo punto di vista che considera la moda come cultura ed è incentrato sua comunicazione e rappresentazione, legata a questioni di gender. Ho oltremodo apprezzato l’ evento nella sua interezza come anche il discorso di Mario Lupano che ha dato preziose delucidazioni, esortando a restare concentrati sul cuore della questione, su ciò che è la formazione di moda. Ho apprezzato molto il suo modo di replicare elegantemente alla provocatoria affermazione di Laura Lusuardi, la quale ha detto con grande dispiacere che: “la creatività è molto modesta in Italia”, pertanto Max Mara cerca spesso nuovi talenti e collaborazioni all’ estero, infatti ha lavorato molto con il Royal College of Fashion di Londra. Mario ha immediatamente ribattuto, spiegando che “il problema è l’ arretratezza del sistema moda nella sua interezza” e sottolineando la necessità di “rivedere gli standard canonici all’ insegna dell’ etica del working team”. Un’ altra sua felice replica è stata effettuata dopo il discorso di Matteo Marzotto – che ha raccontato la sua esperienza di lavoro con Valentino e la start-up di Vionnet -, sottolineando un’ altra esigenza: la scuola deve creare cultura e non orientare la cultura per soddisfare i bisogni delle industrie. Le industrie possono scegliere gli studenti formati dalle scuole di moda prendendo in considerazione le proprie esigenze, ma ciò è del tutto diverso ed resta una problematica rilevante ovvero preservare la libertà, indipendenza e il valore della cultura, evitando di trasformarlo in qualcosa che sia subordinato all’ industria. Un’ altra questione importante da lui brillantemente esposta è la ragione per cui manca in Italia la cultura di fashion design del tessuto, uno status quo che affonda le sue radici nella storia. Infatti dalla fine del diciottesimo secolo a oggi la cultura del tessuto è una materia di competenza del perito tessile, connessa pertanto a una formazione effettuata presso le scuole professionali e avulsa da ogni legame con il fashion design. Come sovente accade spesso si parla per parlare o peggio per lamentarsi, dimenticando o ignorando la storia (il trait d’ union con la contemporaneità). Questa è soltanto una delle svariate problematiche afferenti la moda che dovrebbero essere ripensate e considerate all’ insegna del sincretismo, qualcosa che dimostra l’ importanza della nascita di Misa, iniziativa che mette finalmente insieme diversi ambiti della moda per dialogare e sperabilmente costruire nuove vie per il sistema italiano della moda e la sua cultura.

A blogger at work, Nally Bellati taking a picture of Lidewij Edelkoort, photo by N(...the one and only during the day before the Iphone's narcolepsy)

A blogger at work, Nally Bellati taking a picture of Lidewij Edelkoort, photo by N(…the one and only pic I took due to the Iphone’s narcolepsy)

www.misa-associazione.org

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It will held in Venice on 22nd November 2013 at Palazzo Badoer, Aula Tafuri,from 4:00 pm and on 23rd November at San Basilio Terminal from 9:30 am (and it will run though the whole day) “To teach fashion: models and cultural policies between training and industry” the first international Conference of Misa, the Italian Association of Fashion Studies headed by Maria Luisa Frisa as President. This conference – organized with the support National Chamber of Italian Fashion, the contribution of Lectra and included in the third edition of CulT, the European Saloon of Culture – will be focused on the training and teaching as permanent purposes involving professors, students, researchers, designers, fashion designers, photographers and curators in order to give rise to a platform for making emerge the needs coming from the different realms that work in fashion in Italy. This laudable initiative will feature as panelists renowned personas of fashion world as Rita Airaghi, Sara Azzone, Andrea Batilla, Maria Bonifacic, Alberto Bonisoli, Mario Boselli, Patrizia Calefato, Paola Colaiacomo, Giovanni Maria Conti, Antonio Cristaudo, Elena Donazzan, Lidewij Edelkoort, Angelo Flaccavento, Adriano Franchi, Barbara Franchin, Maria Luisa Frisa, Massimiliano Giornetti, Gitte Jonsdatter, Andrea Lupo Lanzara, Linda Loppa, Mario Lupano, Laura Lusuardi, Sara Maino, Matteo Marzotto, Elisabetta Merlo, Paolo Meroni, Nicoletta Morozzi, Marzia Narduzzi, Giulia Pirovano, Patrizia Ranzo, Carla Rey, Caterina Rorro, Cristiano Seganfreddo, Stefan Siegel, Salvo Testa, Barbara Trebitsch, Alessandra Vaccari, Louise Wallenberg and Willie Walters. A not to be missed happening to celebrate the rise of this bright association and rethink about fashion, fashion training and fashion culture under the sign of syncretism.

INSEGNARE LA MODA: IL PRIMO CONVEGNO INTERNAZIONALE DI MISA A VENEZIA

misa

Si terrà a Venezia il 22 novembre 2013 presso Palazzo Badoer, Aula Tafuri, dalle ore 16:00 e il 23 novembre presso il Terminal San Basilio a partire dale ore 9:30 (e proseguirà per l’ intera giornata) “Insegnare la moda: modelli e politiche culturali tra formazione e industria”, il primo Convegno Internazionale di Misa, l’ Associazione Italiana di Studi di Moda guidata da Maria Luisa Frisa nelle vesti di Presidente. Questo convegno – organizzato con il patrocinio della Camera Nazionale della Moda Italiana, il contributo di Lectra e incluso nella terza edizione di CulT, il Salone Europeo della Cultura – sarà incentrato sulla formazione e sull’ insegnamento quali obiettivi permanenti che coinvolgono docenti, studenti, studiosi, designers, fashion designers, fotografi e curatori al fine di dar vita a una piattaforma in cui fare emergere le istanze provenienti da diversi ambiti che operano nella moda in Italia. Questa lodevole iniziativa avrà quali protagonisti rinomati personaggi nelle vesti di relatori quali Rita Airaghi, Sara Azzone, Andrea Batilla, Maria Bonifacic, Alberto Bonisoli, Mario Boselli, Patrizia Calefato, Paola Colaiacomo, Giovanni Maria Conti, Antonio Cristaudo, Elena Donazzan, Lidewij Edelkoort, Angelo Flaccavento, Adriano Franchi, Barbara Franchin, Maria Luisa Frisa, Massimiliano Giornetti, Gitte Jonsdatter, Andrea Lupo Lanzara, Linda Loppa, Mario Lupano, Laura Lusuardi, Sara Maino, Matteo Marzotto, Elisabetta Merlo, Paolo Meroni, Nicoletta Morozzi, Marzia Narduzzi, Giulia Pirovano, Patrizia Ranzo, Carla Rey, Caterina Rorro, Cristiano Seganfreddo, Stefan Siegel, Salvo Testa, Barbara Trebitsch, Alessandra Vaccari, Louise Wallenberg e Willie Walters. Un evento imperdibile per celebrare la nascita di questa brillante associazione e ripensare alla moda, alla formazione di moda e alla cultura della moda all’ insegna del sincretismo.

Maria Luisa Frisa

Maria Luisa Frisa

http://www.misa-associazione.org 

Louise Wallenberg, Maria Luisa Frisa and Judith Clark

It has been held in Venice at Aula Tafuri of Iuav University of Venice the international meeting “Diana Vreeland after Diana Vreeland, the discipline of fashion between museum and fashion curating” event coinciding with the recently opening of the exhibition “Diana Vreeland after Diana Vreeland” at the Venice Fortuny Museum, curated by Maria Luisa Frisa and Judith Clark – following until 26th June 2012 – which tells about the visual world of Diana Vreeland as fashion editor, editor-in-chief and fashion curator (and made me think about the poetry of Peter Greenaway – director of whose works implies an interactive experience for the viewer, loved and hated by many ones -, an exploration on the vanishing world of fashion suggestions and exhibition setting under the sign of the visionary world of an iconic persona. Maybe it’s a not easily understanding exhibition for the ones who expect to getting a mere synopsis by the exhibition path, successful evidence of the talent of fashion curators in making concrete a vision, something going beyond the materiality of objects, clothes, photographs, artworks, magazines, catalogues and books here exhibited). An intense day where the 29 panelists – Miren Arzalluz, Benedetta Barzini, Gloria Bianchino, Judith Clark, Becky Conekin, Frances Corner, Laurent Cotta, Amy de la Haye, Marco De Michelis, Kaat Debo, Alberto Ferlenga, Maria Luisa Frisa, Akiko Fukai, Francesca Granata, Harold Koda, Mario Lupano, Anna Mattirolo, Gabriele Monti, Alexandra Palmer, Marco Pecorari, Johannes Reponen, Amerigo Restucci, Marie Riegels Melchior, Jenna Rossi-Camus, Raffaella Sgubin, Fiona Thyssen-Bornemisza, Stefano Tonchi, Annamari Vӑnskӑ and Louise Wallenbergtold their experience as fashion curators, directors of museums as well as people who worked directly connected to Diana Vreeland, as Harold Koda – who talked about the approach, determination of Diana Vreeland in the storytelling while she was setting up an exhibition and included a nice story concerning the setting up of an exhibition where he wanted using of pearls put on a man and Diana Vreeland strongly opposed to that, replying him: “men doesn’t wear pearls” -, Benedetta Barzini who talked about her experience as model working for Diana Vreeland and marked on her work as editor-in-chief of Vogue, asserting Diana Vreeland wanted “women consume fashion, consume beauty” – interesting reflection drawing up the work of Diana Vreeland on paper to the core of Pop-art by Andy Warhol, the cult of celebrities, icons and products, the first step toward the rise and maximization of consumerism, something which followed inside out the realm of fashion magazines later in the years and has been quite different from her pioneer approach during the past years, more dandy as well as emancipating and assertive towards the women, paradoxically it subsided when women were going to start their emancipation. However Diana Vreeland held the visionary approach based on visual culture of whose she was a strong promoter as fashion curator. It could be told many things about her, but it has to recognize she was a bright mind and a pioneer. I like to think today if Diana Vreeland would has been still alive, she would be enamored for sure of the fashion film, a media emphasizing the importance of visual culture and she would used this media as editor-in-chief and fashion curator -, Laurent Cotta and Kaat Debo who talked about their experience in setting up the exhibitions featuring Madame Grès and Stephen Jones(“the Accenture of Fashion”, held at the Antwerp Momu), Marco De Michelis who focused on the theme of museology and answered to my question about the chance of creating a national fashion museum in Italy, telling me it’s hard at yet, but it needs to promote the fashion as culture, a gap still existing in Italy along with – what I think – the leaving of provincialisms of cities, thinking as nation and considering the history and the culture of Italy as a whole. The talk ended with the discussion – another laudable initiative, due act to discover the ideas of young curators and professors and knowing the new things that are happening in this realm, as well as the connection of past, Diana Vreeland’s legacy to contemporary times – of young curators, professors and experts as Gabriele Monti and Francesca Granata who talked about their experience as professors and fashion curators, marking on the idea to give shape to ideas. A laudable event to promote and increase culture in realm of fashion and I wish during the forthcoming times it is followed by another similar event for facing with the issue of Italian fashion museum and encouraging its rise.

“DIANA VREELAND AFTER DIANA VREELAND, LA DISCIPLINA DELLA MODA TRA MUSEO E FASHION CURATING”, UN CONVEGNO INTERNAZIONALE ALLA UNIVERSITÀ IUAV DI VENEZIA

Benedetta Barzini and Mario Lupano

Si é recentemente tenuta a Venezia presso l’ Aula Tafuri della Università Iuav di Venezia il convegno internazionale “Diana Vreeland after Diana Vreeland, la disciplina della moda tra museo e fashion curating” evento che coincide con la recente inaugurazione della mostra “Diana Vreeland after Diana Vreeland” al Museo Fortuny di Venezia, curato da Maria Luisa Frisa e Judith Clark – che prosegue fino al 26 giugno 2012 – che racconta il mondo visivo di Diana Vreeland nelle vesti di fashion editor, direttore editoriale e fashion curator (e mi ha fatto pensare alla poesia di Peter Greenaway – regista le cui opere implicano un’ esperienza interattiva per lo spettatore, amato e odiato da molti -, un’ esplorazione sull’ evanescente mondo delle suggestioni moda e l’ allestimento delle mostre all’ insegna del mondo visionario di un personaggio iconico. Probabilmente una mostra non facilmente comprensibile per coloro che si aspettano di avere una mera sinossi dal percorso espositivo, felice dimostrazione del talento dei fashion curator nel concretizzare una visione, qualcosa che và oltre la materialità degli oggetti, abiti, fotografie, opere d’ arte, riviste, cataloghi e libri ivi esposti). Una giornata intensa in cui i 29 relatori – Miren Arzalluz, Benedetta Barzini, Gloria Bianchino, Judith Clark, Becky Conekin, Frances Corner, Laurent Cotta, Amy de la Haye, Marco De Michelis, Kaat Debo, Alberto Ferlenga, Maria Luisa Frisa, Akiko Fukai, Francesca Granata, Harold Koda, Mario Lupano, Anna Mattirolo, Gabriele Monti, Alexandra Palmer, Marco Pecorari, Johannes Reponen, Amerigo Restucci, Marie Riegels Melchior, Jenna Rossi-Camus, Raffaella Sgubin, Fiona Thyssen-Bornemisza, Stefano Tonchi, Annamari Vӑnskӑ e Louise Wallenberg – hanno raccontato la loro esperienza nelle vesti di fashion curator, direttori di museo come anche individui che hanno lavorato con Diana Vreeland, quali Harold Koda – che ha parlato dell’ approccio e la determinazione di Diana Vreeland nella narrazione di una storia quando stava allestendo una mostra ed ha incluso una simpatica storia inerente l’ allestimento di una mostra in cui costui voleva usare le perle su un uomo e Diana Vreeland si era opposta fortemente a ciò,replicando a lui più volte: “gli uomini non indossano le perle” -, Benedetta Barzini che ha parlato della sua esperienza di lavoro come modella per Diana Vreeland e si é concentrata sul suo lavoro di direttore editoriale di Vogue, affermando che Diana Vreeland voleva che “le donne consumassero moda, consumassero bellezza” – interessante riflessione che avvicina l’ opera di Diana Vreeland su carta al nucleo della Pop-art di Andy Warhol, basata sul culto di celebrità, icone e prodotti, il primo passo verso la nascita e massimizzazione del consumismo, qualcosa che ha avuto seguito dentro e fuori dall’ ambito delle riviste di moda negli anni a venire ed è stato abbastanza diverso dal suo pionieristico approccio del passato, più dandy e rivolto allo stile come anche emancipante e assertivo verso le donne e la femminilità che paradossalmente si è attenuato nel momento in cui le donne stavano per iniziare la loro emancipazione. Diana Vreeland ha comunque mantenuto l’ approccio visionario, basato sulla cultura visiva di cui è stata una strenua assertrice nelle vesti di fashion curator. Si potrebbe dire tanto su di lei, ma si deve riconoscere e ricordare che é stata una brillante mente e una pioniera. Mi piace pensare che se Diana Vreeland fosse stata ancora in vita, si sarebbe di certo innamorata del fashion film, un mezzo di comunicazione che enfatizza l’ importanza della cultura visiva e avrebbe usato questo supporto mediatico nel suo lavoro di direttore editoriale e fashion curator -, Laurent Cotta e Kaat Debo che hanno parlato della loro esperienza nell’ allestimento delle mostre su Madame Grès e Stephen Jones(“the Accenture of Fashion”, mostra tenutasi al Momu di Anversa), Marco De Michelis che si è dedicato al tema della museologia ed ha risposto alla mia domanda inerente la possibilità di creare un museo nazionale della moda in Italia, affermando che al momento è duro, ma per arrivare a ciò bisogna promuovere la moda come cultura, una lacuna tuttora esistente in Italia unitamente – ciò che penso – all’ abbandono dei provincialismi di singole città, pensando come nazione e considerando la storia, la cultura dell’ Italia nella sua totalità. Il convegno si è concluso con la discussione – un’ altra felice iniziativa, atto dovuto per scoprire le idee dei giovani curatori e docenti e conoscere quanto di nuovo sta accadendo in questo ambito, nonché il legame del passato, dell’ eredità di Diana Vreeland con la contemporaneità – di giovani curatori, docenti ed esperti quali Gabriele Monti e Francesca Granata che hanno parlato della loro esperienza da docenti e fashion curator, sottolineando l’ idea di dare forma alle idee. Un lodevole evento per promuovere ed accrescere la cultura nell’ ambito della moda che spero sia seguita nei tempi a venire da un’ altro evento per confrontarsi con la questione del museo italiano della moda e incoraggiarne la nascita.

Benedetta Barzini

Diane Pernet and me at the Iuav University of Venice, photo by Diane Pernet

Maria Luisa Frisa and Stefano Tonchi

My nice companions during the meeting Deanna Ferretti Veroni and our friend

The exhibition about Madame Grès at the Paris Galliera Museum told by Laurent Cotta

Stephen Jones, photo from the exhibition Stephen Jones, the Accenture of Fashion at the Antwerp Momu, told by Kaat Debo

Barbra Streisand, an icon of Diane Vreeland on Vogue

Penelope Tree on Vogue

Gabriele Monti

www.iuav.it

It will be opened on 9th March 2012 in Venice at the Fortuny Museum from 12 am to 8 pm – by invitation only – the exhibition “Diana Vreeland after Diana Vreeland – which will follow from 10th March to 25th June 2012, promoted by the Venice Civic Museums Foundation and Diana Vreeland Estate, organized in collaboration with IUAV University of Venice and Mauro Grifoni, curated by Maria Luisa Frisa and Judith Clark which tells about the genius of – legendary fashion editor of Harper’s Bazaar, editor-in-chief of Vogue and consultant of New York Metropolitan Museum of the arts Costume Institute – Diana Vreeland. A smashing event under the sign of fashion culture as well asDiana Vreeland after Diana Vreeland, the discipline of fashion between museum and fashion curatingthe international meeting which will be held on the day after, 10th March 2012 from 9 am to 7 pm in Venice at Ca’ Badoer, organized by the Iuav University of Venice in collaboration with the London College of Fashion-University of the Arts London, the Centre for Fashion Studies of Stockholm University, International Talent Support and Confindustria Veneto, featuring the most celebrated fashion curators and fashion experts, coming from all over the world as Miren Arzalluz, Benedetta Barzini, Gloria Bianchino, Judith Clark, Becky Conekin, Frances Corner, Laurent Cotta, Amy de la Haye, Marco De Michelis, Kaat Debo, Alberto Ferlenga, Maria Luisa Frisa, Akiko Fukai, Francesca Granata, Harold Koda, Mario Lupano, Anna Mattirolo, Gabriele Monti, Alexandra Palmer, Marco Pecorari, Johannes Reponen, Amerigo Restucci, Marie Riegels Melchior, Jenna Rossi-Camus, Raffaella Sgubin, Fiona Thyssen-Bornemisza, Stefano Tonchi, Annamari Vӑnskӑ and Louise Wallenberg. A not to be missed event to think about fashion, fashion publishing, museum and fashion curating, celebrating an iconic persona.

 

“DIANA VREELAND AFTER DIANA VREELAND”, DUE GIORNATE ALL’ INSEGNA DELLA MODA & FASHION CURATING A VENEZIA

D

Sarà inaugurata il 9marzo 2012 a Venezia presso il Museo Fortuny, dalle 12:00 alle ore 20:00 – solo su invito – la mostra “Diana Vreeland after Diana Vreeland – che proseguirà dal 10 marzo al 25 giugno 2012 promossa dalla Fondazione Musei Civici Veneziani ed il Diana Vreeland Estate, organizzata in collaborazione con la Università IUAV di Venezia e Mauro Grifoni, curata da Maria Luisa Frisa e Judith Clark che racconta la genialità della leggendaria – fashion editor di Harper’s Bazaar, direttrice di Vogue e consulente del Costume Institute del Metropolitan Museum of the arts di New York – Diana Vreeland. Un formidabile evento all’ insegna della cultura della moda come ancheDiana Vreeland after Diana Vreeland, la disciplina della moda tra museo e fashion curating il convegno internazionale che si terrà il giorno successivo, il 10 marzo 2012 dalle 9:00 alle ore 19:00 a Venezia presso Ca’ Badoer, organizzato dalla Università Iuav di Venezia in collaborazione con ilLondon College of Fashion-University of the Arts London, il Centre for Fashion Studies della Università di Stoccolma, International Talent Support e Confindustria Veneto di cui saranno protagonisti i più celebri fashion curator ed esperti di moda, provenienti da tutto il mondo quali Miren Arzalluz, Benedetta Barzini, Gloria Bianchino, Judith Clark, Becky Conekin, Frances Corner, Laurent Cotta, Amy de la Haye, Marco De Michelis, Kaat Debo, Alberto Ferlenga, Maria Luisa Frisa, Akiko Fukai, Francesca Granata, Harold Koda, Mario Lupano, Anna Mattirolo, Gabriele Monti, Alexandra Palmer, Marco Pecorari, Johannes Reponen, Amerigo Restucci, Marie Riegels Melchior, Jenna Rossi-Camus, Raffaella Sgubin, Fiona Thyssen-Bornemisza, Stefano Tonchi, Annamari Vӑnskӑ e Louise Wallenberg. Un evento imperdibile per riflettere su moda, editoria della moda, musealità e fashion curating, celebrando un personaggio iconico.

www.museiciviciveneziani.it