You are currently browsing the tag archive for the ‘Tom Ford’ tag.

Gucci, photo courtesy of Gucci

Applauses e criticisms – as the one appeared on Facebook by the renowned TV journalist Mariella Milani  – featured in the Gucci  Fall/Winter 2018-2019 collection, presented during the Milan Fashion Week. Beyond the dissent and plaudit for the bright work made by the creative director Alessandro Michele, it has to be recognized he built and defined incisively in a couple of years a concept the brand never had. It needs to remember Gucci is born as brand of accessories which comes to shine again under the creative direction of Tom Ford, getting a great success in the realm of ready-to-wear, though the sign of the American creative director prevailed over the heritage and concept of fashion house. Later Frida Giannini (who is also an ex-student, as Michele, of the Rome Fashion and Costume Academy where I teach) increased the work in the field of wearability of the garments and worked on the communication of brand.

Alessandro Michele went beyond that, he started to implement a successful operation of branding and know-how, made concrete also in the aesthetics of flagship stores. He revolutionized the brand and gave a conceptual identity which did not exist(in the ready to wear), through an awesome work of styling and communication. The fact speak: songs as “Gucci gang” by Lil Pump and the dress-code of Italian pop band making rap music as the Dark Polo Gang express an evidence: Gucci is a luxury brand which entered into the mainstream, desired by the youth people of every age. Concerning the sign, architecture and lines strategy followed by the creative director, there is an overlap of constructions, patterns coming from the costume archive, the street, the pop, underground culture and its icons, giving often rise to new-baroque, sporty chic suggestions and defining a clear and intelligible concept of elegance made of freedom, irony and fluidity. There is not anything new in the design, instead of styling and communication of brand, I add more, it’s contemporary. Gucci tells about different stories and follows standards as the fluidity, life as theatre of the self, emphasized by grotesque suggestions as the setting of recent fashion show, a surgery room with the hand cut off heads that mark the question of human being, its hybrid identity, ego, consciousness, making use of highly symbolic elements as the eyes on the hands. An existentialism of the dress-code, it’s the one by the brand directed by Alessandro Michele which says “do what you want”(Crowleyan quote under the sign of the love as law, put under the will of individual).

Gucci, photo courtesy of Gucci

A dress to think and be. Elegance is a lifestyle, it’s not the passivity of a consumer which chooses the total-look proposed by one or many fashion designers to be or worst disguise oneself, corollary of “vanity as ready to wear of narcissism”( bright synthesis of a thought belonging to me, asserted by the celebrated art critic and curator Achille Bonito Oliva). This verticality results from a culture, the one of single brand which later becomes cult and consuming culture. Thus I disagree with the famous Mariella Milani when she says: “more than being a trend it’s already a certainty: fashion is also having a strong identity crisis. The question between the most cool fashion designers is: Do we make clothes or launch proclamations and send messages that depict the time we live in order to evidence we also are able to “tell”?”. The fashion designers are thinking individuals representing, as what they make, the “Spirit of folks” (the “Volksgeist” by jurist and philosopher Karl von Savigny, misunderstood by Adolph Hitler in the book he wrote “Mein  kampf”), as well as their tensions and emotions arising from living in a certain territory and time, therefore it’s natural to say something, something being genuine and having a sense. What Alessandro Michele says it has it. I comes back again on the words by Mariella Milani: “it is for sure a mirror of times, but is it possible fashion is doing all of this mess to sell rags”. This words seem like embodying a thought which looks at fashion as secondary discipline beside the visual arts, disqualifies and degrades it to the status of goods. Though fashion, the fashion product which is born to be sold, otherwise it does not exist is also other, it’s history, culture, elevation of the thought, it’s like an art work, it makes to think about. Why do I tell that? I wish in the forthcoming times fashion gets that dignity it had during the early Nineties, when at the Paris Museum of the Decorative Arts fashion, visual arts and design were all together, communicated between themselves, but to do that it needs going ahead and making more to dignify fashion and its culture, also and especially during dark and uncertain times where the cultural decadence, putrescence, mediocracy and obsolescence excels at many realms.

GUCCI: FLUIDITÀ E LIBERTÀ, IL SEGNO DEI TEMPI E DELLA MODA CONTEMPORANEA

 

 

Applausi e critiche – come quella apparsa su Facebook dalla autorevole giornalista televisiva Mariella Milani – sono stati i comprimari della collezione autunno/inverno 2018 di Gucci, presentata in occasione della fashion week milanese. Al di là del dissenso e del plauso verso il brillante lavoro svolto dal direttore creativo Alessandro Michele, va riconosciuto che in pochi anni costui ha costruito e definito in modo incisivo un concept che il marchio non ha mai avuto. E’ d’ uopo ricordare che Gucci nasce come marchio di accessori che ritorna a primeggiare sotto la direzione creativa di Tom Ford, riscuotendo un grande successo nell’ ambito del pret â porter, anche se è il segno del direttore creativo americano ha prevalso sull’ heritage e il concept della casa di moda. Successivamente Frida Giannini (anch’ella ex-allieva, come Michele, dell’ Accademia di Costume e Moda di Roma presso la quale insegno) ha ampliato il lavoro nell’ ambito della portabilità dei capi ed ha lavorato sulla comunicazione del marchio.

Alessandro Michele è andato oltre, ha iniziato a consolidare una felice operazione di branding e know-how, concretizzata anche nell’ estetica dei flagship store. Ha rivoluzionato il marchio e dato un’ identità concettuale che non c’era (nel pret â porter) mediante un mirabile lavoro di styling e di comunicazione. I fatti parlano: canzoni quali “Gucci gang” di Lil Pump e il dress-code di gruppi pop italiani che fanno rap quali i Dark Polo Gang esprimono un evidenza: Gucci è un marchio di lusso entrato nel mainstream, desiderato da giovani di tutte le età. Quanto al segno, all’ architettura e strategia delle linee seguita dal direttore creativo, si ritrova una sovrapposizione di costruzioni, patterns provenienti dall’ archivio di costume, dalla strada, dalla cultura pop, underground e dalle sue icone che sovente danno vita a suggestioni neo-barocche, sporty-chic e delineano un’ idea chiara ed intelleggibile di eleganza fatto di libertà, ironia e fluidità. Non c’è nulla di nuovo nel design, diversamente dallo styling e comunicazione del marchio, aggiungo ancor di più, è contemporaneo. Il marchio racconta storie diverse e segue dei parametri ben chiari: la fluidità, la vita come teatro del sé, enfatizzato da suggestioni grottesche come il setting della recente sfilata, una sala operatoria con teste mozzate a portata di mano che rimarcano il discorso sull’ essere, sulla sua identità ibrida, sull’ io, sulla consapevolezza, unitamente ad elementi altamente simbolici come gli occhi sulle mani. Un esistenzialismo vestimentario, quello del marchio diretto da Alessandro Michele che parla e dice “do what you want”( “fai ciò che vuoi” celebre aforisma Crowleyano all’ insegna dell’ amore quale legge, sovraordinato alla volontà dell’ individuo).

Gucci, photo courtesy of Gucci

Un abito per pensare ed essere. L’ eleganza è uno stile di vita pensante, non è la passività di un consumatore che si adagia al total-look proposto da uno o più fashion designer per essere o peggio travestirsi, corollario della “vanità quale pret â porter del narcisismo”(felice sintesi di un pensiero che mi appartiene, sapientemente espresso dal celebre critico d’ arte e curatore Achille Bonito Oliva). Questa verticalità è il risultato di una cultura, quella del singolo marchio che poi diventa culto, cultura del consumo. Pertanto dissento dalla illustre Mariella Milani quando afferma che “più che una tendenza ormai è una certezza: anche la moda è in preda a una violenta crisi di identità. La domanda che circola fra i designers più cool è: facciamo vestiti o lanciamo proclami e mandiamo messaggi che rappresentino il tempo che viviamo in modo da dimostrare che anche noi possiamo “dire” qualcosa?”. I fashion designer sono individui pensanti che, come ciò che fanno, rappresentano lo spirito del popolo ( il “Volksgeist” del giurista e filosofo Karl von Savigny, male interpretato da Adolph Hitler nel suo libro “Mein  kampf”), nonché le loro tensioni ed emozioni derivanti dal vivere in un dato territorio e tempo, sicché è naturale il dire qualcosa, ma qualcosa di autentico e sensato. Il discorso di Alessandro Michele lo è. Mi soffermo nuovamente sulle parole di Mariella Milani: “sarà pure specchio dei tempi, ma possibile che ci si metta anche la moda a fare tutto sto casino per vendere stracci”. Sembra che queste parole racchiudano un pensiero che guarda alla moda come disciplina di secondo grado rispetto alle arti visive, la dequalifica e degrada allo status di merce. Eppure la moda, il prodotto moda che nasce per esser venduto altrimenti non esiste è anche altro, è storia, è cultura, è elevazione di pensiero, come un’ opera d’ arte, fa pensare. Perché dico ciò? Mi auguro che nei tempi a venire la moda acquisti quella dignità che aveva nei primi del Novecento, quando al Musée Des Art Décoratifs di Parigi, la moda, le arti visive e il design erano tutti insieme, comunicavano tra di loro, ma per far questo è necessario andare avanti e fare di più per dignificare la moda e la sua cultura, anche e soprattutto in tempi oscuri e incerti in cui la decadenza culturale, la putrescenza, la mediocrazia e l’ obsolescenza primeggia in molti ambiti.

www.gucci.com

MCG Spring/Summer 2013

The shirt and its construction under the sign of sartorialism and refined materials is the leitmotiv of MCG Spring/Summer 2013 collection, menswear brand created by the bright London based Italian fashion designer Massimo Casagrande – who collaborated as fashion designer and stylist for Tom Ford, Richard Nicoll, Erdem and currently teaches in London at the renowned fashion school Marangoni – inspired by the work of legendary artists as Giacometti, Constantin Brancusi, Irving Penn and Cy Twombly, successfully joining elegance and comfort.

MCG, LA MINIMALE SARTORIALITÀ DI MASSIMO CASAGRANDE

MCG Spring/Summer 2013

La camicia e la sua costruzione all’ insegna di una minimale sartorialità e raffinati materiali é iI leitmotiv della collezione primavera/estate 2012 di MCG, brand di abbigliamento uomo creato dal brillante designer italiano residente a Londra Massimo Casagrande – che ha collaborato nelle vesti di fashion designer e stylist per Tom Ford, Richard Nicoll, Erdem ed attualmente insegna a Londra presso la prestigiosa scuola di moda Marangoni – che si ispira all’ opera di artisti leggendari quali Alberto Giacometti, Constantin Brancusi, Irving Penn e Cy Twombly che felicemente unisce eleganza e comfort.

 

MCG Spring/Summer 2013

 

MCG Spring/Summer 2013

 

 

MCG Spring/Summer 2013

 

MCG Spring/Summer 2013

 

MCG Spring/Summer 2013

 

 

Massimo Casagrande and me

 

www.massimo-casagrande.com  

Tom Ford

It’s finally available on line the video of Spring/Summer 2011 collection by Tom Ford – recently appeared in Vogue America and Vogue France – presented in a top-secret fashion show during the latest edition of New York Fashion Week, featuring a luxury fashion with the glossy, American twist that made celebrated the bright designer, also considered – though rumors haven’t yet officially confirmed – as the new editor in chief of Vogue France.

UN TUFFO NEL LUSSO, IL RITORNO DI TOM FORD

É finalmente disponibile on line il video della collezione primavera/estate 2011 di Tom Ford – recentemente apparsa su Vogue America e Vogue France – presentata in una sfilata top-secret in occasione dell’ultima edizione della New York Fashion Week di cui è protagonista una moda lussuosa con il patinato, tocco americano che ha reso celebre il brillante designer, considerato – benché la notizia non sia stata ancora ufficialmente confermata – anche il nuovo direttore editoriale di Vogue France.

www.tomford.com

Tom Ford and his Spring/Summer collection 2011, photo Steven Meisel, courtesy of Vogue.com

The legendary American designer of luxury clothing, accessories, make up and scents – who made shining the name of Gucci and Yves Saint Laurent as creative director from 1994 to 2004 the Nineties – and filmmaker Tom Ford finally comes back to create womenswear – presented in a top-secret fashion show during the latest edition of New York Fashion Week- and features in an editorial of Vogue America December issue, including an interview made by Sarah Mower presenting a preview his Spring/Summer 2011 womenswear collection – of whose images are available in exclusive on Vogue.com – shot by Steven Meisel, coinciding with the re-launch his website and the arrival of collection in the stores.

IL RITORNO DI TOM FORD

Tom Ford Spring/Summer 2011

Il leggendario designer americano di abbigliamento di lusso, accessori, make-up e profumi – che ha fatto splendere il nome di Gucci e Yves Saint-Laurent nelle vesti di direttore creative dal 1994 al 2004 – e regista Tom Ford finalmente torna a creare abbigliamento da donna – presentato in una sfilata top-secret che si è tenuta in occasione dell’ultima edizione della New York Fashion Week – ed è protagonista di un editoriale dell’edizione di dicembre di Vogue America che include un intervista realizzata da Sarah Mower, presenta un’anteprima della sua collezione donna primavera/estate 2011 – disponibile in esclusiva su Vogue.com – fotografata da Steven Meisel e coincide con il rilancio del suo website e dell’ arrivo della collezione presso le boutique.

  

Tom Ford Spring/Summer 2011, photo by Steven Meisel, courtesy of Vogue.com

 

 

Tom Ford Spring/Summer 2011, photo by Steven Meisel, courtesy of Vogue.com

www.tomford.com

www.vogue.com/magazine/article/tom-ford-returns/#